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Intervento del Briz, sulla mailing-list del sito
della rassicurante wu-ming foundation (da sempre amici del nostro)
in merito al dibattito innescato dal giornalista-scrittore (?) Massimo
D.P. dal titolo arrangiato "perchè uno scrittore di
sinistra pubblica per Mondadori". Il Briz dice la sua... prendete
nota.
DALLE OPERE LI RICONOSCERETE
di Enrico Brizzi
Vi scrivo elettrizzato dallo scambio che avete
intrattenuto con l'incorruttibile Massimo D** P****, persona che
si è dimostrata illuminata nel dibattere teorico quanto colma
di grazia, stile e umanità nei successivi scambi.
Io voto Rifondazione Comunista e pubblico per Mondadori, così
è stato facile per me sentirmi chiamato in causa dalla questione
sollevata nei confronti di Valerio Evangelisti e del vostro 'nome
collettivo'.
In opposizione alla volontà papale di parlare imboccando
bivi ("sia il vostro parlare ispirato al sì-sì,
no-no") mi rifiuto di farla breve. Le semplificazioni le lasciamo
ai semplici, questa volta.
-IL GRUPPO MONDADORI E' UNA MAJOR di cui Einaudi
è parte integrante dal punto di vista finanziario. Rizzoli-Bompiani
è un'altra major, idem per il gruppo Longanesi. Solo le vergini
pidiessine, inoltre, pensano che Feltrinelli non sia una major,
e che non eserciti, a livello di distribuzione e vendita, un'influenza
preponderante sul mercato.
Questo è cristallino. Ora, perchè un autore che si
sente di sinistra preferisce pubblicare con una casa editrice di
proprietà del presidente del consiglio? Per soldi, direbbe
D** P****, ma ometterebbe due interessanti questioni.
Primo requisito di una casa editrice, agli occhi dell'autore, è
la garanzia di poter lavorare in pace, senza intromissioni, ai propri
testi. Solo così è possibile un rapporto di fiducia
(fiducia che magari, dal punto di vista umano, riguarda una persona
o due, redattori e non amministratori, e di certo non coinvolge
l'establishment del gruppo editoriale). Se D** P**** si incaponisce
a guardare le cose dal punto di vista economico, che acquisti una
visione a più lungo termine: il migliore investimento per
un autore non è un buon anticipo, ma la tutela del proprio
lavoro.
Secondo corno del problema è la visibilità, e sarebbe
davvero da sciocchi ignorare questo punto. Lavoro due anni, giorno
dopo giorno, a un romanzo in cui cerco di riportare in qua il senso
di meraviglia che mi ha colto nel vivere o sentire raccontare determinate
esperienze.
E' un lavoro che faccio con passione e, a questo punto, non più
da dilettante. La foga e l'amore, tuttavia, sono gli stessi di dieci
anni fa, e mi chiedo quale begonzo preferisca vedere i propri sforzi
non premiati e condannati a una visibilità marginale quando,
senza cedere di un passo, può accedere a una platea più
ampia. Non ci sono patti con il diavolo, qui. Solo la naturale voglia
di esserci.
- GLI AUTORI PARLANO ATTRAVERSO I LIBRI e non
nei salotti o attraverso le interviste, che ogni uomo di mondo sa
essere uno strumento a doppio taglio.
Chiunque è liberissimo di pensarla diversamente, ma dal mio
punto di vista 'dalle opere li riconoscerete', e non dall'editore
o dalla rassegna stampa più o meno ricca o favorevole. Leggo
un testo, indipendentemente dalla casa editrice che lo fa arrivare
in libreria, e giudico se mi sembra favorevole a una visione del
mondo giusta e sensibile, oppure agli agrari e alla reazione. Questa
è una pratica possibile, ma quella di etichettare gli autori
sulla base degli editori con cui pubblicano, o di vicende extra-letterarie,
mi appare un esercizio povero e riduttivo, e per ciò stesso
nichilista, aggettivo che trovo quanto mai adatto alla forma mentale
del sopracitato D** P****.
Cerchiamo buoni pascoli e acqua fresca per la nostra gente, e lasciamo
le prese di posizione sull'attualità ai giornalisti. Pagheremo
di persona, forse, ma preferisco vivere la mia militanza quotidiana
per un mondo migliore lontano dai palcoscenici. Se possiamo fare
qualcosa di buono, lo faremo nelle nostre città con l'anima
e lo stile, non puntando la bacchetta dell'ideologia contro i compagni
che si battono in prima linea per difendere la libertà di
pensiero e per rendere fertile la parola.
IF THE KIDS ARE UNITED...
Con i migliori auguri di un felice 2003.

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