| «Comix»,
nuova serie, numero 3, marzo 1996
LIVE IN SAXA RUBRA
Dal nostro simpatico inviato tra i morbidi cuscini di Harem
Il tranquillo pomeriggio postatomico che culla
Roma è solcato da quattro capaci auto blu della azienda radiotelevisiva
statale. Tre volano a raccogliere le incipriabili ospiti dell’harem
settimanale di katrìnn spakk. La quarta si incunea tra scorciatoie
e preferenziali fino all indirizzo indicato. Ferma in doppia fila.
L’autista, un discreto esemplare de tifoso laziale con giacchetto
husky d’ordinanza, entra in un palazzo che ha tutta l’aria
di dovere la vita alle stiracchiate risorse del piano marshall.
Parla con la portiera, una mutante con caratteristiche antropomorfiche
vicine a quelle di peter ‘‘monkeyman” grobbelaar,
storico portiere del grande liverpool anni ottanta.
Secondo le informazioni l’ospite misterioso si aggirerebbe
per lo stabile, labirinto di moviole e sale di doppiaggio, viluppo
di controcorridoi e tunnel insidiosissimi.
«Se è quel tipo che dico io, è entrato due ore
fa al bar e non sì è ancora visto uscire», sussurra
la criptogrobbelaar. L’autista fa un esplicitissimo cenno
roteante che coinvolge palpebre e sopracciglia, a indicare in qualche
modo il telefono bauhaus color gnocco fritto.
«Vuole... vuole che lo faccia chiamare...?».
Vagamente inquietante la marmorea immobilità dell’autista,
copia semivivente e lontano nipote in giubbotto husky dei fieri
volsci, celebri abitanti del lazio arcaico definitivamente annientati
nel corso delle guerre sannitiche.
Lo fa chiamare.
Pochi metri più in là (forse quindici, in linea d’aria).
L’uomo misterioso viene avvicinato da un dipendente del bar,
dove sta consumando una coca cola tiepida e un centinaio di sigarette,
presissimo dall’ultimo numero di wolverine. L’uomo misterioso
capisce che è il momento di andare, si alza, salda il conto,
inforca il pastrano da capitano coraggioso, e cala gli occhiali
ibizenchi; un fremito tra gli avventori del bar, fino a quel momento
assorti in altri pensieri. «Sono dunque loro?», sembra
chiedere marco columbro a sandra mondaini, ambedue più stanchi
di quanto non si possa dire in video. «Sono dunque loro?»,
sembrano sussurrare interrogativi i camerieri in felpa genere adolescents.
«Dunque, sono loro», constata commosso l’uomo
misterioso, un certo tizio con basette e zaino similmilitare. Trattiene
un singhiozzo. «Sono uomo certo misterioso, ma anche di parola.
E loro avevano la mia parola che sarei andato. Devo farlo per quelle
tre creature. Devo farlo per katrìnn». È ormai
inondato di una certa aureola, e attraversa liquido la stanza, diretto
all’auto, goletta diesel della flotta da diporto di madame
morattì.» «Omo misterioso, nun ce lascià»,
urla disperato un tecnico. «Omo misterioso, senza di te nun
ce la si fa», piange un vecchio doppiatore. «Omo misterioso,
omo misterioso, omo misterioso», pigolano tutti i presenti.
E lui, interessato a nulla, scivola verso l’automobile della
rai guidata dall’esemplare de tifoso laziale erede dei volsci.
Chi si cela sotto i panni improbabili dell’uomo misterioso?
Perché abbandona gli slums del grande schermo per andare
a nascondersi dietro un tramezzo nel salotto arabeggiante di casa
spakk? Quali donne spierà nell’harem? Quali superpoteri
ha? Siamo forse meiusi, busi, puppi, salamanettati, checchineris,
aperitaviti? Aperitivi? Cosa cazzo succede a forza di fare i giovani
autori?
«Qui si allena la lazio». Dopo venti minuti esatti di
sbattimento per le vie inverosimilmente affollate della capitale,
l’autista di pietra apre bocca per annunciare che lì
si allena la lazio. «Benbene», pensa il non più
tanto misterioso amico. «Un calciofilo».
Tre quarti d’ora più tardi. «Ungheria-salvador...
dieci a zero... ma non bastò all’ungheria per passare
il turno...» «Già, ce la fecero il belgio e l’argentina,
che proprio dal belgio era stata sconfitta nella partita inaugurale»
«Che sponsor tecnico aveva il salvador? » «Pony»
«Sicuro?» «Quasi». La rievocazione in maschera
dei mondiali di calcio millenovecentottantadue, che vede l’autista
volsco camuffato da horst hrubesh e il giovanotto misterioso nei
panni del bombardiere cileno lizardo garrido, termina in vista del
canyon di saxa rubra.
«Oooh», spalanca la boccuccia il misterioso.
«Era un carcere, questo», introduce amaro l’autista
«Le battute sarebbero troppo facili, non dice?».
«Dico, dico». Mah.
Alla dogana italia-rai, the mysterious one si limita biascicare
il nome della signora spakk nell’orecchio di un buttafuori
in giacca & cravatta con bananeti. Basta questo modestissimo
sussurro per essere squadrato dai burocrati doganali con tanto di
occhio laser. «Gino, il giovinastro dice di essere ospite
della spakk. Dice di essere il nuovo uomo misterioso» «Tsk,
tsk. Strano. Molto molto strano. Solitamente fa venire signori famosi
ed eccentrici. Aldo busi, luca barbareschi, il cuggino de campagna,
everardo della noce, tinto brass»
«Oh, ma io sono eccentrico: ascolto solo musica suonata su
tempi dispari e ho scritto un libro in cui non scopano mai per quasi
centottanta pagine… Capite?».
«Hey Gino, hai sentito? Il ragazzo è un eccentrico!».
«Signore, signore, se è per questo una volta ho anche
arrotolato un gatto in un tappeto e l’ho maltrattato... ho
fatto esperienze estreme io, fortissime, che mi hanno segnato un
casino. Una volta all’alpe di siusi...».
«Va bene, va bene, basta così. Supera il cancello,
vai di qui e di là, di costì in qua e poi laggiù
lassù e dabbasso e sei quasi arrivato».
«Magari chiedo».
La soave redattrice fiorentina introduce nel camerino, mostra appendiabiti
e cassetti, informa: «Era un carcere, questo». «Euuh,
già», constata il misterioso fissandosi le punte dei
piedi, ché in mano ha solo un fumetto e gli occhiali da sole
e non sa con quali accessori riempire i cassetti o invadere il tavolo
della specchiera. Il misterioso racconta qualche aneddoto, fa goffamente
il simpatico viveur très jeune from bologna, italy (italy
where?) well, between milan and florence.
La soave redattrice fiorentina scorta il misterioso su e giù
per il palazzo già carcere. Il nostro giovane eroe, infatti,
se la vede brutta con una costumista ex samurai che gli suggerisce
minacciosamente di indossare una giacca al posto del giubbottino
acid jazz di lana. «Ma se è stupendo! È un regalo
di una sbarba carinissima! Costa anche parecchio!», protesta
invano, trascinato in catene a provare le giacche del buontempone
luca giurato, di casa da quelle parti. Uomo misterioso è
costretto a vestirsi da messicano, da tamburo maggiore della banda,
da carabbiniere. Nessuna tenuta pare convincere la costumista ex
samurai.
La soave redattrice fiorentina siede l’uomo misterioso dietro
il tramezzo dell’harem, da cui dovrà seguire le evoluzioni
verbali delle tre ospiti odierne: rossana campo, scrittrice; eva
grimaldi, attrice; claudia gerini, pure attrice ma più giovane.
Poco prima dell’inizio si presenta all’interno del munitissimo
fortilizio algerino katrìnn spakk in persona, «Buonasera,
siamo oltremodo liete, così giovane, le nostre ospiti, una
scelta coraggiosa invitare un ospite così giovane, niente
parolacce silvuplè». Scompare così in una scia
di frettolosa cortesia, e l’uomo misterioso è finalmente
solo e invisibile, così come ci si aspetterebbe da un angry
young man del suo calibro.
Rossana campo: «I miei personaggi sono donne che parlano come
le donne vere, con tanta crudezza, senza l’ipocrisia tipica
dei periodici femminili».
Katrìnn spakk, con lieve accento francese e modi circolari:
«Sappiamo che nell’inghilterra della regina vittoria
le donne hanno dovuto fingere».
Rossana campo: «Quando le amiche stanno insieme a confidarsi
è un momento molto liberatorio».
Eva grimaldi, rauca come il tabaccaio di via castiglione noto col
soprannome di stanlio: «C’è da dire che nell’amore
siamo rimaste nel settecento».
Katrìnn spakk: «Tu, claudia, racconti tutto alle tue
amiche?».
Rossana campo: «Eh, poi l’uomo racconta per vantarsi,
la donna per compiangersi».
Claudia gerini: «No, è che in questi anni tra giovani
uomini e giovani donne si sviluppa un rapporto di tipo paritario...
ognuno però secondo le proprie prerogative».
Coro: «Aaaah, sì, certo. ci mancherebbe altro, sarebbe
proprio un finimondo».
L’idea è che ognuna parli per conto proprio, seguendo
una linea più o meno esplicita. Ogni luogo comune è
salutato da battimani, ogni marachella ai danni di qualche malcapitato
maschio celebrata da sgomitate maliziose: «Quante ne abbiamo
combinate, eh, signora spakk! Nel nome dell’emancipazione,
poi, se n’è fatte di tutti i colori», pensa il
muto ospite nascosto dietro il tramezzo da pesanti lenzuoli berberi.
Pensa, ma non dice, giacché tanto è invisibile. Ché
se parlasse si penserebbe che una delle ospiti è ventriloqua
e chissà quali polemiche.
Dopo mezz’oretta di donne che si strappano la parola come
neanche i peggio sbicchieratori al bar, a colpi di “ad esempio
a me è successo...” e chiamandosi cordialmente per
nome in quanto accomunate dall’appartenenza allo stesso genere
e quindi stesse gioie stessi dolori stesse sofferenze (come se io
incontrassi un tale e gli iniziassi a dare del tu perché
ha le basette come me, e gli raccontassi tutte le peggio sfighe
e grandi godimenti della mia vita di international-bulgnèis
radical chic punk rock rumbero hooligan, e, a tempo perso, uomo
misterioso per spalleggiare la katrìnn e le amiche del sabato
sera), finalmente è il mio turno.
«L’ospite misterioso di questa sera è giovanissimo,
caso letterario, giovanissimo, solo ventun anni, caso letterario.
born in nizza, november 20, 1974, c’mon everybody con la mano
negra, evviva evviva il reggimento, evviva evviva il corpo degli
alpìn, ecco a voi l’unico inimitabile enxxxo brøøøi».
Comparendo da dietro il tramezzo e scivolando sul divano con il
mio giubbottino acid jazz in lana, penso a sid che canta my way,
a charlie manson e i ragazzi, a john belushi coi soci della delta
house. Penso che casino si potrebbe combinare qui dentro con una
squadraccia di facinorosi di mia conoscenza.
Purtroppo mi guardo attorno accecato dai fari dello studio televisivo,
e appuro che sono ancora una volta completamente solo nelle mani
del nemico.
«Buonasera a tutti», dico composto.
Enrico Brizzi 1996.
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