| © Enrico
Brizzi per Libertà e Giustizia, 2003.
IL NUOVO TESTO
UNICO DI STORIA PATRIA
A cura del professore Gianni Lotophagus
CAPITOLO VENTICINQUE
Dal trattato di Saint-Germain alla caduta del Muro di Berlino
Il primo dopoguerra
Pagata a caro prezzo la vittoria nel primo conflitto mondiale, l'Italia
del dopoguerra si trovava di fronte a una serie di gravi problemi,
primo fra i quali la sciagura degli scioperi promossi dagli agitatori
socialisti nelle città industriali.
A causa degli insopportabili ritardi nella produzione dovuti a scioperi
e sabotaggi, tra il 1918 e il 1920 la situazione economica si aggravava
fino a costringere milioni di famiglie disagiate ad emigrare oltreoceano
in cerca di lavoro.
Dal canto loro, i Rossi si adoperavano per proseguire la politica
disfattista che li aveva animati nel corso del conflitto, e i giovani
militanti rendevano difficile il reinserimento dei reduci nella
vita sociale. Seguendo le perfide indicazioni di Filippo Turati,
tormentavano nottetempo gli eroi di Vittorio Veneto imitando sotto
la loro finestra il fischio dello shrapnel, e in alcuni casi ne
insidiavano, anche alla luce del sole, mogli e figlie.
Per lunghi mesi il Paese si trovò sull'orlo dell'anarchia,
e vani si dimostravano gli appelli di Re Vittorio Emanuele III a
favore di un ritorno all'ordine, ché l'Inghilterra, intuita
l'occasione per atterrarci in modo definitivo, cospirava con gli
industriali massoni di casa nostra e favoriva la fuga dei capitali
italiani verso le banche di Londra.
Intimiditi dentro casa dai Rossi e minacciati dall'Inghilterra nella
possibilità stessa di darsi al commercio, i rappresentanti
delle migliori forze del Paese si univano nel Partito Nazionale
e davano mandato al giornalista Benito Mussolini, uomo di fiducia
dei reduci, di istituire una milizia che garantisse la fine dei
disordini.
Le azioni dimostrative della milizia bastavano a sedare senza troppe
complicazioni i focolai di rivolta, e nel 1922 il Re riceveva Mussolini
a Roma per nominarlo con reciproca soddisfazione Presidente del
Consiglio, carica che avrebbe ricoperto senza interruzioni fino
al 1943.
Il popolo approvava con entusiasmo la decisione del sovrano, e il
ritorno dei capitali dall'estero premiava fin dall'inizio la politica
del nuovo governo.
I dirigenti dei Rossi erano tratti in arresto, e benché riconosciuti
colpevoli di cospirazione a favore dell'Unione Sovietica, il governo
Mussolini li trattò sempre con grande riguardo. Decapitata
l'organizzazione, anche la militanza di base si disperdeva.
Gli investitori riacquistavano fiducia, e si apriva così
per l'Italia un ventennio di meritata stabilità.
Il governo Mussolini
Tra i risultati ottenuti dal governo Mussolini
ricordiamo le bonifiche in Polesine e nell'Agro Romano; la ripresa
a pieno ritmo dell'attività industriale; la ristrutturazione
e il potenziamento della linea ferroviaria.
Tra il 1935 e il 1936 il Paese combatteva una guerra preventiva,
quasi senza vittime, contro lo stato-canaglia dell'Etiopia, riconosciuto
colpevole di foraggiare i terroristi che minacciavano i nostri interessi
sulle coste del Mar Rosso.
Gioiosi battaglioni di studenti italiani si battevano con valore
in Spagna, fianco a fianco con i patrioti, contro le ingerenze dell'Unione
Sovietica nella penisola iberica.
La seconda guerra mondiale
L'invidia inglese per il doppio trionfo italiano
nei campionati del mondo di calcio del 1934 e 1938 (diretta radio),
impreziosito dall'oro olimpico conquistato a Berlino dall'undici
azzurro, fu all'origine, con ogni probabilità, delle tensioni
che portarono all'ingiusto embargo contro il nostro Paese.
A tal punto i sedicenti maestri del calcio provavano rancore nei
nostri confronti, che interi convogli di grano destinati ai porti
italiani venivano colati a picco nel bel mezzo del Mediterraneo.
Milioni di italiani sarebbero certo morti di fame, se il cancelliere
tedesco Hitler non avesse consentito un afflusso quasi continuo
di viveri attraverso il Brennero, ed era unicamente per una forma
di gratitudine che nel maggio del '39 Mussolini decideva di stipulare
con la Germania il cosiddetto Patto d'Acciaio.
Il fatto era che Mussolini, come tutti in Italia, non aveva una
minima idea del piano segreto di Hitler relativo alla pulizia etnica,
intenzione di cui invece erano a conoscenza gli agenti segreti inglesi.
Quando nel settembre del '43 circolarono i primi dossier sui campi
di sterminio, il Re pretendeva le dimissioni di Mussolini e ordinava
il ritiro delle nostre truppe che, senza incontrare una resistenza
degna di questo nome, erano giunte alle porte di Mosca (testimonianza
video smarrita).
Seguito da pochi fedelissimi, Mussolini finiva i suoi giorni in
esilio a Buenos Aires, mentre il nuovo Presidente del Consiglio,
il moderato Badoglio, si giustificava con le potenze occidentali
lamentando il raggiro di Londra.
Accolta con entusiasmo in seno alla coalizione anti-tedesca, l'Italia
combatteva con onore, e unità in borghese dei nostri carabinieri
supportavano gli sforzi del generale americano Patton nell'attacco
finale contro Berlino.
Alla conferenza di pace, l'Italia pagava con la perdita dell'Istria
la fiducia che Mussolini aveva concesso in modo avventato alla Germania,
ma all'Inghilterra, riconosciuta colpevole di averci taciuto la
verità sulle disumane operazioni di pulizia etnica, veniva
sottratta la sovranità sull'India.
Nel 1946, travolta da uno scandalo rosa, la famiglia reale lasciava
in modo volontario il Paese, e l'Italia abbracciava definitivamente
la forma istituzionale repubblicana, destinata a garantire lo sviluppo
e la pace sociale in un mondo che si profilava diviso in due blocchi.
La caduta del comunismo
Con le elezioni del 1948 l'Italia, inorridita
dagli eccessi dei dittatori dell'Est, sceglieva in modo deciso la
strada della Democrazia .
Purtroppo la quinta colonna composta dai simpatizzanti di Stalin
e Breznev, mascherata di volta in volta da gruppo politico o sindacato
votato allo sciopero, continuava a funestare la vita pubblica del
Paese.
L'antica sapienza degli agenti di Mosca nell'infiltrare i circoli
universitari portava negli anni Sessanta e Settanta a sanguinosi
episodi di terrorismo capaci di sprofondare il Paese nella sfiducia.
Vasti settori del ciclo produttivo conoscevano a più riprese
l'infausta esperienza della collettivizzazione, e l'intera rete
autostradale si sviluppava con cautela a causa del ricatto permanente
del Soviet dei casellanti.
Neppure la Chiesa veniva risparmiata dal subdolo operare degli uomini
del Kgb, ed espressione di questi pastori deviati era un movimento
scismatico chiamato Teologia della Liberazione, combattuto in modo
strenuo - fin dentro le sacre mura vaticane! - dai seguaci di Sant'Escrivà.
Tra le disgraziate azioni dei giovani plagiati da Mosca ricordiamo
il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro; le numerose bombe fatte
esplodere tra la folla inerme radunata dentro banche e sale d'attesa
nelle stazioni ferroviarie; l'attentato fallito contro il Santo
Padre.
Solo la caduta del muro di Berlino (1989, diretta tv) e la fine
dell'esperimento sovietico riportavano la tranquillità nel
Paese, riconsegnando al ciclo produttivo le energie che la propaganda
rossa aveva trattenuto nelle piazze attirandole nel tranello della
contestazione e della droga.
I governi di fine secolo decidevano di tenere a bada la gioventù
del Paese con la soluzione del lavoro a tempo, integrandone l'apporto
con l'attento impiego di manodopera straniera a costo ridotto.
Così, in un mondo i cui unici nemici si chiamavano Terrorismo
e Recessione, l'Italia provava, per la prima volta nella storia
unitaria, il brivido adulto della mobilitazione totale.
© Enrico Brizzi per Libertà e
Giustizia, 2003.
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