| 21 gennaio 2003
Cara Repubblica,
scrivo sull'onda dell'indignazione dopo i grotteschi fatti di sabato
18 e la notizia odierna dell'identificazione di cinque manifestanti
no-global colpevoli di essersi scontrati con la polizia che garantiva
il 'pacifico svolgimento' di una manifestazione fascista.
E' già la terza volta, dopo le riunioni di Porta Santo Stefano
e la farsa della 'sede' in via Murri che poche decine di militanti
di Forza Nuova ottengono il diritto di provocare la cittadinanza
con la protezione delle forze dell'ordine. In questo fatto, a mio
avviso, più che nelle pietose manifestazioni di dieci ragazzini
in bomber nero, va rintracciato il seme di una decadenza profonda
dello spirito civico. In che senso vengono concesse autorizzazioni
per volantinaggi e riunioni pubbliche a un movimento dichiaratamente
razzista, anti-democratico e violento per natura?
La Questura sa perfettamente che ci saranno disordini ogni volta
che Forza Nuova si mostrerà in piazza, ma dal mondo politico
arrivano solo commenti stupiti e generici: "Tutti hanno diritto
di manifestare, e chiunque ne fa richiesta legittimamente ha diritto
di essere garantito", assicura Raisi di AN. "Non capisco",
prosegue l'onorevole cadendo dal proverbiale pero "perchè
non possiamo vivere in un paese dove sia un libero diritto quello
di manifestare".
Mi permetto di ricordare a Raisi che, secondo quanto recita la costituzione,
l'Italia sarebbe un Paese nato dalla lotta antifascista. Ma a lui,
probabilmente, fa troppo piacere che il Bologna Social Forum e il
movimentismo di sinistra in generale si sporchino le mani in piazza.
Curioso, inoltre, che un politico si sbilanci a favore del diritto
di manifestare anche per un movimento le cui azioni si svolgono
nottetempo e le cui bandiere sono libere di sventolare in città
solo dietro un robusto cordone della Celere.
Nel frattempo, per le proteste di qualche decina di vicini, chiudono
nell'indifferenza generale locali storici e frequentatissimi come
il Covo di via Zagabria.
Davvero, come sostiene Monteventi, "la città non ha
mai conosciuto un clima simile". Forse è solo il tiepido
soffio della Normalizzazione, ma a noi che crediamo nelle specificità
di Bologna risulta difficile da sopportare.
E le anime semplici, per la strada e dentro i negozi del centro,
continuano a dire che con Guazzaloca sindaco non è cambiato
niente...
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