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«MUCCHIO
SELVAGGIO» del 10-16 Dicembre 1996
WHO KILLED BAMBI?
La storia di Frusciante che perde la sua innocenza.
E comincia a sparare.
di Roberto Giallo
Zanardi, Petrilli e Colasanti, i moschettieri
cattivi di Andrea Pazienza, sono Ermanno Ciaypool, Cousin Jerry, Dietrich
e Raimundo. Nizza è una Bologna altoborghese, snob e inspiegabilmente
soddisfatta di sé. La vespa è il mezzo, il nulla è
il fine. E la cattiveria monta.
Chi dice “violenza gratuita” non ha capito un cazzo. 0 non
ha mai letto Pazienza. Brizzi scrive senza misura, citandosi qui e là
e addirittura ricordando i tempi del tenero Frusciante (quando para il
“rigore difficiie” dei ragazzini che giocano in piazza), ma
per lo più Ermanno è un loser assediato dalla sua stessa
solitudine. La banda come unico motivo di esistenza, come collante, come
tramite con la vita.
E l’escalation arriva subito.
Le canne, le pasticche e la coca. Il plegine che monta, il ritmo che incalza.
Fino alla rapina al ristorante cinese (le pistole ad acqua caricate ai
vetriolo), dove la velocità dell'azione tronca il fiato. Fino alla
violenza carnale con omicidio con cui si apre il libro.
Nichilista, dice il buon Brizzi con l’aria di chi si annoia a spiegare
quel che ha scritto. Ma il paradosso della violenza per la violenza è
un paradosso fino a un certo punto e le strutture morali (come le letture
moraliste dei soliti tromboni) non spiegano certi furori.
È l’altro lato di Jack Frusciante, romanzo di formazione
perfetto dove c’era da raccontare l’amore sedicenne (qualunque
cosa sia), e la scoperta che dopo quello un diciottenne si trova con in
mano nulla, se non la voglia di banda e di cattiveria. È “il
vecchio Alex” che perde l’innocenza e che comincia a sparare,
con il tonico chimico che gli fa salire la pressione.
La scrittura di Brizzi è dunque veloce e al tempo stesso meditata,
le parole sono cercate, il ritmo segue il quattro quarti in battere. La
cosmogonia è quella di un classico: l’Amicizia, il Tradimento,
i Perdenti assediati e tutto intorno le macerie tanto fashion di una cultura
ormai fastidiosa.
Brizzi traccia questo desolante quadretto con maestria e finto cinismo.
E nel finale Pixies e Jane's Addiction lasciano spazio a certi echi di
Morricone. Ermanno torna dopo l'esilio-latitanza, cerca i cattivi, perdona
i buoni. E viene in mente quella frase di C'era una volta in America:
“Cos'hai fatto in tutti questi anni?” “Sono andato a
letto presto”.
Bravo Brizzi. E (crepi il moralista): bravo Ermanno.
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