King-----------

¡MUERTE A LA INTELIGENCIA!
Riflessioni Sulla Triste Situazione Boliviana

Bolivia, ottobre 1994. Senti chi parla II, nove milioni e duecentomila spettatori. Dirty Dancing, sei milioni e quattrocentomila, Le Comiche, sei milioni, Le Comiche II, sei milioni. Dati gentilmente offerti dalla tivù di stato boliviana. Senza scomodare i dieci milioni di Basic Instinct, film di serie A travestito da film di serie B travestito da film di serie A. Se capite quel che voglio dire.
Dieci milioni di spettatori, un boliviano su sei. Un boliviano su sei guardava Sharon Stone e Mike Douglas. Che possono piacere molto, non c'è dubbio, ma quando penso a dieci milioni di compatrioti ipnotizzati dalle cosce mielate di Sharon & dai pettorali bronzei di Michael, la gola mi si chiude all'improvviso e un senso di nausea si impadronisce di me. Claustrofobia.
I casi sono due: o Basic Instinct non ha la maggioranza schiacciante dell'audience, ma questo comporterebbe che un numero spropositato di boliviani quella sera abbia guardando la tivù (invece di andare al cinema, ascoltare i vecchi dischi degli Who, leggere Chiedi Alla Polvere di John Fante, scopare e quant'altro) e quest'idea mi fa star male, oppure quelli che guardavano la tivù erano relativamente pochi più dei dieci milioni dei fan di Basic Instinct, ma questo comporterebbe che tutti stavano guardando lo stesso programma, e il solo pensiero mi fa stare peggio.
Omologazione, omologazione, omologazione, vi dice niente questa parola?
Se ne parlava già su King di marzo, nell'articolo 'Ma tutto questo Ambra non lo sa' (a proposito, non perdetevi la monografia dedicata alla interprete di 'T'appartengo' e 'L'ascensore'. Ve la consiglio non tanto perchè edita dalla nuova Eri, dato che non me ne viene in tasca il proverbiale soldo bucato, quanto perchè i due autori, Marco Giusti e Alberto Piccinini, sono una garanzia. Piccinini l'ho conosciuto quest'estate, abbiamo fatto insieme Roma-Firenze in treno senza smettere mai di ridere; Giusti non lo conosco, ma è pur sempre quello di Blob, e suo fratello era il miglior insegnante di storia e filosofia del mio liceo; tanto per dire che è una scuderia da sostenere, insomma).
Riassumiamo per i più negligenti: il Nano Pelato, nom de guerre del proprietario di sei reti televisive nazionali & altri gadget minori, cerca di inglobare completamente una generazione, quella dei nati dal 1970 in poi -per intendersi, quelli che da piccoli hanno conosciuto il 'mondo trasho' dei cartoni animati, da Goldrake a Remi ai Puffi- tramite il più poderoso network multimediale di cui si sia mai avuta notizia nel nostro sfortunato paese tropicale, comprendente in primis le televisioni cattive maestre e in secundis i campioni sportivi (ormai tifo contro il Milan con orgoglio illuministico più che per giurata fede nerazzurra), le catene alimentari, i giornaletti, gli ipermercati. Scommessa senza dubbio affascinante, che però molti avrebbero preferito vedere realizzata in laboratorio piuttosto che direttamente su noi cavie umane costrette a lavorare gratis.
Un fatto è certo. Nessuno può sperare di prendere il potere senza un qualche consenso da parte della cosiddetta cultura; nessuno, nemmeno qui in Bolivia. Abbiamo esempi lampanti, relativi alla crudele dittatura del ventennio (di cui oggi naturalmente non resta neanche il ricordo dei nostalgici): filosofi e inventori, navigatori e santi, furono illusi dal regime che le loro idee, il loro sapere, avrebbe avuto un ottimo sponsor nel governo. Accadde lo stesso anche presso la Germania di Hitler, tanto per dire la lunghezza d'onda.
Laddove la cultura spontaneamente non appoggia il potere (come purtroppo accade oggi nella nostra beneamata patria, terra in cui, come si suol dire, 'la cultura è sempre stata di sinistra'), ecco che il potere prefabbrica una cultura che lo sostenga. Però, ditemi voi se vi sembra logico che un palazzinaro possa istruire un professore universitario per sostenere con la sua loquela, se non con le sue idee, il palazzinaro stesso. Nella misura in cui l'uomo di cultura viene istruito e addomesticato dalle imbeccate remuneratissime del palazzinaro, penserà proprio come il suo padrone; o meglio, nel suo intimo penserà quell'accidente che vuole, ma sappiamo che nella società mediatizzata questo non conta più del celebrato fico secco. Chi lo ascolta recepirà il messaggio che esce dalla bocca del professore universitario. Il messaggio del palazzinaro, per l'appunto.
Sappiamo per intuito, cari compatrioti, che il costruttore edile non ha mai idee particolarmente brillanti: per essere felici basta avere molti soldi e una moglie particolarmente ravanabile, occorre professare un funzionalismo agghiacciante (se quel tale è povero, in fin dei conti, ben gli sta; se quell'altro è ricco vuol dire che si è rimboccato le maniche al momento giusto. La realtà non è monoplanare, ma questo il classico palazzinaro ex cabarettista di solito non sa neanche cosa significhi) rivestito dai dogmi cari a tutti i preilluministi quali DioPatria&Famiglia. Che il dio sia quello imparato a catechismo, l'onnipresente, onnisciente e onnipotente vegliardo che ha freddato la moglie di Lot, la patria quella che si vede dalla borsa di Milano e la famiglia oramai la seconda con moglie figa e figli biondi è, a questo punto, secondario. L'importante è che non manchino orsi ballerini e cani ammaestrati, nani e ballerine dell'industria culturale che celebrino l'evento della presa di potere, e offrano un appiglio a chi dice che il nuovo ordine è il trionfo dell'ignoranza e del silenzio. "No, che dite-pare di sentirli-abbiamo la cultura e il variopinto consenso della gioventù"; peccato giusto che la cultura sia quella dei tromboni televisivi e la gioventù quella che si entusiasma per il karaoke. Povera Bolivia, adorata terra nostra, dove andremo mai a finire?

Televendita Culturale, Megapacco In Arrivo Per Gli Amici A Casa
Ultimamente, non c'è che dire, la programmazione culturale della tivù non è proprio niente male. Si vede, insomma, che ci tengono alla nostra istruzione e indipendenza di giudizio.
Il palinsesto è quanto di più variegato si possa immaginare, dai corsi di recupero per gli universitari alle riflessioni lasciate cadere come pesche dal ramo in eleganti salotti, passando per rubriche di informazione letteraria e musicale.
Una carattersitica che salta agli occhi in modo lampante è che alcuni programmi sono condannati a un'audience, diciamo così, un po'bassina: il giovane interessato al diploma universitario a distanza in ingegneria non si troverà forse a suo agio a seguire tra le 3 e le 6.30 am ben quattro lezioni (Informatica I, Matematica I, Elettronica I, Teoria dei segnali), nè l'appassionato di musica classica godrà appieno la Traviata mandata in onda tra le 2.55 e le 4.45 am. Può sempre registrarseli, si dirà. Come dire 'Cazzi suoi che gli piace Giuseppe Verdi, a me piace Fiorellino e me lo cucco a ora di cena'. Notate che a me più di Verdi e più di Fiorellino piacciono i Rage Against The Machine che non si vedono nemmeno a Videomusic. Il primo tipo di pacco culturale, in definitiva, è quello legato all'orario improbo di programmazione.
Abbiamo poi una seconda categoria di programmi con più o meno pronunciate aspirazioni culturali, i cosiddetti salotti intelligenti: la congrega giovanile di nuovi perbenisti capeggiati da Maria De Filippi in Amici (canale cinque, il sabato dalle 13,40; ora anche in puntate serali), praticamente una versione tivù delle riunioni dei giovani rotariani in cui le idee più illuminate possono essere riconducibili al liberalismo ottocentesco; il punto di esternazione di Sgarbi, significativamente lasciato solo con un maggiordomo pagato per tacere; i popolari Piazza Italia di Giancarlo Magalli (I Fatti Vostri, ore 12, rai due) e Domenica In. Poi il Costanzo, dove si passa dal malato terminale di AIDS alla risata liberatoria per la battuta in romanesco, dalle cosce dell'ospite fica alle mine antiuomo in un'interessantissima parodia della nostra scala di interessi oramai completamente skizzata. Poi c'è Funari, ma per parlare di Funari ci vorrebbe un libro. Forse Giusti e Piccinini… Notevole Tappeto Volante di Luciano Rispoli, già conduttore di Parola Mia. La figura migliore, come sempre, ce la fa il salotto.
Tutti questi contenitori di arte varia non entusiasmano, e sostanzialmente la componente culturale è poco più che nulla. Dal memorabile 'La struttura del cattivo gusto' di Umberto Eco (sì, proprio lui, l'autore de 'Il problema estetico in S.Tommaso d'Aquino'), saggio contenuto in Apocalittici E Integrati: 'Ed ecco che con quest'ultimo suggerimento ci siamo avvicinati a una nuova definizione del cattivo gusto, che sembra la più appropriata (…) è la definizione del cattivo gusto in arte, come prefabbricazione e imposizione dell'effetto.' E cioè, dove si mostra troppo smaccatamente di dire proprio questa frase, di mostrare proprio questo oggetto, dove si impone un'interpretazione univoca e si sottintende che tutte le altre sonosbagliate, là è il cattivo gusto che guida. Non è forse il caso dei nostri salotti autoreferenziali, con gli ospiti che alla fine concordano sempre, o al massimo il contestatore ('etichettato come deviante') viene messo a tacere o stigmatizzato in maniera talmente negativa da precludergli ogni possibilità di sostenere le sue idee? Per dirla tutta, che senso ha che un salotto culturale si autodefinisca, o lasci intendere di essere, tale?
La cultura, come lo scandalo, è nell'occhio di chi guarda, non nel packaging della trasmissione. A proposito di cattivo gusto, che fine ha fatto Harem?
Abbiamo infine una terza categoria di programmi, più blandamente culturali delle trombonate summenzionate, certo, ma a mio avviso molto più pericolosi. Penso qui a una trasmissione in particolare, Talk Radio, in onda su Italia uno il pomeriggio dalle 17.10 alle 17.40, ma gli esempi si potrebbero moltiplicare. La struttura di questo programma è assolutamente autoriferita, nel senso che gli amici da casa possono telefonare e richiedere brani musicali, spezzoni di film et similia; Italia uno, gentilmente li manda in onda. Un po' come la Suprema Ambra che raccomandava di pregare per prendere la linea e riuscire a partecipare ai giochi in studio. Curiosamente gli amici da casa non richiedono mai il video della polizia di Los Angeles che pesta Rodney King o Sid Vicious che canta My Way, ma le canzoncine pop del Festivalbar e i filmini pop di italia uno coi ragazzi spericolati ma in fondo buoni e coraggiosi. Un modo come un altro per lasciare intendere: 'anche se vi lasciamo la possibilità di scegliere, scegliereste noi'. Questo non è più cattivo gusto, è prepotenza. E la prepotenza esercitata su larga scala senza la minima possibilità di reazione si chiama dittatura.

Ora E Sempre, Resistenza
Si resiste scegliendo sempre; scegliendo quello che lascia la possibilità di scegliere, ad esempio. A chi non porta un verbo, una spiegazione, un'unica lettura accettata e obbligatoria, ma a chi offre qualcosa da rielaborare; parlo di una certa anima di rai tre, quella dei Blob e dei Fuori Orario, e di una certa anima di videomusic, sostanzialmente l'idea del tempo frammentato al ritmo dei clip. Anche se non mi piacciono tutti i clip e non mi piace il VM giornale e il suo populismo giovanile. Buoni invece Metropolis e Moka Choc.
Naturalmente questo è un articolo di parte. Della parte che è contro l'omologazione verso il basso della cultura popolare, in un contesto in cui non si forniscono più gli strumenti di giudizio, e si incoraggia ad assentire incondizionatamente perchè questo è comunque il migliore dei mondi possibili.

 

SI FA PRESTO A DIRE CIRCO

ARE YOU LONESOME TONIGHT?
Vita Notturna Del Signor Nullo

PRODOTTO IN BOLOGNA

THIS IS MY NIGHT

¡MUERTE A LA INTELIGENCIA!
Riflessioni Sulla Triste Situazione Boliviana

TUTTO QUESTO AMBRA NON LO SA
Nome in codice: “Elettrosciocca”.

I CAN GET NO SATISFACTION
Un pomeriggio chez Casamonti

JACK FRUSCIANTE ON TOUR
Weekend musicale con i Frida Frenner

THINKING HEADS & BAD SEEDS
Nick Cave al Palalido