«Panorama»,
15 febbraio 2001
VOGLIO UNA VITA A RITMO DI ROCK
di Franco Brevini
«Il rock è andare in giro in Vespa e non incolonnarsi nel
traffico».Ecco un frammento del Brizzi-pensiero,
che aiuta a capire il senso di questo libro. È un testo che ha
un interesse non solo letterario e che forse molti genitori alle prese
con ragazzi che si aggirano per casa come zombie assordandosi con le
cuffie potrebbero leggere con profitto.
Star da 200 mila copie, Brizzi sceglie
l’understatement dell’opera
a quattro mani, messa insieme lavorando con l’amico-scrittore Marzaduri,
vigile per sbarcare il lunario. E già questo elegante gesto di
arretramento la dice lunga sulla volontà di andare controcorrente,
opponendo al culto del successo il valore dell’amicizia e del gruppo. «Quando
uno è tutto e tutto è uno», parola di Led Zeppelin.
L’altro mito che percorre l’opera è quello della
musica, il rock, il grande esperanto dei giovani. I racconti del libro
sono un crocevia di vite vissute, storie che si intrecciano, si rincontrano,
grondanti di rabbia, ma anche effervescenti di ironia. Con linguaggio
partecipe, anzi compromesso, Brizzi dà voce alla madre di tutte
le mitologie del mondo delle subculture giovanili. Il rock diviene un
simbolo etico, una bandiera civile, una scommessa di identità.
Chi
sia esterno a quel rumoroso ghetto fatica a capire come il rock possa farsi
modello dl vita. Colpisce che, dietro una maschera linguistica fantasiosamente
maledetta, tra gesti di reiterata oltranza, si insinui qualcosa di più alto e in qualche modo disperato e patetico: un’aspirazione
all’autenticità, decisa a correre tutti i rischi a cui,
da che mondo è mondo, non può sottrarsi ogni vita decisa
a ritrovare il proprio senso.
|