Brizzi, dopo avere venduto oltre mezzo milione di copie, non sa ancora se da grande vorrà fare lo scrittore. Però una storia per le mani ce l’ha eccome. Ci lavora da tempo con dedizione, da prima che Jack Frusciante diventasse un libro; il progetto sulla gioventù scontenta è già delineato in germe nella ballotta di liceali presentati due anni prima in Freaky Stiley. È la storia di tre amici che vivono a Nizza, e di come il ritorno in città di Jerry Claypool cambia la loro vita. È la storia di un’amiciza e di una guerra privata, forse a suo modo una storia morale, ma la rabbia che promana da ogni pagina è sufficiente di per sé a renderla una storia scomoda, una storia che fa fischiare le orecchie e che molti editori rifiuterebbero volentieri. Troppa violenza, troppe polveri, troppi giudizi impietosi sulle donne. Ma siamo nel 1996, e rifiutare il nuovo progetto del giovane autore più in vista del Paese proprio non si può.Bastogne esce nell’autunno per Baldini & Castoldi, in copertina Zanardi di Andrea Pazienza, adatto nume tutelare dell’intera operazione. “Sono un lupo e non un cane”, sembra dire anche Brizzi ad ogni pagina di Bastogne. “Non mi si chiami Fido, dunque”. Il diciannovenne applauditissimo mostra che non sa cosa farsene degli applausi. Con mossa alla Sid Vicious apre il fuoco sul pubblico, vende trecentomila copie e guadagna nuove imperiture inimicizie. Dopo un primo momento di sbigottito silenzio, la critica comincia il suo lavoro di mappatura. Chi aspettava al varco un prosieguo delle avventure del vecchio Alex, trova agio d’indossare i panni del censore, e in prima linea vengono spedite le donne. Dopo le prime recensioni stizzite, caratterizzate dall’accusa mossa all’autore di ‘essere diventato pulp’ e di ‘esaltare la violenza’, fioccano anche incoraggiamenti autorevoli. Scrive su l’Espresso Angelo Guglielmi: “(Brizzi)… nella esaltazione trova parole nuove (arse dalla febbre) che, nel ricordo di Céline, hanno l’immediatezza del linguaggio del corpo e un nuovo (irresistibile) impulso a intrecciare trame pericolose. Trova nuova voglia di raccontare la violenta allegria per farlo”.

«La Repubblica»
8 novembre 1996

«Il Resto del Carlino»
17 novembre 1996

«Il Gazzettino»
17 novembre 1996

«Zero In Condotta»
6 dicembre 1996

«L’Unità 2»
12 novembre 1996

«Mucchio Selvaggio»
10-16 Dicembre 1996

«L’Espresso»
26 dicembre 1996

«Tuttolibri» supplemento «La Stampa»
2 gennaio 1997

«Note che corrono» mensile di cultura musicale Anno III n. 6 - giugno 1997