| Smemoranda 16
mesi 2001
LA SECONDA VOLTA CON SANCHO
Prima è tutto buio.
Buio con bagliori improvvisi, tipo traiettorie remote d’asteroidi
nel silenzio eterno dello spazio interstellare.
A un tratto si sente come una voce in lontananza.
Una voce di messaggero che porta con sé le notizie del mattino.
Apri piano gli occhi e prendi coscienza di un po’ di cose
sul tuo conto: sei appena sveglio, ti trovi nel solito letto, lei
non c’è, e la voce dello speaker del giornale radio
ti dà non poco sui nervi, così fresca e piena di picchi.
Così lo zittisci. Giri la rotella finché non trovi
una stazione che manda qualcosa di decente. È un pezzo che
conosci, ma non ne ricordi il nome, né l’interprete.
D’istinto afferri il pacchetto aperto sul comò. Ne
accendi una senza tirare veramente.
Poi vedi qualcosa sul cuscino ancora tiepido che ha usato lei.
Un biglietto.
Dice: “Buongiorno amore mio”. Dice: “Ti copro
di baci”, e anche “Ricordati di portare fuori Sancho”.
Per un po’ non capisci, rimani inebetito con il biglietto
in una mano e la sigaretta che va per conto suo nell’altra.
Poi ricordi che lei è andata a Padova per lavoro. Una cosa
tranquilla, dalla mattina alla sera.
Sancho, invece, è il cane. Gliel’ha regalato un’amica
un paio di settimane fa, però non è un cucciolo.
Ha dodici anni. È un bassotto nero di dodici anni. Quando
ti è capitato di prenderlo sulle gambe e lo hai studiato
da vicino ti sei stupito di quant’è muscoloso, lui
così piccolino e sfuggente: ha zampe anteriori tozze, grosse
come avambracci di marinai, e cosce brevi innervate su zampe allungate
da minuscolo canguro.
È simpatico, Sancho, ma non siete tanto in confidenza.
La prima volta che l’hai portato a spasso si è ribellato
con tutte le sue forze. Sei riuscito a malapena a farlo arrivare
fuori dal cancello, trainandolo per il guinzaglio mentre puntava
tutte e quattro le zampe. Si era lasciato dietro una linea scura
che disegnava un inconfondibile zig zag sull’asfalto del cortile,
e appena s’era trovato al cospetto della strada non ne aveva
più voluto sapere.
Chissà perché, si era convinto che lo volessi portare
lontano dalla sua padrona.
Decidi che oggi riuscirai a convincerlo a fare il giro dell’isolato,
e per riuscire nell’intento - così riesci a pensare
- devi prima conquistare la sua fiducia.
Ti sporgi fuori dal letto e lo guardi.
Sancho dorme accoccolato sul cuscino, dentro la cesta di vimini
ai piedi del termosifone. Il costato gli va su e giù col
respiro, ancora lucente di pelo color ebano nonostante l’età.
Qualche pelo bianco si vede sulle zampine fulve, sul pelo crespo
che gli disegna sopra la bocca qualcosa di simile a un paio di folti
baffi da uomo. Dorme tranquillo, adesso, non come quando sogna la
caccia alla lepre e abbaia nel sonno.
Per prima cosa decidi di preparare la colazione.
Appena scendi dal letto Sancho apre prima un occhio e poi tutti
e due, rossi intorno alla vasta iride come quelli d’un ubriaco.
Si stira allungandosi sulle zampe anteriori, sbadiglia e prende
a scuotere la testa a destra e sinistra. Le orecchie si aprono e
ricadono contro la gola simili a schiaffi, ma Sancho, anziché
preoccuparsene, continua e sembra trarne giovamento. Poi parte per
la casa alla ricerca della sua padrona.
Mentre ti radi compare in bagno preceduto dal ticchettìo
morbido delle zampe sul pavimento. Sale con le zampe anteriori sul
bordo del bidet, vicino al miscelatore. Ti guarda. Scodinzola. Ha
sete. Fai partire un sottile getto di acqua fredda e Sancho prende
a bere lappando.
Metti su la moka, ti vesti, torni in cucina e bevi il caffè.
Il bassotto ti segue scodinzolando. Forse cerca d’indovinare
quali sono i programmi per la giornata. Oppure, pensi, gli manca
la sua padrona e segue te perché sei l’unica persona
capace di ricordargliela.
O forse segue te perché sei l’unica persona nell’appartamento.
Fumi un’altra sigaretta e intanto studi senza averne l’aria
i finimenti del collare che giacciono sul comò dell’ingresso.
Sancho prende ad abbaiare come un indemoniato, appena qualcuno li
prende in mano. Prende a correre su e giù per la casa ed
agitarsi come per un anticipo d’entusiasmo che lo coglie all’idea
di trovarsi entro breve all’aria aperta. In sostanza, occorre
infilare la testa di Sancho dentro un’apertura, fargli sollevare
la zampa destra e allacciare un bottone che unisce le due estremità.
Lei ci riesce in pochi attimi.
Lottate per forse un minuto, poi Sancho accetta di farsi condurre
a spasso, e saltando a zampe pari di gradino in gradino ti conduce
uggiolando di aspettative incontro al nuovo giorno.
Enrico Brizzi 2000.
|