«La Repubblica» – ed. Bologna, 13 marzo 2001
Nuovo romanzo di Brizzi e Marzaduri a 4 mani. Al centro di tutto la musica, da Bob Dylan a Paul Weller, ma “senza nostalgia per gli anni 70”
IL MIO LIBRO SUONA IL ROCK
di Francesca Parisini

UN LIBRO come se fosse un disco, dove due autori, Enrico Brizzi e Lorenzo Marzaduri suonano, ovvero scrivono, a quattro mani mettendo ognuno il meglio di sé: “l’abilità di Lorenzo di chiudere alla perfezione la trama del racconto; la mia capacità, invece, di giocare con il linguaggio”. Brizzi sarà oggi pomeriggio (ore 17.30) alla libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana a presentare con il suo compagno di scrittura il volume “L’altro nome del rock”, pubblicato da Mondadori e da un mese in libreria. Al centro di tutto,il rock appunto, citando artisti da Bob Dylan a PauI Weller, più vicini alle generazione del quarantacinquenne Marzaduri che a quella del ventiseienne autore dì Jack Frusciante.

Nostalgia per un epoca entrata ormai nel mito?
“Non è un libro nostalgico verso gli anni Settanta” corregge Brizzi “anche se parlando di rock è lì che si ricade. Poi è vero, i protagonisti di “Numbers and Faces”, il romanzo che compone il libro insieme agli altri otto racconti, sono cultori di un genere, lo ska, archeologico per sua natura.
“Così è tutto un guardare indietro a cosa era il suono in Giamaica negli anni Sessanta. Ma c’è anche il rock rumorista dell’episodio ambientato a Berlino.
“La musica, poi, c’entra anche in un altro senso. Tondelli diceva, infatti, che una buona pagina è quella che si fa leggere bene ad alta voce. Il nostro è quindi un omaggio alla scrittura sonora”.

Bologna è ancora lo sfondo della maggior parte di questi episodi.
“In Jack Frusciante Bologna era personaggio del libro. Qui è solo ambientazione. Del resto, però, se si parla di musica, è vero che certe storie possono accadere solo qui: è immaginabile un Beppe Maniglia a Isernia?”

Continua a piacerti Bologna?
“Beh, io sottoscrivo le parole di Bifo, Bologna sta vivendo la sua era glaciale. Penso che la colpa sia soprattutto della perdita di capa­cità di indignazione dei bolognesi. Non c’è nessuno, per esempio, che si indigna perché vengono a mancare alcuni di quegli spazi liberi, come il Livello, in via di trasferimento, che hanno reso la nostra una città diversa dalle altre, dove convivevano ambiti progressisti come il Mulino con altri temporaneamente autonomi come il Livello. Non si può sputare in faccia, e mi rivolgo principalmente alla sinistra, a quella che è stata una delle anime della città. Quel che ancora mi piace di Bologna è la sua vita di quartiere. Ho abitato per 24 anni fuori Saragozza e vivevo il centro come un posto ‘altro’. Ora abito dalle parti di Siepelunga, ed è come se vivessi da capo in un piccolo paese.

E quelli della tua generazione che fanno?
“Le generazioni oggi sono molto più brevi. Quando io avevo dodici anni si faceva la fila per giocare al campetto da calcio; chi oggi ha sedici anni, quando ne aveva dodici se ne stava solo a casa davanti alla televisione, ingrassato di merendine. I sedicenni di oggi sono una generazione di figli unici, non hanno condiviso i cortili dove noi andavamo a giocare coi tappi e non sanno vivere con gli altri. Non penso che questa sia la ragione di fatti come quelli di Novi Ligure, usciti da una testa malata, ma penso che crescere in uno anziché in tanti faccia la sua differenza”.

Con l’Università come va?
“Mi mancano quattro esami, ma ho già l’idea per la tesi: sarà sul movimento ultras, rappresentato dai giornali come un covo di gente che copre frange delinquenziali e di cui, invece, io rivendico la capacità di fungere da argine allo strapotere della tivù e della commercializzazione del calcio, come dimostra, per esempio, il manifesto contro il calcio moderno condiviso da tutte le curve”.

Box
Raul e il corridore che amava Young
LA CONFESSIONE di Raul, cantante diska, alla moglie e la pas­sione di un corridore per le ballate di Neil Young sono alcune del­le storie raccontate nel volume L’altro nome del rock, otto racconti ed un romanzo scritti da Enrico Brizzi e Lorenzo Marzaduri che oggi (ore 17.30) i due autori presentano alla libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana. L’idea di questo lavoro nasce da lontano. “Da quando nel ’92 mi avvicinai al gruppo di Transeuropa – racconta Brizzi – col mio primo impubblicabile racconto dal titolo ‘Hard boiled’. Fu lì che conobbi Marzaduri e che per la prima volta dicemmo che sarebbe stato bello fare qualcosa insieme”. Per Brizzi il successo arrivò due anni dopo, nel ’94, con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, da cui è stato tratto anche un film. Marzaduri è autore di diversi romanzi e raccolte di racconti tra cui Rito mortale e Clapton, oltre al trittico di romanzi brevi Piccole tenebre.