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«L’Espresso»,
26 dicembre 1996
A QUEL TEPPISTA PIACE CÉLINE
di Angelo Guglielmi
Probabilmente non avete bisogno di leggere
Bastogne per sapere cosa vi trovereste. Trovereste quattro ragazzi, fino
a ieri bravi figlioli e oggi terribili teppisti: Ermanno Claypool, il
protagonista, «teppa nizzarda cresciuta nel quartiere attorno a
piazza Federico Nietzsche»; Dietrich Lassalle, «un alcolista
fissato con la seconda guerra mondiale a fascicoli, che sogna di organizzare
la vita per piani e progetti»; Raimundo Bianco, «un mezzo
pusher che cammina come un gigolo cubano, camiciola da bowling e basette
ben tenute»; e, infine, ispiratore e guida del gruppo: Cousin Jerry,
«un maniaco, un tossico da quasi tutti i punti di vista, una bestemmia
urlata contro le geometrie del buon comportamento umano. Con quella spilla
sempre appuntata alla giacca. “Ti sborro in faccia” c’è
scritto».
Sono quattro ragazzi all’assalto di una società fintamente
spregiudicata e perbenista che, avendo svuotato di energia ogni pensiero
e sentimento, li costringe a cercare una impossibile (assurda) salvezza
nella violenza e nell’autodistruzione.
Quattro ragazzi feroci, che ingurgitano droghe in dosi super, spacciano,
stuprano e uccidono... soprattutto ragazze chic e stupidamente sapienti.
Come ti è venuto in mente “Palpebrabella” di farti
sfuggire «Tutti questi gruppi new wave partono da presupposti minimali...
È musica da “tinello”». Te l’hanno fatta
pagare... e ora sei in fondo a una discarica, ma tutto questo tu, lettore,
forse sapevi di trovarlo.
Ma non sai, e ti chiedi, che cosa c’è sotto tutto questo.
Quale è il famoso senso.
Per arrivare ad una possibile risposta ti viene in aiuto lo stesso Brizzi
con due indizi (per me inequivocabili). Il primo: l’epigrafe che
l’autore premette in testa al volume è: “Lasciva est
nobis pagina, vita proba” (da Marziale, Epigramma 1,4); il secondo:
gli unici grandi testi del passato di cui si fa menzione nel romanzo e
dalla cui lettura Ermanno è così preso da dimenticare ogni
altra pratica e desiderio è Nord di Céline («Bello,
sulfureo, disordinato») e Gargantua e Pantagruel di Rabelais.
Che puoi ricavare, lettore, da questi indizi? Che Brizzi è un giovane
come te (se anche tu sei un giovane) afflitto dalle stesse angosce e difficoltà
che certo non nasconde e anzi esalta: ma nella esaltazione trova parole
nuove (arse dalla febbre) che, nel ricordo di Céline, hanno l’immediatezza
del linguaggio del corpo e un nuovo (irresistibile) impulso a intrecciare
trame pericolose.
Trova nuova voglia di raccontare la violenta allegria per farlo.
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