PRODOTTO IN BOLOGNA

"…Johnny Lydon rincara la dose: 'Vogliamo l'avvento del caos, la vita dei ragazzi non migliorerà affatto senza prima peggiorare'; in Inghilterra correva l'anno 1976, era l'alba del governo Thatcher e la disoccupazione toccava il livello più alto del dopoguerra: attorno al 7%. Italia 1994, la disoccupazione sfiora il 13%…"
(Tratto da Ossigeno, organo ufficiale del Made in Bo)

Ho un amico ad Ancona, mi dice che lì la sera i ragazzi possono solo andare in discoteca o in osterie molto costose. Nessun altro punto di ritrovo.
Ho un amico abruzzese, mi dice che lì la sera i ragazzi possono solo correre da un posto all'altro, ma più che altro il piacere è correre in macchina e chiacchierare lungo il tragitto, non tanto il posto in cui s'arriva.
Ho un'amica a Firenze, mi dice che lì la sera i ragazzi si riunivano alle Cascine, in un gigantesco bar all'aperto in cui si poteva ascoltare musica e chiacchierare fino a tarda notte senza spendere milioni. Mi ha detto anche che quest'anno il comune ha cercato di impedire in tutti i modi l'apertura e così i ragazzi di Firenze possono uniformarsi al nuovo trend-nuovo ordine e andare solo in posti in cui si deve pagare il biglietto.
Qui a Bologna c'è qualcuno che si è mosso in modo atipico fin dai tempi del 'movimento'; degli anni d'oro del Dams, della città descritta da Pazienza in Pentothal prima ancora che in Zanardi, dei concerti degli Skiantos alla Buca San Petronio e di Radio Alice, qualcosa è rimasto.
Comincia proprio da qui, dai ragazzi che si sono conosciuti in quegli anni, la storia del Made in Bo, "il grande luogo all'aperto dato agli spettacoli notturni per svitarvi da pareti basse e sedi anguste e ciccose, ostili a una sana attività polmonare".

C'è chi non ha mai abbandonato quelli che si potrebbero chiamare 'ideali' come la solidarietà, solidarietà disinteressata verso chi è stato più sfortunato o ha fatto un errore di troppo, ed ha fondato una cooperativa (l'Altercoop) che offre lavoro qualificato a detenuti ed ex detenuti, permettendo ai primi di ottenere la semilibertà ed ai secondi di 'uscire dal carcere con la testa e col corpo', come dice Andrea Ruggeri, già ideatore (coll'indimenticato Maurizio Stanzani) dello storico locale bolognese KuBò, ora pubblicitario con la Young & Rubicam. Andrea Ruggeri è, insieme a Maurizio Caduto, il direttore artistico del Made in Bo: hanno creato gli spot televisivi e radiofonici, si sono occupati delle rassegne Ars Lux e Art Bus, hanno messo il loro zampino nella realizzazione di 'Ossigeno', l'organo ufficiale del Made in Bo. Andrea e Maurizio sono solo alcune delle persone che hanno prestato gratuitamente il loro lavoro per quello che è molto più di un festival o di una rassegna per giovani.

Quello che mi piace di questa storia è che i ragazzi dell'Altercoop rappresentano una vera beffa per tutti quelli che sostengono l'importanza dello stato-assistente sociale, che ti dà qualche aiuto a inserirti nella società (dei consumi, dello spettacolo, eccetera) e in cambio si sente in dovere di accertarsi che tu sottoscriva entusiasticamente tutto ciò e magari ti diverta pure; 'noi siamo una cooperativa sociale fatta di detenuti ed ex detenuti che funziona davvero, senza assistenti sociali, in totale autonomia finanziaria, che non pesa su nessuno e non chiede soldi a nessuno.' Non ci avevo mai pensato, sinceramente, ma ritengo che quest'esperienza dovrebbe fare ronzare le orecchie a più di una persona, ad Ancona o in Abruzzo o a Firenze, o magari dalle parti di Roma.
Questo è un teorema, non un'ipotesi: i fatti dimostrano che i ragazzi, capitati in un modo o nell'altro in quella che Andrea mi ricorda essere la categoria sociale più debole, e cioè quella dei detenuti, si riescono a tirare fuori con le loro forze, grazie al lavoro offerto dai fondatori della cooperativa, che è un lavoro vero e professionalmente competitivo -non si tratta di modellare la creta nel laboratorio del carcere (attività che peraltro può essere divertentissima e istruttiva, ma non è questo il punto)- come occuparsi di pulizie, affisioni, vendita di carta ed ecologia. E produrre il Made in Bo.

Per me, giovane bolognese, il Made in Bo è una grande arena a ridosso di una collina, in cui si entra gratis, a dieci minuti di vespa dalle Due Torri, piena di stand a livello del terreno o montati su tubi Innocenti, in cui si può bere, mangiare, guardare la tivù, chiacchierare o starsene in santa pace, conoscere ragazzi di Bologna e non (nel parcheggio non mancano macchine di tutta la regione, più qualche veneto e fiorentino particolarmente ispirato); è un posto in cui vengono organizzate rassegne di varia arte e soprattutto un posto in cui si possono sentire dei bei concerti gratis o a prezzi finalmente abbordabili. Quest'anno sono arrivati Frankie Hi Nrg, Alma Megretta, Defunkt, Funky Company, Negrita, Skiantos, Malavida, Willy de Ville, Africa United e Massilla Sound System, solo per citarne alcuni. Un posto pulito, illuminato bene.
Ossigeno contiene i programmi delle varie serate, cut-up alla Burroughs ritagliati e collageati, con inquietanti (per gli apocalittici) e rassicuranti (per gli integrati) citazioni da Johnny Lydon e Vivienne Eastwood, precisazioni estremamente gradite & gradevoli ('l'ingresso a tutte le serate è rigorosamente gratuito') nonchè la presentazione di due iniziative assolutamente uniche promosse dal Made in Bo e curate con grande impegno e competenza da Silvia Grandi: Ars Lux e Art Bus.
'Quest'anno il Made in Bo non è solo grande musica dal vivo, ma anche grande arte dal vero, messa in mostra come a nessun gallerista classico sarebbe passato per la testa. Nessun gallerista infatti sbatterebbe i suoi talenti in mezzo alla strada. Vivendo noi a cielo aperto e non in galleria, non abbiamo avuto remore a farlo con Ars Lux'.
Andrea Ruggeri mi spiega come è nata l'idea di concedere spazio all'arte tramite l'esposizione su manifesti luminosi di sei metri per tre posti in cento strade diverse in tutta Italia di cento opere di altrettanti artisti, da AA.VV. Aggregati a Constantin Zvezdochetov: "Questa iniziativa parte dalla constatazione pura e semplice che in Italia non c'è spazio per l'arte. Ovvero, c'è, ma non c'è spazio per le persone, nel senso che i musei pieni di capolavori rimangono chiusi proprio nei giorni e negli orari di maggiore affluenza potenziale. L'unico ad aver tentato l'effrazione (proprio così, dice, 'effrazione') delle serrate dei musei è stato l'ex ministro Alberto Ronchey, ed Ars Lux vuole essere anche un omaggio al suo tentativo."
Si può leggere a pagina due di Ossigeno: 'Sotto il cielo, tra le strade e le piazze delle città del sud e del nord, negli spazi d'affissione finora destinati alle pubblicità miliardarie ora splendono cento quadri luminosi di cento artisti d'Europa'.
Turbate irrimediabilmente le tranquille notti del regime technocratico, resta qualcosa da esibire in pieno giorno. Cosa turba di più la pace delle nostre città facendo anche lavorare il cervello? Un graffito sparato in bella vista. Quale è l'unico difetto del graffito? L'immobilità. Quale è la massima decontestualizzazione per un'opera d'arte? Uno spazio pubblicitario (Warhol al contrario!). Nasce da queste riflessioni Art Bus: circa settanta artisti hanno prodotto in plein air le loro opere che sono state poi plastificate e piazzate proprio sulla pancia degli autobus arancioni che scorazzano per la città, nello spazio in cui abitualmente vediamo pubblicizzare un deodorante per i piedi o un videoregistratore o la pastasciutta; sono nati così gli Art Bus, concepiti per portare in giro per Bologna nei mesi di luglio e agosto i lavori di questi ragazzi. Ora tutti i conduttori dell'ATC (l'azienda dei trasporti bolognesi, grazie a cui questa idea si è potuta realizzare) litigano perchè non vogliono più guidare autobus normali ma solo Art Bus. Ma non è finita qui, come mi spiega Andrea: "Visto il consenso che c'è stato intorno a questa iniziativa, abbiamo deciso di andare ancora oltre: il prossimo passo sarà un bus completamente graffitato: davanti, dietro, sopra, di fianco, tutta la carrozzeria sarà dipinta; gli unici spazi che resteranno come sono sono i vetri. L'opera d'arte totale sarà interamente impacchettata con un adesivo speciale, in modo che non si rovini, e girerà Bologna per un anno intero, cambiando linea ogni giorno, per farlo vedere in tutti i quartieri della città."
Scrive Ossigeno: 'Art Bus è un progetto che dà oggi libero sfogo all'arte nel territorio. Significherà salire su un mezzo di trasporto che è anche un'opera d'arte, nonchè un desiderio di rompere i confini elitari della creatività. Dal Made in Bo gli artisti della città ci porteranno un po' oltre gli itinerari sensibili e topografici in cui, per necessità e per scelta, ci vogliamo confinare'. Parla con passione, Andrea, della 'mission' del Made in Bo: "Non è solo un posto in cui si venga a ballare. Da un lato riscopre la tradizione italiana della festa in campagna, all'aperto, lampadine appese agli alberi, pista e musica, ma dall'altro, a partire dallo spirito con cui nasce per finire con le iniziative collaterali, è uno spazio semplicemente unico. Il guaio è proprio questo: in Italia non esiste niente di paragonabile."

Venerdì sera, arrivo al Made in Bo sulle dieci, e la gente si assiepa nei bar alti, a destra dell'entrata, per vedere Brasile-Camerun, oppure fa un giro nella libreria, o nel negozio di dischi (vinile, signori miei, vinile), o entra alla 48 ore del fumetto, tra una personale dedicata a Devil e una scelta gigantesca di fumetti in carta e video fornita dalle principali case di distribuzione nazionali.
Verso le undici sale in consolle un dee-jay d'eccezione, Larry di Videomusic, e la pista si riempie con i Mano Negra, i Mau Mau, i Blur et alii.
L'anno scorso cinquecentomila visitatori, quest'anno se ne attendono più o meno settecentomila: in una città che naviga ormai verso i quattrocentomila abitanti, in cui interi quartieri sono abitati in larga maggioranza da anziani, questo significa nè più nè meno che il Made in Bo è quello che si potrebbe definire 'un punto di riferimento' per i giovani. "Un pubblico giovanile eterogeneo", mi aveva spiegato Andrea.
Sono quasi fiero di ascoltare (grande) musica e bere birra in un posto che nasce dall'intuizione che si può fare politica -ossia modificare la società- senza appoggiarsi a nessuna istituzione; un posto in cui chi la pensa in un certo modo invece di mostrare i muscoli mostra il cervello. E, naturalmente, lo ossigena.
Il bello di qui è che sembra che ognuno possa giocarsi le sue carte al meglio, senza dovere piaceri a nessuno: i detenuti ed ex detenuti che lavorano per Altercoop trovano un reddito, un mestiere più che onorevole e soprattutto un universo mentale diverso; i gruppi che vengono qui a suonare si trovano di fronte a un pubblico giovanile che si è radunato in proporzioni che un biglietto a prezzo più elevato non avrebbe permesso, e si esibiscono in un'arena 'calda' al punto giusto (senza contare il rientro d'immagine); Gianluca, che ha vent'anni, può lavorare qui la sera dopo aver preparato qualche esame durante il giorno, e riesce così a mettere insieme un po' di soldi. Proprio Gianluca, mentre Lorenz mi prepara un Marguerita, mi spiega come qui ci sia un afflusso quasi inverosimile di pubblico che non fa il classico nightclubbing da un locale all'altro, ma passa qui tutta la sera, tra i bar, le esposizioni temporanee, i concerti, la pista e la collina.
Sto per tornare a casa, alle tre e mezza, quando finisce la musica e constato che molti sono ancora lì, davanti all'ultima birra o a parlare con una ragazza appena conosciuta. Ripenso alle righe di Ossigeno: "Lasciate a Morfeo gli amici lessi, svegliate endorfine e fibre veloci. Fate correre i sensi (…) lontano dalle democrazie da pianerottolo, dalla necrosi catodica, dalle passeggiatine in centro", e ripenso anche ai miei amici di Ancona e via dicendo, e sono contento di abitare qui a Bologna, in una città che tra sfighe e cadute di tono dispone di diecimila metri quadri con 'pista vasta e watt potenti'. Se ci pensate è già molto. Non ancora abbastanza, ma molto.

(Un ringraziamento particolare ad Andrea Ruggeri, Gianluca Storci e ai responsabili del Made in Bo.)

 

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