Quello di ‘un libro a quattro mani che suoni come un disco’ è un vecchio progetto che Enrico Brizzi coltiva da tempo insieme al concittadino Lorenzo Marzaduri, ex della scuderia Transeuropa che Tuttolibri riesce a imbrigliare solo in parte nella definizione di ‘ironico giallista allegramente sopra le righe’.

Il gemellaggio fra i due bolognesi, che rappresenta anche lo sbarco di Enrico presso la major per eccellenza, viene pensato da subito come un omaggio alle vite di quanti si scaldano alla fiamma della musica: non già di star internazionali come il Deltoid di Oscar Firmian, si racconterà nel libro, ma delle umili esistenze di uomini che la Fama ha finito per ignorare, uomini capaci di coniugare in molti modi diversi il verbo ‘resistere’, uomini che solo i codardi e quanti non conoscono la lotta credono di poter chiamare ‘perdenti’.

Enrico e ‘Marza’ trascorrono molti mesi, lavorando di sponda e lavorando gomito a gomito, e il testo che consegnano all’editore è un libro-monstre con svariate caratteristiche del concept album: un solo mondo è raccontato nel romanzo breve e gli otto racconti che compongono il volume, un mondo dove i personaggi di un racconto sono in grado di tornare come comprimari dove meno ce li aspettiamo; temi e riff conoscono riprese a molte pagine di distanza.

Come in Tre ragazzi immaginari, testi molto diversi fra loro per forma, ampiezza e voce danno vita a un unico romanzo corale: c’è il romanzo breve dedicato al cantante di ska Raul Ketama, uno che ce l’aveva quasi fatta, c’è l’esperimento di improvvisazione de L’allegria di Kreuzberg e, come in tutti gli album che si rispettino, non manca un’ interpretazione nuova di zecca di uno standard del passato: i lettori più attenti hanno riconosciuto in Colpevole solo d’amarti una devota cover di Boule-de-suif di Maupassant, autore fra i favoriti di Brizzi e Marzaduri sulle distanze brevi.

Nelle recensioni si parla con favore del gemellaggio con Marzaduri: Brevini su Panorama sottolinea che “questo elegante gesto di arretramento la dice lunga sulla volontà di andare controcorrente, opponendo al culto del successo il valore dell'amicizia e del gruppo. "Quando uno è tutto e tutto è uno", parola di Led Zeppelin.”

Il rock di Brizzi e Marzaduri è una colonna sonora ideale che risuona, con le ombre di Jimmy Page e di Clapton, degli Who e dei Grateful Dead, attraverso un percorso di battaglie private al sapore di provincia dell’anima”, scrive Sergio Pent, mentre Edmondo Berselli, in una articolata intervista su L’Espresso, si rivolge direttamente alle masse popolari “Combattenti, Partigiani, Militanti del rock movement, all’appello” e strappa agli autori sentite dichiarazioni di voto.

«Corriere della Sera»
24 dicembre 2000

«Il Mattino»
31 gennaio 2001

«Il Secolo XIX »
4 febbraio 2001

«L'Espresso»
15 febbraio 2001

«Panorama»
15 febbraio 2001

«Tuttolibri» supplemento "La Stampa"
17 febbraio 2001

«Alias» supplemento de "il Manifesto"
10 marzo 2001

«Repubblica»
13 marzo 2001

«Gazzetta del Sud »
13 marzo 2001

«Il Mucchio Selvaggio»
27 marzo 2001