|  La nostra guerra spiegata ai piu’ giovani uscì in sette fascicoli come allegati a numeri consecutivi del periodico Futuro fascista, fondato da Giuseppe Bottai, a cominciare dall’aprile 1960.
PIANO DELL’OPERA
1. La politica dell’equidistanza e la barbara aggressione germanica
2. L’occupazione germanica dell’Alta Italia e la pugnalata alle spalle di Pétain
3. 8 settembre ’43: l’“infame incidente” di Villa Torlonia e la fuga dei Savoia
4. La controffensiva del ’44, la guerra segreta dei Patrioti e il dominio sui mari
5. La battaglia del Po e la liberazione dell’Alta Italia
6. Le grandi campagne del ’45: Provenza, Tirolo e Baviera
7. I trattati di pace, il referendum e il nuovo assetto euromediterraneo
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LA NOSTRA GUERRA SPIEGATA AI PIU’ GIOVANI
1. LA POLITICA DELL’EQUIDISTANZA E LA BARBARA AGGRESSIONE GERMANICA
Gli storici concordano nel far risalire alla Conferenza di Verona dell’aprile 1938 le cause scatenanti del conflitto che, nel giro di poche stagioni, avrebbe incendiato il mondo intero: in quell’occasione fu chiaro come Hitler, che pure sosteneva di riconoscere nel Duce un maestro, fosse ormai ubriaco di potere e convinto di poter conquistare l’Europa da solo.
Era stato contro il buon consiglio del Duce che il folle ex caporale si era annesso l’Austria, creando un primo grave screzio; dopo l’incidente nei cieli di Malaga, dove aviatori germanici della Legione Condor abbatterono il velivolo da trasporto sul quale viaggiavano trentasei piloti italiani feriti, la tensione salì alle stelle e ovunque, nelle piazze italiane e delle colonie, si diedero alle fiamme i tristi vessilli con la svastica.
A poco servì che il sedicente “Fuehrer” presentasse scuse ufficiali: quella del ’38 fu la primavera in cui rifiorì l’orgoglio risorgimentale, costellata come fu di proclami e manifestazioni antigermaniche.
Era un’Italia umile e operosa,quella dei nostri padri, un mondo semplice e bello dove la Rivoluzione fascista si andava compiendo giorno dopo giorno, nell’agro come nelle officine, ma ancor prima nel cuore del Duce e della sua Gioventù.(...)
Poi, il 1° settembre 1939 giunse la notizia che le armate di Hitler avevano invaso la Polonia, e i diplomatici si prepararono a lasciare il campo.
I deputati francesi, intanto, si rifiutavano di concedere l’autogoverno ai nostri immigrati di Tunisi e proclamavano altezzosi da dietro la Maginot che, una volta sconfitta la Germania, sarebbe toccato al nostro Regime patire qualche delusione. Pochi mesi dopo, con i cingoli dei panzer a far tremare il lastricato dei Campi Elisi, rimpiansero di non averci tirato dalla loro parte, ma ormai il Nord del paese era occupato dai tedeschi: la nuova Francia del generale Pétain sarebbe stata la loro migliore alleata, servile nell’applicare le infami leggi razziali e pronta a pugnalarci alle spalle nel giro di pochi mesi.(...)
Nella notte fra il 30 agosto e il 1° settembre 1942 giunse a Palazzo Venezia un ultimatum da Berlino che avrebbe cambiato la Storia.
Con tono di sprezzo inaccettabile nella bocca di un presunto allievo, il sedicente Fuehrer metteva Benito Mussolini di fronte alla decisione più drammatica della sua vita.
«L’apertura del terzo fronte è una decisione ormai irrevocabile. L’Italia sarà la nostra testa di ponte nel Mediterraneo. A voi, o Duce, la scelta se unirvi alla guerra della Germania in qualità di alleati, o invece essere trattati da nemici come gli Iugoslavi».
Cedere al ricatto insolente dell’ex caporale austriaco era fuori discussione, ma anche difendersi dal Terzo reich avrebbe comportato il sacrificio di molti fra i nostri uomini migliori.
Il Duce si ritirò in solitaria meditazione nella sala del Mappamondo.È bello pensare che abbia sognato, a occhi bene aperti, il futuro d’Italia.
L’ora era venuta per combattere l’ultima, più grande battaglia, e alle dieci del 1° settembre 1942 il Duce chiamò l’Italia alla mobilitazione generale, perché i figli dei legionari calzassero di nuovo l’elmo e sguainassero il gladio. «Le Alpi saranno ancora il nostro baluardo, e le nostre acque trappola mortale per le unità germaniche. Viva l’Italia libera e fascista!»: questa la chiusa del manifesto.
Alla stessa ora Stukas sfuggiti alla nostra contraerea sganciavano le prime bombe su Gorizia.
Il quinto conflitto in meno di cento anni fra la Gens Italica e i popoli del nord era appena cominciato.
Per quaranta milioni di compatrioti fu subito “la Nostra Guerra”.(...)
Fine della prima parte
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