«Il Messaggero», 3 ottobre 1995
Confronti/ “Promosso” da monsignor Sigalini, il giovane scrittore ringrazia, ma dice: «Non voglio etichette»
IL VESCOVO: «MEGLIO BRIZZI DELLA TAMARO. È PIÙ CORAGGIOSO»

di Fiorella Iannucci

Altro che la Tamaro, meglio Jack Frusciante. Il best-seller di Enrico Brizzi, cult-book della “generazione X” nostrana (centomila copie vendute), arrivato secondo al premio Campiello, è stato promosso sul campo anche dai vescovi. Brizzi esulta, ma non accetta “etichette”, meno che mai quella di antagonista della scrittrice triestina.
A scoprire il ventunenne “enfant terrible” della narrativa italiana e il suo libro, contrapponendolo nientemeno che a Va’ dove ti porta il cuore (entrambi editi dalla Baldini & Castoldi), è Domenico Sigalini, responsabile della pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana. In una lunga intervista al settimanale “Vita”, il monsignore offre una lettura appassionata del romanzo di Brizzi e del suo protagonista, il “vecchio Alex”, alle prese, per chi non lo sapesse, con una storia d’amore «tardoadolescenziale» sbocciata fra i banchi del liceo “Caimani” e i vicoli di una Bologna pullulante di garage band, “Jollinvicta” e «pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito».
«Mi ha impressionato la capacità di Alex di riuscire a mantenere una sanità e una rettitudine interiore, perché non solo la presenza assente della famiglia ma anche il mondo che lo circonda avrebbe potuto benissimo stritolarlo» confessa Sigalini, che non teme di definirsi un ex sessantottino. «Alex sa tenere aperti gli occhi sugli aspetti anche più deprimenti della realtà senza cedimenti interiori». E ancora: «Se un giovane è capace di guardare la realtà con questo disincanto vuol dire che ha una grinta interiore. In questo ragazzo vedo anche la capacità di dire, senza nessun cinismo, va bene il mondo è fatto così, ci sono tutte queste realtà amare, ma io voglio assolutamente ritagliarmi uno spazio autentico». Che Alex «esca dal gruppo» come lo Jack Frusciante (il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers) che dà il titolo al libro, è, per il monsignore, la prova evidente dell’alto contenuto morale di cui riveste, inaspettatamente, lo stracciatissimo “vecchio Alex”: «Forse io mi accontento di poco – sottolinea Sigalini – ma nel mondo in cui siamo, un mondo che tende ad omologarci tutti, per me trovare qualcuno che anche da solo, caparbiamente, riesce a fare questo salto fuori dal gruppo mi sembra un bel segnale».
E la Tamaro, cosa c’entra in tutto questo la regina dei best-seller? Semplice. Anche lei è amatissima dalle nuove generazioni, anche il suo libro è un cult-book. Ma...
«La Tamaro riconquista i sentimenti in maniera troppo unilaterale, scadendo così qualche volta nei sentimentalismo – sentenzia severo Sigalini –. E poi mi domando come fa una ragazza di 37 anni a vestirsi da nonna per parlare del mondo dei sentimenti che cementava gli uomini del passato? Allora sospetto che ci sia in lei il tentativo di recuperare un passato edenico che non c’è mai stato e che lei idealizza». Stoccata finale: «È veramente una operazione strana mascherarsi da nonna per riscoprire il senso della vita».
Niente a che vedere con Brizzi che «recupera l’amore senza svolazzi retorici, nella sua umana concretezza». Confessa il responsabile della pastorale giovanile della Cei: «La storia d’amore di Alex sa commuovermi. Mi commuove un ragazzo che esce di notte, sale su una scala con un secchio di vernice e un pennello e ha il coraggio di scrivere in caratteri cubitali: “Aidi ti amo un casino”».
Fine del mito Tamaro, con la benedizione della Cei? Curioso davvero, se si pensa che la scrittrice, chiusa nel suo splendido (e infrangibile) isolamento, ha sempre privilegiato i rapporti con il mondo cattolico, concedendo in più occasioni anticipazioni e interviste in esclusiva a “Famiglia cristiana”. Di sicuro memorie e marmellate della vegliarda protagonista di Va’ dove ti porta il cuore non interessano granché il monsignore che pure, da buon pastore, riconosce che «c’è una bellezza in questo romanzo: recupera la saggezza popolare e il valore dei sentimenti che non sono banalità, come pensavamo (nel ’68, ndr)». Ma ormai la frittata è fatta: e Brizzi è promosso, con la benedizione di Sigalini, come l’anti-Tamaro per eccellenza.
«Non ho niente da dire sull’argomento – ribatte da parte sua il coccolatissimo Brizzi –. E non per questioni tattiche o di opportunismo, ma di correttezza. Di sicuro dal mio romanzo e da quello della Tamaro emergono istanze diverse, ma non mi chiedete quale dei due preferisco. Ovvio che mi piace più il mio». E la recensione di Sigalini? «Mi fa molto piacere. Ma io faccio lo scrittore, non il sociologo. Accetto qualsiasi cosa si dica su Jack Frusciante: ognuno è libero di trovarci quello che vuole. Tengo solo a sottolineare che il mio libro non è né di destra né di sinistra, né cattolico né ateo. Anche se Sigalini dice delle cose sensate». «Quello che non mi piace invece – continua lo scrittore bolognese – è il parallelo tra me e il personaggio del romanzo: io non sono Alex, anche se ho descritto cose e situazioni che conosco bene».
E cosa ne pensa il giovane cantore della Bologna «rokkettara» e «inkazzata», innamorata dei Pistols e dei centri sociali autogestiti, di questa specie di “santificazione” concessa al suo eroe da monsignor Sigalini? «Vedo un grande bisogno di icone, ma io non ci casco», risponde secco. E parla dei suoi numerosi impegni, della sua vita di studente al Dams («devo iscrivermi al terzo anno di Scienze della comunicazione, ma non trovo i soldi»), del film che Enza Negroni sta per girare su Jack Frusciante («il primo ciak, il mese prossimo»), delle antologie Under 25 che sta curando, con Silvia Ballestra e Giulio Mozzi, per la Transeuropa («non usciranno prima dell’inizio dell’anno»), dell’attesissimo nuovo romanzo («si chiamerà L’uomo frittata, e sarà una bomba»). E poi dicono che della “generazione X” non ci si può fidare.