| © Enrico
Brizzi 1999 per Il Corriere Scuola
LE PAROLE D’UN VECCHIO SIGNORE
Mi è capitato di leggere un’intervista-conversazione
condotta da un giornalista e un docente di filosofia a un uomo prossimo
a compiere cento anni.
Il vecchio signore, una persona che non si concede rimpianti e anzi
medita sul da farsi nel tempo ancora disponibile, ripercorre le
tappe della sua vita iniziata lo stesso anno in cui scoppiò
l’affare Dreyfus, l’anno in cui Röntgen scoprì
i raggi X. Nelle prime battute della conversazione appaga la curiosità
degli interlocutori che gli chiedono di ricordare la giovinezza,
il tormentato periodo tra le due guerre mondiali in cui il vecchio
signore, all’epoca reduce poco più che trentenne del
fronte franco-tedesco, s’era accompagnato a personaggi della
politica e della cultura e s’era distinto egli stesso per
la pubblicazione di Tempeste d’acciaio, che portava il sottotitolo
Dal diario di un comandante di truppe d’assalto.
Beh, la cosa più sorprendente è che questo vecchio
signore, tra i ricordi delle esplosioni che insanguinarono l’Europa
e le riflessioni di tipo filosofico, trova il modo di rispondere
in maniera convincente ed elegantissima a chi gli chiede in che
senso nella sua vita sarebbe stato guidato da scelte di tipo estetico
piuttosto che da decisioni germogliate sul campo dell’etica.
“Vedere il rapporto tra etica ed estetica semplicemente come
un’antitesi non mi basta. Anzi, è fuorviante. Direi
perciò che etica ed estetica si incontrano e si toccano almeno
in un punto: ciò che è veramente bello non può
non essere etico, e ciò che è realmente etico non
può non essere bello”.
Queste parole hanno lasciato in me un’eco vividissima, e mi
hanno dato da ripensare a determinati episodi e svolte della mia
vita, che di secolo non raggiunge nemmeno un misero quarto. Non
importa essere laureandi in filosofia per capire cos’è
per noi il Bello, e basta che ci guardiamo indietro per sapere quale
è la nostra idea di Giusto.
Estetica ed Etica, voglio dire, sono due categorie a noi disponibili
da sempre, due ambiti con cui abbiamo grande familiarità.
Si può immaginare di prendere alcune decisioni per amor di
Giustizia, ed altre per amor del Bello, ma credo che in gran parte
le nostre piccole svolte, le direzioni che imponiamo al timone della
nostra navicella nelle correnti semioceaniche della vita, siano
guidate in parti diverse da ambedue i Fari.
Quando amiamo una ragazza ne sogniamo fino allo struggimento le
mani, i piccoli movimenti, gli occhi capaci di infondere calma nonostante
l’iride sia color della burrasca. Questo è, apparentemente,
il puro dominio dell’estetica. Ma quando amiamo una ragazza
al punto da figurarcela di continuo e scodinzolare quando suona
il telefono, non desideriamo forse il suo bene? Non auspichiamo
con forza che i suoi propositi si realizzino, che il destino non
tenga in serbo durezze o momenti di paura ma soltanto sospensioni
d’incredulità e occasioni felici?
Se il nostro amore è corrisposto, non pare esagerato o presuntuoso
ritenere che anche Lei, la beneficiaria dei nostri sospiri, desideri
per noi ogni allegrezza e quiete.
E non è forse desiderabile per tutti noi, e cioè eticamente
giusto, che le persone rivolgano l’un l’altro buoni
auspici e pensieri non banali?
Questo per dire che è Giusto, non solo Bello, che due giovani
si amino e questo Amore li sottragga, per buona parte, alla triste
marcia del tempo presente.
xxx
PS: Avrete notato che delle tre grandi partizioni della storia del
pensiero antologizzata per i licei una è completamente assente
da queste brevi note. Il problema è che di questi tempi la
terribile Metafisica abita già le nostre strade e c’insegue
financo nella quiete dei nostri appartamenti. Per quel che ne capisco
non è faro, ma cortina fumogena che fa uguali acque e scogli.
Per adesso, prendetelo come un mio ghiribizzo, più avanti
ne riparleremo.
© Enrico Brizzi 1999 per Il Corriere Scuola
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