| 7 gennaio 2003
Cari Wu Ming,
vi scrivo elettrizzato dallo scambio che avete intrattenuto con
l'incorruttibile Massimo Del Papa, persona che si è dimostrata
illuminata nel dibattere teorico quanto colma di grazia, stile e
umanità nei successivi scambi.
Io voto Rifondazione Comunista e pubblico per Mondadori, così
è stato facile per me sentirmi chiamato in causa dalla questione
sollevata nei confronti di Valerio Evangelisti e del vostro 'nome
collettivo'.
In opposizione alla volontà papale di parlare imboccando
bivi ("sia il vostro parlare ispirato al si-si, no-no")
mi rifiuto di farla breve. Le semplificazioni le lasciamo ai semplici,
questa volta.
-IL GRUPPO MONDADORI E' UNA MAJOR di cui Einaudi
è parte integrante dal punto di vista finanziario. Rizzoli-Bompiani
è un'altra major, idem per il gruppo Longanesi. Solo le vergini
pidiessine, inoltre, pensano che Feltrinelli non sia una major,
e che non eserciti, a livello di distribuzione e vendita, un'influenza
preponderante sul mercato.
Questo è cristallino. Ora, perchè un autore che si
sente di sinistra preferisce pubblicare con una casa editrice di
proprietà del presidente del consiglio? Per soldi, direbbe
Del Papa, ma ometterebbe due interessanti questioni.
Primo requisito di una casa editrice, agli occhi dell'autore, è
la garanzia di poter lavorare in pace, senza intromissioni, ai propri
testi. Solo così è possibile un rapporto di fiducia
(fiducia che magari, dal punto di vista umano, riguarda una persona
o due, redattori e non amministratori, e di certo non coinvolge
l'establishment del gruppo editoriale). Se Del Papa si incaponisce
a guardare le cose dal punto di vista economico, che acquisti una
visione a più lungo termine: il migliore investimento per
un autore non è un buon anticipo, ma la tutela del proprio
lavoro.
Secondo corno del problema è la visibilità, e sarebbe
davvero da sciocchi ignorare questo punto. Lavoro due anni, giorno
dopo giorno, a un romanzo in cui cerco di riportare in qua il senso
di meraviglia che mi ha colto nel vivere o sentire raccontare determinate
esperienze. E' un lavoro che faccio con passione e, a questo punto,
non più da dilettante. La foga e l'amore, tuttavia, sono
gli stessi di dieci anni fa, e mi chiedo quale begonzo preferisce
vedere i propri sforzi non premiati e condannati a una visibilità
marginale quando, senza cedere di un passo, può accedere
a una platea più ampia. Non ci sono patti con il diavolo,
qui. Solo la naturale voglia di esserci.
-GLI AUTORI PARLANO ATTRAVERSO I LIBRI e non nei
salotti o attraverso le interviste, che ogni uomo di mondo sa essere
uno strumento a doppio taglio. Chiunque è liberissimo di
pensarla diversamente, ma dal mio punto di vista 'dalle opere li
riconoscerete', e non dall'editore o dalla rassegna stampa più
o meno ricca o favorevole. Leggo un testo, indipendentemente dalla
casa editrice che lo fa arrivare in libreria, e giudico se mi sembra
favorevole a una visione del mondo giusta e sensibile, oppure agli
agrari e alla reazione. Questa è una pratica possibile, ma
quella di etichettare gli autori sulla base degli editori con cui
pubblicano, o di vicende extra-letterarie, mi appare un esercizio
povero e riduttivo, e per ciò stesso nichilista, aggettivo
che trovo quanto mai adatto alla forma mentale del sopracitato Del
Papa.
Cerchiamo buoni pascoli e acqua fresca per la
nostra gente, e lasciamo le prese di posizione sull'attualità
ai giornalisti. Pagheremo di persona, forse, ma preferisco vivere
la mia militanza quotidiana per un mondo migliore lontano dai palcoscenici.
Se possiamo fare qualcosa di buono, lo faremo nelle nostre città
con l'anima e lo stile, non puntando la bacchetta dell'ideologia
contro i compagni che si battono in prima linea per difendere la
libertà di pensiero e per rendere fertile la parola.
IF THE KIDS ARE UNITED...
Con i migliori auguri di un felice 2003,
Enrico Brizzi
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