«CUORE», numero ?, dicembre 1994

TANTI TANTI SALUTI DA QUEST’ETÀ COSÌ BELLA E DIFFICILE
Speciale Noi Giovani.

È incontestabile che il Giovane va di moda. Molto più di cinque anni fa, i mezzi di comunicazione si interessano ai ragazzi, e in particolare ai 15-25enni. Intere redazioni si mobilitano alla caccia di giovanissimi delatori che spieghino il codice occulto del graffito, del tatuaggio, del taglio di capelli, dello slang. I fotografi si precipitano su ragazzi vagamente coreografici, con la kaffiah palestinese al collo, o la testa rasata, o su fidanzati che si baciano di fianco a un paio di zainetti invicta.
Un interesse quasi morboso riguarda l’età in cui i giovani (termine che diventa NoiGiovani, da pronunciare come una sola parola, quando a parlare è un appartenente a questa categoria, e cioè IlMondoDeiGiovani) per la prima volta baciano, si masturbano, provano il petting, trombano. Il voyeurismo segaiolo che circonda la sessualità dei giovani è raggiunto forse solo da quello che circonda un altro argomento particolarmente gradito, quale la droga. Agli adulti interessa capire cosa spinge il giovane a bruciarsi, così può organizzare col ministero della sanità interessantissimi spot e istituire il numero verde Droga Che Fare?, a cui rivolgersi nelle mille occorrenze della vostra eventuale odissea tossica (debito di cinque milioni col pusher, overdose di un amico o amica, cani addestrati in vista e mezzo kilo di fumo nascosto in valigia, tra il pigiama e le nacchere souvenir per papi e mummy).
Quel che più conta è che su queste troiate si costruisce un vero e proprio identikit, utile alle figure denominate Educatori -ricordate il vecchio PD Deltoid di Arancia Meccanica, il consulente sociale del piccolo Alex, molto più malvagio del teppista che avrebbe dovuto redimere ?- per avvicinare NoiGiovani, parlare dei nostri problemi, avviarci a diventare cittadini non devianti non repressi non pensanti, automi entusiasti che marciano verso il futuro.
Se non siete informati sull'ultimo modello di NoiGiovani, intesi come comunità ideale, personaggio collettivo, zeitgeist antropomorfizzato, vi dirò che si scopa a sedici-diciassette anni se donne, poco dopo se maschi, con una persona a cui si vuole molto bene ma che la vita allontanerà. Relativamente, però, perchè è giusto restare amici. NoiGiovani, uno per uno, non si conta niente, come se non esistessimo. Sette od otto alla volta, seduti su un muretto con un paio di motorini vicino, diventiamo una Compagnia. La compagnia può essere la croce o la delizia dei Genitori, a seconda se si parla dei nostri problemi e ci si confida, o se si progettano bravate tipo nascondere le armi nei cespugli vicino allo stadio e aspettare l'arrivo dei nemici. NoiGiovani si pensa che la politica sia una cosa sporca, si preferisce credere nell’amicizia e nell’amore. NoiGiovani si è religiosi, ma a modo nostro, ci allontaniamo dalla chiesa ma il timore reverenziale e preilluminista per il vecchio Dio o chi per lui non ci abbandona mai. NoiGiovani magari ci si fa qualche canna con gli amici, eventualmente senza aspirare il fumo, come ha raccontato Clinton ai giornalisti. E comunque è un’esperienza chiusa definitivamente, affrontata solo per paura di essere giudicati male dagli amici. NoiGiovani, come sottolineano Elio E Le Storie Tese nella memorabile hit Supergiovane -praticamente la My Generation della intellighenzia teenageriale- rifuggiamo l’eroina, ma siamo anche in posizione di forte antagonismo nei confronti dei matusa e del governo, nemici di sempre. Da cui fuggire a bordo di un motorino truccato urlando parolacce e lanciando petardi. Elio gioca con ironia geniale sugli stereotipi che la tivù e i giornali impongono come paradigmi infallibili, ibridandoli con la caricatura del teppistello di quartiere, ma in realtà non c’è poi così tanto da ridere. NoiGiovani, in ogni caso, siamo tolleranti e capiamo le diversità perché si vive in un villaggio globale estremamente diverso dalla società (chiusa e contadina o eccessivamente permissiva, a seconda del livello sociale di chi rivolge l’accusa) in cui sono cresciuti i nostri vecchi, che di rado ci capiscono, ma spesso fanno finta. In ogni caso i genitori, citando gli Skiantos, dicono “meglio un figlio ladro che un figlio frocio”, e non capiscono la multiculturalità di chi guarda ad Amsterdam, Praga, Berlino. Poi, NoiGiovani a volte si ritiene che il grande Leonardo Da Vinci è l’aeroporto di Roma e si sbaglia qualche passato remoto, ma in compenso si sa l’inglese.
E via discorrendo.
Quello che emerge da questo mondo flaubertiano di luoghi comuni è forse grave, forse grottesco, forse triste: i ragazzi accettano le banalità, le idées reçues derivate dagli adulti e se ne cibano. Per interpretare NoiGiovani copiano i NoiGiovani della tivù e dei magazines.
Secondo me non è tanto questo il punctum dolens, nè rappresenta un sollievo il fatto che i ragazzi più avvertiti tentino di imporre controclichés altrettanto schematizzabili e caricaturali. Fondamentalmente si tratta di edifici senza fondamenta, in quanto non esiste alcun Pianeta Giovani cui attribuire caratteristiche generalizzabili. Ridicole le schematizzazioni da parte degli adulti che vogliono spiegare i ragazzi, ridicoli i ragazzi che rispondono “Non è così, NoiGiovani siamo diversi, siamo in quest'altro modo”. La realtà è che i giovani esistono solo come classe anagrafica che si trova -come scrive Mitterauer- a vivere in situazioni storiche analoghe, ma nulla di più. Condizioni sociali, idee politiche, convinzioni religiose e quant'altro differenzia le persone (trentaseienni, teenagers, ottuagenari) finisce per frantumare orizzontalmente una generazione, che orizzontalmente sembra omogenea.
È anche per questo che i giovani, in realtà, esistono solo come apparenza.
Ho avuto occasione di ascoltare in una scuola di Mestre G. Bettin, autore di Qualcosa Che Brucia ed attualmente assessore alle politiche sociali del comune di Venezia, e tra le cose che ha detto mi ha colpito particolarmente una sua presa di posizione sul tema: “Basta col discutere di tematiche giovanili e problemi giovanili come se si trattasse di qualcosa di esotico; i ragazzi sono persone come le altre, con tutte le peculiarità che le loro condizioni finiscono per rappresentare. L’età è solo una di queste, quindi non è possibile costruirci sopra troppe interpretazioni.”
Chi invece sull’età gioca alla stragrande, buttando in pentola pezzettoni di gioventù dilaniata, grilli parlanti e casi strappalacrime, bellissime ventenni tanto tanto sensibili e quindicenni che si struggono all'idea degli amici in discoteca senza di loro, è la televisione. Nessun rimorso a mostrare un campionario di freaks da fare invidia a Costanzo, e non è un caso che la trasmissione principe, Amici, sia diretta dalla degna compagna di Buonacamicia, Maria De Filippi. Il suo salotto, che è regolato come un club, in cui si può entrare solo se presentati da un membro ed accettati dagli altri ragazzi, ci presenta giovani belli, saggi, ordinati che, come nella parodia ecclesiastica del Decamerone, si trovano chiusi in uno studio televisivo a parlare dei fatti della vita con una pruderie addirittura eccessiva; stando a un interessante reportage del Venerdì di Repubblica sui giovani di destra, che peraltro si è guadagnato la copertina, possiamo affermare senza timori che gli Amici di Maria Filippi pendono verso l’allegro peronismo di Forza Italia, o tutt’al più indulgono a un romanticismo di destra da lettori inavvertiti di titoli Adelphi. In quello studio regna il pensiero positivo, la sincerità, la camicina fica col colletto tirato su a fare capolino dalla felpa o dal maglione color zuppa inglese, ed essere di sinistra sembra indiscutibilmente out of fashion. Perchè è a questo livello che si svolge il dibattito. A livello di moda.
La coscienza di questi ventenni sembra la logica (non)evoluzione di quella delle teen-animatrici di Non È La Rai; mi sembra che facciano proprio cagare, questi ragazzi, che non si rendano conto di niente, che affoghino nel torrone o si struggano per anoressie isteriche, pronti a urlare, se solo si spinge il tasto che hanno sulla schiena: “Ho voglia di vivere! Nessuno mi capisce! Non cadiamo nel tunnel della droga!” e altre cinque frasi ovvie e autoriferite memorizzate col Bonkompagni di turno.
Accuse infondate, quella di una gioventù selezionata così perchè funzionale? “Questi ragazzi sono molto più maturi dei loro coetanei di vent’anni fa”, argomenta Maria De Filippi, con l’astio di chi in quegli anni ha fatto un solo sciopero, quello per il rapimento di Aldo Moro, probabilmente con il cuore in gola per la sgridata che l’avrebbe attesa. Certo, sono molto più maturi di quei casinisti capelloni. Vi lascio indovinare a chi può fare gioco un'interpretazione del genere. Quella degli splendidi mostri di Amici è la maturità dell’ordine e del silenzio, tutti insieme verso il futuro, lasciamoLo lavorare e rimbocchiamoci un pochino le maniche pure noi, dato che i giovani si riavvicinano ai valori dopo l’edonismo eighties.
Magari dicono di volere la pace in Bosnia, ma sono vicini a una Bosnia di plastica -portare gli aiuti al parroco che li smisterà, ma ai profughi darebbero volentieri un calcio nel sedere, se mai li incontrassero nel quartiere carino dove vivono. Peccato che i profughi non li sistemino né ai Parioli né a San Babila, ma nei quartieroni a rischio dove i ragazzi sono unfashionable, alcolizzati e magari pure nazisti.
Ma non mi basta dire che in loro c’è una confusione di valori. In realtà c’è una drammatica crisi di stile, indice di malessere ancora più vistoso: in ogni generazione c’è stata la parte meno accondiscendente dei giovani che si è alzata, ha cantato Non ci potete giudicar per i capelli che portiam o È la musica, la musica ribelle, e ha sostenuto che i ragazzi potevano eventualmente farsi portatori di valori diversi, ma in ogni caso non spettava agli adulti sentenziare sul loro look, sulle forme d'aggregazione, sulla musica, e via dicendo.
Oggi la televisione, funzionale al regime, sta imponendo uno stile giovanile altamente raccomandabile, da oratorio. Il giovane ospite fisso di Amici fa da spalla alla signora sessantenne nell'inibire alla figlia l’accesso alle discoteche riminesi. Che naturalmente sono univocamente etichettate come ‘luoghi a rischio’, non come ‘posti in cui si fa una musica di merda’ o che so io. Ideologia a palate, tanto per cambiare.
Mixer Caro Diario è una trasmissione che Rai Due ha ideato per fare concorrenza ad Amici sul lato semichic semifreak: le luci in studio sono un po’ più appannate, i ragazzi sono vestiti un po’ peggio, qualcuno in studio è un po’ straniero, qualche ospite è un po’ meno di destra, la conduttrice Sveva Sagramola è un po’ più fica. Non che il risultato sia un po’ migliore di Amici, ahimé: una delle ultime puntate ci mostra il caso di una ragazza di Siena che a sedici anni si è messa con un tale, e a diciotto è stata mollata. Quando si dice la vita! Cosa non succede al giorno d’oggi! Ma vi rendete conto? È stata lasciata dal suo ragazzo dopo quasi due anni! (Se per caso avete visto la puntata potreste anche chiedervi cosa abbia spinto quello sciamannato a resistere due anni… ma questa è un’altra storia). Il capolavoro in ogni caso è come parla questa tipa: “Già a maggio ho avuto un preannuncio che la storia stava finendo, ma ho avuto il coraggio di andare avanti fino a luglio”, e Sveva Sagramola conduttrice ma sorella maggiore ma compagna di stanza in collegio sa capire, e fa di sì con la testa e sorride e sorride ancora di più con un velo di amarezza quando la poverina continua il racconto, tra gli applausi e le espressioni solidali dei ragazzi in studio: “Mi sono accorta che in questi due anni ho frequentato solo lui, mi sono mancate tante piccole tappe. A diciott’anni non so più chi sono, devo cercare me stessa”. A questo punto si scopre che la sedotta e abbandonata ha in mano, udite udite, un uovo di legno. “Che cos’è ?”. “È un uovo”. “Che bell’uovo!”. “Sì, è un ricordo”, riesce a pronunziare l'ospite al culmine delle sue possibilità liriche.
E a questo punto, vincano i buoni, la situazione di stallo si risolve perché si scopre che l’uovo gliel’ha regalato un’amica con cui, dolci! dolcissime! di più!, si scambiano perfino i vestiti. E l’amica compare in video, perché Caro Diario, coi suoi potenti mezzi ha catapultato un inviato in un’abbazia del ‘600 dove si ritrovano i giovani che hanno aiutato a uscire dalla depressione questa ragazza. Sì, le hanno insegnato che si può (si deve?) vivere insieme! Le hanno regalato un uovo! Si scambiano i vestiti! Si trovano un giorno alla settimana a chiacchierare e cantare in un posteggio (sic!), e nelle grandi occasioni organizzano pranzi nell’abbazia del ‘600 di proprietà dell’amica ricca.
La vita continua, più e peggio di prima.
Seguendo i consigli sapienti di chi NoiGiovani ci capisce davvero: Sveva Sagramola, Maria De Filippi, Jovanotti e Red Ronnie. Viva tutti, all’assalto della vita e della montagna dell’amore, con un uovo di legno in mano e tanto entusiasmo nel cuore!

Enrico Brizzi 1994

TROOOPPO GIUSTO!

SGARBI UNPLUGGED

STAR TRASH

EIGHT MILES HIGH

VIVERE ULTRAS PER VIVERE

TANTI TANTI SALUTI DA QUEST’ETÀ COSÌ BELLA E DIFFICILE
Speciale Noi Giovani.