Smemoranda 16 mesi 1997 “Diamo i numeri”

CINQUANTA MOOOLTO MOOOLTO SPECIAL

Ci sono anche giorni spontaneamente festajuoli al sapore buono di gelato, giorni in cui l'erba è verde come quella del subbuteo, i passerotti variopinti cantano Fragole Buone Buone stando appesi al ramo a testa in giù.
Ci sono anche giorni in cui i percorsi si incrociano e si fondono, giorni in cui i ragazzi sono felici e profondi, le ragazze carine chiamano i baci con gli occhi e una sensibilità tutta primaverile.
Ci sono anche giorni in cui è facilissimo vincere a biliardo, giorni in cui un caffè e un sacchettino di plastica trasparente fanno felici e intoccabili, così sciocchi e bellissimi che il ricordo fa già male in anticipo.
Sono questi giorni qui che ora mi mancano, chiuso nelle profondità moccolose di gennaio, e tu lontana a dormire in casa di altri, mangiare con altri, ridere di sciocchezze che non so, tutta premurosa di piacere; la bimbetta è andata via e troppe linee corrono sghembe tra noi due.
Ma ricordo ancora più forte i giorni in cui ci si fida e per le strade di Bologna fa primavera permanente, anche se la sera dopo cena, la felicità struggente di fare l’amore e poi buttarsi stretti vicinissimi sul letto disordinato, guardarti negli occhi cacao e dirti dolcezze, baciarti con baci piccoli che ti addormentino leggera, sentirti dormire buona come un agnellino. E la mattina vestirsi bislacchi con la maglietta canarino, le mutande-felpa da skateboard e gli occhiali techno, saltare su felici sulla vespetta cinquanta mooolto mooolto special e sussurrare ancora d’amore e correre a far colazione, noi due amanti un po’ svestiti stretti sopra la sella (e sotto la sella, nascosti in un cartoccino, cinquanta carte qualità mooolto mooolto special).
Ci sono anche giorni cupi come un urlo, lenti e vischiosi, i conti non tornano proprio in nessun modo, come quando alle scuole medie consegnavi i compiti di matematica su fogli protocollo fitti di geroglifici e cancellature, impreziositi da macchie di pizza e inchiostro di biro esplose per lo sforzo sovrumano di risolvere equazioni.
Ci sono anche giorni storti in cui la musica va dispari, lacera più di quanto non unisca e la tua faccia è un ghigno di ragazzo intossicato, occhi di lacrime e odio.
Ci sono anche giorni in cui la vespetta cinquanta mooolto mooolto special ti porta dove non volevi tornare, tra facce sornione e un po’ disperate a dire le stesse tre frasi a ruota, ridere nel vuoto, godere nell'essere persi, inutili, testuggini ribaltate e incapaci di riprendere a camminare.
Ci nuoto dentro, a questo sconvolgimento per nulla gioioso (mondo urticante dove essere sensibili è la colpa peggiore, meglio narcotizzarsi e perdere la capacità di cogliere sfumature che tanto non potresti comunicare a nessuno).
Si sale sul tettoterrazza scrutando il parco sottostante e si aprono con cautela secolare le cinquanta carte qualità mooolto mooolto special, i modi del rito sono sempre quelli e li conosci a memoria passo per passo: Sdت¨ Ù´DÛ°fat¡/Wª ¨´`tan´"|,{¥ÇÇzaÒÒÒ¥!»»£ddääbhhluÙW.
E sulla vespetta cinquanta mooolto mooolto special, bella dipinta di verde brillante come una vecchia macchina inglese da corsa smanetti senza pensare per le vie della città, l'orecchio attento alle poesie che il motore ubriaco canta attraverso la marmitta appositamente svuotata, e a ogni incrocio scegli dove puntare, case di amici case di amiche baretti conosciuti e non, a spegnere questa sete madida che non sai cos’è, né come si chiama. Sete che ti prende, comunque, a tradimento. E non sai più niente, tiri il motore al massimo e basta, col vento in faccia e il solito uragano caraibico dentro.

Enrico Brizzi 1996

 

 

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