«L’Unità 2», 12 novembre 1996

E I VIOLENTI DEL NUOVO BRIZZI S'ISPIRANO A PAZIENZA

di Antonella Fiori

Sono ragazzi metropolitani cattivi e ci tengono a farlo sapere: cavalcano Vespe Special “truccate”, con panetti di hashisc, hanno sempre pillole, acidi e coca da smerciare al rampante targato Fiorucci, non disdegnano lo stupro di gruppo e le loro vittime sono soprattutto “sbarbe”, ovvero ragazzine trendy noiosissime e lagnosissime ...
Gli eroi del nuovo romanzo di Enrico Brizzi, Bastogne, dal nome dell'ultimo attacco nazista alle truppe alleate prima della disfatta (Baldini & Castoldi, lire 22.000) si chiamano Cousin Jeny, Dietrich, Raimundo, Ermanno, vivono in una dimensione paranormale liberamente tratta da film come Arancia Meccanica, Trainspotting (ma anche Amici miei), in una città che nella finzione è Nizza ma in realtà vorrebbe rappresentare la Bologna più trucida, quella dei tossici duri e linguisticamente impuri dei mitici fumetti di Andrea Pazienza ... (Brizzi ci avverte all'inizio che stiamo per leggere qualcosa di fumettistico).
Sì, Pazienza, disegnatore morto poco più che trentenne nell’88 (e già diventato oggetto di culto alla Jim Morrison per la coincidenza tra opera e vita vissuta, sino al finale più tragico), che degli anni Ottanta ci ha svelato, dietro la faccia opulenta, il feeling malato e marcio, con le storie dei ragazzi in perenne ricerca di roba, tipi da bar, pre-Maso che passano il tempo pestando vecchiette, incendiando collegi femminili e pensando strategie su come fregare i soldi ai genitori in una noia da post-metropoli quale può essere solo quella provocata dalla provincia più ricca e ipocrita. Dopo Saint-Exupery (vero autore in sottofondo al precedente Jack Frusciante) è a lui, l'inventore di cattivissimi maestri come Zanardi che rende omaggio nel nuovo romanzo Enrico Brizzi, a cominciare dalla copertina e poi ambientando la sua nuova storia dagli anni 83-84 in poi, quelli disegnati da Pazienza (anche se Brizzi va avanti sino a tre anni fa), chiamando alcuni personaggi come i suoi (vedi Penthotal).
Pazienza, geniale per l'invenzione del linguaggio vivissimo (mix di gerghi e dialetti marchigiani, bolognesi, pugliesi e rornani, al quale anche Silvia Ballestra deve molto) raccontava la ribellione di questi cattivi ragazzi da un di dentro di “cattivo ragazzo”. Un “maledettismo” con un sottofondo di ironia che scioccava i benpensanti producendo un effetto sovversivo e straniante che oggi ritroviamo in Trainspotting più che in Bastogne.
Bastogne che semmai è l’American Psycho di casa nostra (non è forse Easton Ellis una delle letture d’obbligo dei ragazzi della generazione Brizzi?) con abbondanza di violenza gratuita subito dimenticata dalla psiche dei poco tormentati protagonisti.
Romanzo dove alla fine la liberazione dall’incubo avviene nel linguaggio: con la voglia di nichilismo espressa in trovate come il nome della piazza dove si svolgono le principali vicende, guarda caso intitolata a Friederich Nietzsche.
Insomma, un tragico fumetto acido disneyano.