THIS IS MY NIGHT
La primavera si fa sempre più estroversa
& strafottente, dalla speranzosa teenage di marzo e aprile e
maggio si passa ai vent'anni. Esplode un'altra estate di colori
e rassegne mattutine di Totò principe De Curtis e concerti
e fumo di maria.
Piovono come schegge, gli esami della sessione estiva, mentre maturano
i dividendi delle storie d'amore più diagonali che abbiate
mai osato immaginare (Cristo! Ma non te ne sei accorto che io ci
sto veramente male ?!?) e le solite osterie di sempre appaiono da
una settimana all'altra sotto una luce diversa. Tipo che il ragazzo
che consiglia le birre si è tagliato i capelli e sfodera
una maglietta a maniche corte che a lui, apparso per mesi e mesi
in maglione peruviano, non avresti mai osato immaginare.
Hai -bene o male- studiato tutta la settimana, portandoti Generazione
X del Douglas Coupland in sala studio per contemperare saggiamente
il diritto amministrativo con qualche pompata di esistenzialismo
nineties che ti fa vedere il tutto -comprare il disco degli Inspiral
Carpets, guardare la vetrina di un negozio di articoli sportivi-
da un punto di vista mooolto diverso. Col risultato che Generazione
X l'hai finito, mentre il diritto amministrativo langue irrimediabilmente,
arenato in corrispondenza dell'Attività di diritto privato
della Pubblica Amministrazione. Tanto mancano ancora quattro giorni.
Se ti ci metti puoi farcela. Moh.
Hai -bene o male- studiato tutta la settimana quando vai irrimediabilmente
a finire contro il venerdì sera, come andare a schiodo in
vespa con in mente un funky molto tirato e investire una vecchietta
carica di borse della spesa. Cioè (versione anni Ottanta
reaganiani) tu ti fai male, ma lei la stendi definitivamente, oppure
(versione anni Novanta panteisti) lei la stendi definitivamente,
ma anche tu finisci per terra e ti strappi i jeans e sbatti la schiena
e ti sbucci i gomiti. Il venerdì sera è così:
inevitabilmente vinci tu, ma è meglio stare attenti, che
come niente quella seratina di scherzi te ne sa fare non pochi.
Certo non è come sabato, quando la partita è veramente
aperta, e non è raro non riuscire a tornare prima del mezzogiorno
seguente col sapore di sabbia (o sangue, o bicarbonato) in bocca
e la voce da Bogart mentre i regolari sono già stati a messa
e/o partiti per il picnic.
Ti sei già fatto la terza fialetta di S., oggi, un prodotto
al gusto d'albicocca usato per il recupero dei traumi postoperatori,
particolarmente ambìto perchè migliora la concentrazione
e regola il sonno. Ed è perfettamente legale. Anche i P.
sono legali, ma ci vuole la ricetta. Anfetamine, giovani.
A proposito di anfetamine, quel killer di Mestitz ti ha promesso
un pillolo per stasera, ma non è da escludersi il pacco.
La odi, questa mancanza di professionalità. Nei pusher, poi.
E' sul ritardo che si basa il potere degli spacciatori, lo diceva
anche il Burroughs. Ma Mestitz non è in ritardo per esercitare
potere su di te, solo perchè si dimentica o non ha voglia
di telefonare.
Sono pensieri simili a questi che ti nuotano a dorso nel cervello
mentre scali le marce per fermarti nel piazzale subito fuori Porta
Saragozza dove ti trovi di solito con gli altri guerrieri. Sei in
ritardo, no?
Mestitz c'è. Rosco c'è, apparentemente ubriaco nonostante
l'ora presta. Il Papa c'è. C'è anche Bugatti, e sta
parlando con un geppetto mai visto in tenuta da seminarista, con
il gel e i jeans che finiscono tre dita sopra la caviglia e le scarpe
da barca e la camicia fuori dai pantaloni. Una specie di paninaro,
non so se.
Saluti tutti tranne Bugatti, per evitare che tenti di presentarti
questo zoppetto, a cui ho già voglia di sbattere la fronte
sul cofano della Twingo -sua, minimo- color castagnaccio a cui si
appoggia con forzato fare fonzesco.
"E' un compagno di liceo di Buga" tenta di giustificare
Rosco. E chi se ne frega, pensi tu. Se questi due la menano ancora
per molto con i loro ricordi liceali & natalizi, ce ne andiamo.
Questo non lo dice nessuno, ma è come se vi uscisse contemporaneamente
il fumetto del pensiero dalle teste, da quelle da statue ellenistiche
di Rosco e del Papa e da quella rasata con stempiature di Mestitz,
nonchè dal tuo kranio da surfer. La prima nota positiva della
serata è quando il pelato dice 'Ah, ce l'ho. Il pillolo,
dico. Ce l'ho'. Tenti di scherzarlo facendo finta di niente ('Ma
io mica lo volevo; dicevo così per dire. La settimana prossima
c'ho pure unnesame'), ma lui non fa una piega, dice 'Cazzi tuoi,
me lo prendo io', come dire Uno in più non sarà quello
decisivo per i neuroni; ma anche I venticinque sacchi non sono il
minimo problema. Che amici imperturbabili, pensi. Mercoledì
mattina dai l'esame, a mezzogiorno vai a farti una gran mangiata
da nonna -il nipote universitario è da rimpinzare di tagliatelle
al ragù perchè se lo merita-, il pomeriggio dormi,
la sera cominci a telefonare in giro, organizzi una seratina, ti
sbatti sotto la doccia e verso le dieci e mezza esci per una di
quelle disco all'aperto. Ti spari il pillolo e balli tre-quattro
ore senza fare una piega. Sceglierai uno di quei posti un po' pacchiani
frequentati da ragazzi con le tempie rasate e la coda di cavallo
e ragazze in reggiseno di pizzo e jeans tagliati. Fin troppo facile
rimorchiare, lì. Basta una camicina di marca. E un pillolo
perchè Only the strongest will survive e si comincia a fare
sul serio solo quando i regolari ormai dormono della grossa.
Ma oggi la serata comincia così, sulle nove preste preste
ed è troppo avanti sia per i decibel in libertà &
il prato delle canne che per la fiera rock (sembra un'idea da giunta
scandinava, di quelle che ti organizzano il festival gratuito);
si finisce in una delle solite osterie, a parlare dell'ultimo esame
& del prossimo & dell'estate ormai arrivata. Si vengono
a sedere vicino a voi una specie di sposati, sui trent'anni. Lui
è già un po' calvo, lei è truccata, con un
gran naso e un vestito intero. Draghi il tuo cervello in lungo e
in largo, ma non hai la minima idea di dove possano andare a finire
prima delle quattro di domattina. Festa da amici? Locale per sposati
sui trenta? Una qualunque Hostaria finto rustica dove il coperto
costa quattro sacchi e suonano musica dei Queen o di quei soulmen
americani bianchi che fanno venire il latte alle ginocchia? Moh.
Punk, gangsta, psychobilly. Questo è uno
di quei posti in cui si suona musica indipendente. Acid jazz, funky,
neopsichedelia. E io sono il barista. Ska, surf, core. Chi sta andando
su in questo momento? Dipende dalle serate. Il martedì è
dedicato alle novità, senza mix, senza musica dal vivo, senza
feste. Solo musica, sala semibuia e musica. Arriva un sacco di roba
dall'Inghilterra, come sempre, ma anche Germania, Francia, Olanda
e Australia hanno da dire la loro. Trattiamo solo dell'indipendente
noi. Beh, ogni tanto mettiamo su anche i Nirvana o i Soundgarden,
ogni morte di papa ci scappano i vecchi Clash o Cure o Damned, perchè
è giusto che anche i ragazzi che vengono qui per sette sacchi
imparino a conoscere un po' di storia. Il martedì è
la serata che mi piace di più, non c'è che dire. Ancora
non mi raccapezzo di come si possano completamente abbandonare i
vecchi strumenti, come se ormai fosse stato detto o fatto o suonato
tutto il possibile; voglio dire, in molte disco si ascolta solo
roba uscita da un campionatore. Qui da noi tutto sa di pelle tesa
dei tom da batteria e one two three four scandito sul battipenna
in contrasto col corpo della chitarra. Il martedì ci sono
ragazzi dai diciotto ai venticinque anni, anche qualcuno più
grande. Anfibi, scarpe da tennis di tela, abbigliamento con abbinamenti
volutamente pacchiani, tipo camicia a quadretti da yupppie e pantaloni
militari tagliati al ginocchio, o giacca di cotone sopra una maglietta
colorata con lo spray. Un sacco di gente del Dams, e universitari
in genere. Di roba non ne gira, al massimo canne. La cosa impressionante
è quanto bevono. Birra a fiumi, molto più di qualche
anno fa. E io di sicuro non sono più vecchio dei loro genitori;
beh, abbastanza per aver visto il concerto dei Clash in piazza Maggiore.
La cosa un po' strana sono queste ragazzine di diciott'anni che
vengono a chiederti una vodka dopo l'altra, in gruppo o da sole,
come se aspettassero che succeda qualcosa e ingannassero così
l'attesa.
Il bello è che questo qualcosa non succede praticamente mai,
ma io faccio il barman per rockers, mica il prete, e aspetto che
lo capiscano da sole.
Verso le undici e mezza salgono in macchina (Rosco,
il Papa e Elwood sulla 2CV Charleston, Mestitz e Bugatti sulla Fiesta,
con Mr. Jones dei Counting Crows così alta che sembra filtrata
da un distorsore. Bugatti cerca di rollarsi una canna, ma Mestitz
prende una curva troppo larga e tutto il fumo finisce sulla pedanina
zigrinata tra bestemmie di varia gravità).
Sembra che a casa di Paola, in via san Vitale, ci siano altre tre
tipe -compagne di università- tra cui la pescarese che piace
a Elwood, immemore del diritto amministrativo e dei propositi di
studio fitto come se piovesse.
Si profila la classica serata di chiacchiere deficienti, canna alla
sabbia e inchiodi senza speranza.
Il Papa, sballottato sul sedile posteriore della 2CV, ubriaco con
sfumature tristi, passa in rassegna tutte le soluzioni che si potrebbero
escogitare per ravvivare la serata e magari farsi le tipe: concerto
surf punk al Livello 57 oppure giro al Made in Bo tra birreria,
comici, concerto e danceare in pista oppure disco gratis al Frigò
+ giro sui rinomati colli bolognesi (Sì cazzo, ma noi siamo
cinque e loro quattro Vabbè tanto a te non ti tira Bravo
come se la Barbara non ci avesse raccontato di quella sera a Rimini
Bravi stronzi quella sera ero ubriaco Se a me non tirasse tutte
le volte che sono ubriaco non avrei ancora raggiunto la pubertà)
oppure in un posto più maraglio & maranza così
giusto per vedere la gioventù più maraglia & maranza
della città, tipo ragazze in jeans a brandelli e reggiseno
di pizzo.
Mentre Bugatti, Mestitz e compagnia puntano disperatamente
su porta san Vitale, i militari in libera uscita rientrano trafelati
nelle caserme sui viali a gruppi di dieci e più; le ragazze
austriache e ceche si piazzano tra porta Saragozza e porta sant'Isaia,
quelle nere dalle parti di san Mamolo, lungo il resto dei viali
tutte le altre, peggio organizzate (forse proprio adesso qualcuno
accoltella o è accoltellato per cinque metri di marciapiede);
molti ma molti ragazzi si scrollano ai ritmi techno sparati direttamente
in testa dai woofer delle casse; sui colli, alle pendici dell'appennino,
qualche coppia si è appartata in macchina (e domattina bisogna
andare a lavorare); qualcuno corre coll'acceleratore a tavoletta
verso Riccione, dove la notte non finisce mai, e neanche la musica;
qualcuno imbragato in una tuta mimetica gioca alla guerra tra i
cespugli della Croara, a un quarto d'ora di macchina dalle luci
del centro; qualcuno è acceso di fronte alla televisione,
ancora sveglia nonostante l'ora tarda; qualcuno gioca a carte e
beve vino in un'osteria after hours, ed è qui che vengono
i pensieri più belli, e l'alcool non può fare male
perchè ti spinge leggero verso l'alba senza ubriacarti.
I semafori sono sempre arancioni, di notte.
L'alba arriva dalla Romagna e si svegliano per
primi il Pilastro, san Donato, san Ruffillo, santo Stefano, san
Vitale e la Cirenaica.
I ragazzi ti riportano al piazzale in cui
vi siete incontrati, più o meno otto ore fa, e già
fa luce. Li saluti con voce roca, salti in vespa e dài aria
al motore. E dài aria anche a te, filando verso casa nell'alba
estiva. Se ieri notte fossi andato a letto non avresti conosciuto
Francesca, quella ragazza di Pescara che ti piaceva da un pezzo,
e se non fosse stata notte non avreste giocato a carte davanti a
una poi due poi tre bottiglie di rosso, e non avresti avuto il coraggio
di baciarla in modo così rapace mentre vi guardavate di taglio,
se non fosse stata notte.
Ultimi giorni di studio per l'esame, poi notti così diventeranno
l'abitudine -magari le passi con Francesca; ti compri un pezzo di
pane appena sfornato, sali in casa, ti fai ben due S. per non cadere
addormentato sui libri a metà mattina, e mangi il pane senza
niente in mezzo, sbriciolando sulle fotocopie di diritto amministrativo.
Pensi a Rosco, Mestitz, Bugatti e il Papa, ciascuno in casa sua
che si spruzza la faccia d'acqua gelida per svegliarsi, e vorresti
augurare buona giornata a tutti loro. E ai ragazzi di tutta la città.
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