
IL
CORRIERE DELLA SERA, 1 settembre 1995
CAMPIELLO DELLE VENDITE: HA
GIA’ VINTO JACK FRUSCIANTE
di Cinzia Fiori
Ancora qualche ora e giochi saranno fatti. Chi
si diletta di pronostici ha tempo fino a domani sera, alla fondazione
Cini di Venezia sarà attribuito il Super Campiello di quest’anno.
Chi vincerà? Il segreto sta nell’urna che raccoglie
le trecento schede con il voto della giuria dei lettori. Per ora
si accettano scommesse: Maurizio Maggiani con Il Coraggio del pettirosso
(Feltrinelli) o Daniele del Giudice che ha scritto Staccando l’ombra
da terra (Einaudi)? Entrambi hanno già vinto un premio in
questa stagione: il Viareggio a Maggiani, il Bagutta a Del Giudice.
Sarà un vantaggio? Oppure uno svantaggio tale da far cadere la scelta
dei lettori su La casa con le luci (Bollati Boringhieri) di Paolo Barbaro?
E’ lui il candidato più votato dalla giuria formata dai dieci
critici che in giugno hanno selezionato le cinque opere finaliste.
Poi ci sono gli outsider. come Enrico Brizzi, il ventunenne autore di Jack
Frusciante è uscito dal gruppo (Baldini & Castoldi) che in finale è arrivato
per il rotto della cuffia, ossia dopo il gran rifiuto di Umberto Eco. Il professore
non ha voluto partecipare al premio e i critici del Campiello si sono adeguati.
Anche se, a rigor di regolamento, la giuria avrebbe potuto inserirlo ugulmente
nella cinquina dei finalisti. Ma chi se la sentiva di rischiare la bocciatura
finale dei lettori? O peggio: una vittoria che contrariasse il vincitore? Nessuno.
Così il quinto premio selezione è toccato a Brizzi, autore esordiente,
lettissimo dai ragazzi e poco amato dalla critica.
Dal più giovane al più anziano: l’altro outsider è Virgilio
Scapin, classe 1932, scrittore e libraio vicentino, che con Il bastone a calice
(Neri Pozza) è entrato in classifica, si mormora, per fare gli onori
di casa (il premio è promosso dagli industriali veneti). Ma sono malignità.
Non c’è Campiello senza chiacchiere e senza polemiche letterarie,
voci di corridoio e sibili d’invidia. E il XXXIII anno non ha fatto eccezione.
A cominciare dagli esclusi illustri. Raffaele Nigro, Vincenzo Consolo, Sebastiano
Vassalli e Luigi Malerba si sono presentati con libri che non hanno convinto
la giuria dei critici. E proprio da nilo di loro, gli esclusi, è arrivato
lo sdegnato attacco a chi ha selezionato le opere finaliste. L’accusa
mossa ai giurati era quella di presunzione, perché, ha scritto Vassali
sulla “Repubblica”, anziché limitarsi a scegliere i testi,
hanno espresso una valutazione negativa sull’annata del Campiello.
Peccato che sia il regolamento stesso del premio, ha risposto Stefano Giovanardi,
uno dei dieci giurati, riconfermando da queste colonne la sua insoddisfazione
per i libri in concorso. Certo, l’anno precedente c’erano Tabucchi
e Biamonti e Arbasino e Pontiggia, ha convenuto un altra giurata, Isabella
Bossi Fedrigotti.
E’ stata una stagione eccezionale, insomma, quella del 1994.
Perciò la scrittrice ha preso le distanze dall’opinione di Giovanardi,
indicandola come personale e non dell’intera giuria e spiegando che,
quello di lagnarsi dell’annata in corso, è un antico vezzo al
Campiello.
Ah, vecchio Campiello dei veleni, degli snobismì e delle polemiche.
Ma come è stata questa stagione: buona, grigia o cattiva? Che cosa pensano
i lettori italiani della cinquina presentata nel 1995? Proviamo a spiare nelle
librerie per scoprire quale è il verdetto degli acquirenti, quelli che
hanno premiato Susanna Tamaro con due milioni di copie vendute, senza mai vederla
ammessa in finale al Campiello.
In testa alla classifica c’è quel Brizzi che al concorso è stato
ammesso dai critici in ultima votazione: undici edizioni, 70.000 copie e traduzioni
in olandese, danese, tedesco e giapponese.
Segue Daniele Del Giudice con 45.000 copie e cinque traduzioni: Francia, Gran
Bretagna, Spagna, Germania e Danimarca.
In terza posizione Maggiani con circa 30.000 copie, quarto arriva Scapin con
15.000 copie, che non è poco per un romanzo d’interesse principalmente
locale: l’ultimo è il più votato dai critici. Paolo Barbaro,
con 10.000 copie e una traduzione in Francia. Bisogna però precisare
che, a differenza degli altri, La casa con le luci è in libreria da
solo tre mesi. Tutto secondo tradizione, insomma: critici e lettori al Campiello
difficilmente vanno d’accordo. Ma ora bando ai vaticini. E chi deve far
scommesse s’affretti, perché il tempo stringe.
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