«Il Secolo XIX», 4 febbraio 2001
Intervista all’enfant-prodige di “Jack Frusciante” che a quattro mani propone otto racconti e un romanzo IL ROCK DA LEGGERE
Brizzi & Marzaduri, si volta pagina
di Renato Tortarolo

Il rock visto da chi non ha una lira. Dall’altra faccia, quella modesta e sbilenca, dello stardom, dei divi. La musica come battito cardiaco, un po’ affannato, di una legione un po’ sfigata: gente comune, sospesa fra i vent’anni e i quaranta, presunzione e sogni contro smarrimento e disillusione.
Ci si sono messi in due, EnricoBrizzi e Lorenzo Marzaduri, per raccontare L’altro nomedel rock (Mondadori, 331 pagine, 26.000 lire): generazioni che si scontrano per forza d’inerzia, coetanei che non si capiscono per capriccio del fato, e musica che salda dove può tanti destini inconciliabili.
Brizzi, 26 anni, bolognese, uno dei giovani scrittori italiani più affermati. Il suo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” (’94) è un manifesto generazionale; “Bastogne” (’96) una riflessione sull’amicizia: e i successivi “Tre ragazzi immaginari” (’98) e “Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile” (’99) la conferma di un talento vero. Nel ’99 è stato nella commissione artistica del Festivai di Sanremo. Su Internet, aperto il sito www.enricobrizzi.net
Lorenzo Marzaduri, 45 anni, anche lui bolognese, ha scritto diversi romanzi e raccolte: “Rito Mortale” (’89), “Clapton” (’90), “Piccole tenebre”. Invece, “L’altro nome del rock” è composto da un romanzo breve e otto racconti.

Brizzi,perché un romanzo a quattro mani?
«Ho conosciuto Marzaduri molti anni fa, ai tempi di “Transeuropa”, la piccola casa editrice che pubblicò “Jack Frusciante”. Ci frequentiamo da allora. L’idea di scrivere insieme risale a quattro anni: il punto in comune sarebbe stata la musica e chi ci vive dal livello più basso».

E come ha funzionato?
«Ci siamo ritrovati con una “piena” di racconti: un anno fa erano trenta. Ne abbiamo lasciato per strada un bel po’. Inizialmente si pensava a una ripartizione aurea di 12 racconti, ma grazie agli dei non si può mai pronosticare il respiro di un testo».

Musicalmente, vi siete limitati a rock, ska...
«Come non esiste un’enciclopedia esaustiva del rock, tantomeno succede in narrativa: suonando due chitarre, è stato inevitabile risentire l’uno l’influenza dell’altro. Brizzi da solo lo avete visto tante volte...».

E il punto di vista è quello dei poveracci.
«Immaginare l’alter ego di Ricky Martin è facile come fare fotografie in Africa: grazie tante, lì te le fa il cielo. Qui non c’è glamour, ma solo persone che vivono di musica e tirano alla fine del mese».

Nel romanzo breve, il protagonista si separa dalla moglie, una donna in carriera.
«Mi sono ispirato alla mia nuova fidanzata: una persona con la quale vorrei stare per sempre. Da “Jack Frusciante”, i miei racconti sono anche un esorcismo. Vorrei che la mia vita, com’è adesso, non cambiasse mai. Per cui, nel romanzo, mi chiedo come sia possibile, da così vicini, arrivare ad essere così lontani».

Marzaduri è stato importante?
«Solo lui, a45 anni, poteva raccontare certe cose. lo non ci sarei arrivato. Persone che hanno problemi con il coniuge ce ne sono tante, ma poi esprimere certi stati d’animo è un’altra cosa. lo, invece, non mi spiego ancora la fregola di questa esperienza a due piuttosto di un volo solitario».

La musica è ancora fondamentale per i più giovani?
«Sì main modo diverso dagli anni ́́́́́’60, quando chiamava a raccolta le folle. Kurt Cobain, la più bella cometa che abbia mai visto, diceva: “non sono un fottuto portavoce”. Oggi la musica è più introspettiva».

E i suoi gusti, come sono?
«M’interessa la dance: non quella di Madonna, ma Boy Slim, Moby, Chemical Brothers. La mia collezione di dischi ska, comunque, è più grande adesso di quando ho scritto “Jack Frusciante”.»

Lei ha cominciato da ragazzo, i suoi lettori la seguono?
«Con loro cerco di esser più gentile possibile, ma non me ne preoccupo. lo penso a quello che scrivo, non ai fans».

Cosa pensa del Festival di Sanremo?
«Che non propone mai la parte viva della musica italiana. Però ricordo anche lo stupore di un giurato, quando ha saputo che avrebbe vinto Anna Oxa. Era stranamente sicuro della vittoria di Antonella Ruggiero. Ma è stato smentito dal verdetto.»