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Note
che corrono, mensile di cultura musicale. Anno III n. 6. Giugno 1997.
ENRICO BRIZZI, “IL” GIOVANE
SCRITTOROCK.
Intervista di Simone Sacco.
A molte ragazze Bastogne, il come-back editoriale
– ottocentomila copie dopo – del “Frusciantissimo”
Enrico Brizzi, non deve essere piaciuto. Colpa di uno stupro parecchio
dettagliato che fa da incipit al romanzo. I maschietti, invece, le vicende
nichiliste del Cousin-Jerry e della sua combriccola “Fred Perryzzata”
se le sono godute, e parecchio. Cosa capita all’alba del terzo millennio,
allora? C’è repressione “sexuale” in giro, si
chiederebbe la voce di una generazione alias serena Dandini?
Balle, sta di fatto che Brizzi – rude boy bolognese , flippa per
le Vespe special, esce di melone per “Rock ‘n roll”
suonata dai Jane’s Addiction e parla male di Prodi – c’è
l’ha fatta: ha superato le barriere di un romanticismo adolescenziale
irripetibile, ha creato uno scandalo cartaceo e una “situazione”
alla Malcolm McLaren, ha venduto bene il suo Bastogne fra le Tamaro, i
Bevilcqua, i de crescenzo e merda varia. E, per chi ha amato il book,
ha fatto rornare in auge, vivaddio, gli anni ’80…
“Ci sono molte analogie fra il clima degli eighties e il ‘700
– attacca lo scrittore - : parrucche, ciprie, maschere, feste, Casanova,
etc. Il rimpianto per non aver vissuto quel periodo, causa ragioni anagrafiche,
c’è eccome, ed è senz’altro maggiore rispetto
al non esserci stato quando bruciavano i reggiseni o si portavano i capelli
lunghi…”
Resto dell’idea poi, caro Enrico, che gli anni ’80 non siano
stati solo Reagan, yuppismo, “Drive In” e film di Vanzina
con Isabella Ferrari e Massimo Ciavarro: se uno andava più a fondo
trovava la new wave, i libri di Tondelli, i dischi dei Japan e dei Gaznevada,
il “Great complotto” di Pordenone…
“Hai ragione, e ti ribadisco quanto m’ingrifi quell’epoca
irripetibile: scritto oggi, un romanzo minimalista e all’americana
come Rimini di Tondelli, non avrebbe senso perché non c’è
più quell’aria…”
Entrambe le tue opere sono sature di musica: la dolcezza di Jack Frusciante
scandita dalle note ormonali di Smiths e Pogues, e l’altra faccia
della medaglia, Bastogne, sporcata dalla musica cattiva di Jam e PIL:
viene da chiedere come compili “colonne sonore” così
azzeccate…
“In modo immediato; vedi, è come descrivere una giornata
di sole: parli di uccellini e dell’abronzatura di una ragazza, è
ovvio, così come certe situazioni evocano spontaneamente Smiths,
Pogues, persino Iron Maiden: non c’è bisogno di tirarli fuori
dal cassetto, sono già lì a seconda della scena che immagini.”
A proposito, che vibrazioni ti suggerisce lo scorrere di questi tempi?
Sicuramente la musica dei Marlene Kuntz, il miglior gruppo italiano in
assoluto. Ma anche roba frenetica tipo Aphex Twin o DJ Shadow, oppure
la techno hardcore made in Cocoricò che andava forte nel ’94:
in questi battiti, se superi il passaggio da chitarre a sintetizzatori,
ci trovi la stessa energia del punk di una decade fa e di bande stile
Black Flag.”
Hai visto Trainspotting al cinema, scommetto…
“Due volte; non ho ancora letto, invece, il romanzo di Irvine Welsh
ma rimedierò al più presto: ho sbirciato alcune parti e
le ho trovate grandi”.
Sono convinto che la tua scrittura eisenta degli ‘stop and go’
di Louis Ferdinand Céline; il tuo ritmo narrativo, come quello
del grande maestro francese, è talvolta spezzettato, irritante…
“È bella l’immagine degli stop and go… che ti
devo dire? Il paragone con Céline, anche se mi fa molto piacere,
quasi mi imbarazza. Certamente mi piace sporcare il mio stile, che resta
tutto sommato pop e vendibile, con accelerazioni e rallentamenti…
Sta al lettore preparato, poi, calarsi nella parte, decifrare le citazioni
e godere di Bastogne al 100%, ma questo devo ammettere che non è
alla portata di tutti…”
‘Camaleonticamente’ parlando, ho saputo che il tuo essere
scrittore ha di nuovo cambiato pelle: cos’è questa storia
della fiaba per bambini?
“In effetti è proprio una fiaba, s’intitola Paco e
il più forte di tutti ed è uscita di recente per la EL,
una piccola casa editrice specializzata in libri per l’infanzia
tipo La Pimpa… È la storia di un tredicenne uruguaiano impegnato
in un torneo estivo: lui è Paco, mentre il più forte di
tutti è Pepe Schiaffino, indimenticata gloria del football mondiale.
“Attualmente in cosa sei impegnato?”
“Faccio serate con i Sub-booteo experience, il mio progetto musicale
(immaginatevi dei Massimo volume che suonano industrial, lyrics by Bastogne,
ovviamente… NDR). Editorialmente parlando vivo tranquillo visto
che il contratto con baldini & castoldi mi tutela senza oprrimermi
con scadenze o suggerimenti: sto scrivendo dei racconti brevi adesso,
merce difficile da vendere in Italia: però se nellos tile c’è
la forza, magari viene fuori qualcosa di buono.”
Per concludere, Enrico: dal momento che in Bastogne non muore, tornerà
un giorno il Cousin Jerry in città, oppure s’è trasferito
definitivamente in Pennsylvania per insidiare la dolce Aidi?
“Prospettiva interessante, questa – si sofferma il nostro
– giuro che non ci avevo mai pensato. No, il libro in questione
termina con quel “FINE” disegnato da Andrea Pazienza: certo
non è un ‘the end’ solenne, magari è solo un
presa per il culo, ma era necessario che quel romanzo terminasse, anzi
è una fortuna…”
Solo un cosniglio: leggetevi Bastogne se non lo avete ancora fatto: c’è
la vita dentro. E la morte, certo. Ed il sesso, i festini, le droghe,
i guai, le botte, i dischi, le rapine, i ‘creativi’, le ninfette,
gli stupri, ma tanto lo sapevo che era un brutto sogno, fratello. Lo sapevo
che tornavate, alla fine”.
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