| © Enrico
Brizzi 2003 per GQ.
PREFERISCO ASCOLTARE IL RUMORE DEL MARE
Già all’alba la pioggia cadeva fitta
sul mare bruno e spumeggiante.
Le foglie stillanti degli oleandri si erano fatte lucide, e il pulviscolo
d’acqua diffondeva un’ombra scura sulle facciate ocra
e rosa delle case arroccate muro contro muro ai piedi del settecentesco
anello di mura della cittadella.
Il primo temporale della stagione, un temporale senza tuoni e senza
vento, ha continuato a martellare la costa fino a metà del
pomeriggio.
Le colline dell’entroterra, vivificate dal divino abbraccio
che ha portato ristoro al terreno dopo dodici settimane, appaiono
avvolte da un’aura di vapore, ma dal lato del mare il cielo
è terso, e nell’ora che precede il tramonto, basse
nuvole a incudine, ora pacificate, si allungano verso ponente cariche
di riflessi rosati.
Al bar della marina di Saint-Tropez, voci italiane increspano, gracchiano
e raspando di gola si scavalcano l’un l’altra.
Argomenti principi della discussione, il piano di rientro a Milano
e il mancato arrivo al tavolo di un presunto resto da un euro e
ottanta centesimi capace, da solo, di scatenare scambi di battute
degni della scena delle mance ne ‘Le iene’ di Tarantino.
Solo che qui al posto di Harvey Keitel e Steve Buscemi abbiamo le
voci –purtroppo non doppiate– di tre donne inclini alla
risata isterica, mentre l’unico uomo della compagnia garantisce
una intermittente linea di basso strutturata intorno a serie ravvicinate
e scoppiettanti di “preciso!”, “miticissimo!”
e “ragazze, vi dico che non c’è problema”.
“E’ stato proprio un weekend della madonna, sì”,
proclama la più rauca delle tre, una trentacinquenne in total
jeans. Porta occhialini dalla montatura zebrata, e la chioma tagliata
a spazzola conosce, all’altezza delle orecchie, le appendici
di due sottili similbasette arricciate in avanti che fanno pensare
ai tirabaci della cara Lisa Stansfield e fanno pensare a un parrucchiere
dalle pessime letture. “Il raduno dei velieri, la cena dal
vecchio italiano e quando ci siamo fermate a guardare gli uomini,
in piazza, che giocavano a bocce…. Avremmo dovuto fare più
foto, con i giocatori di bocce… Peccato solo che ieri sera
non siamo riusciti a entrare al Vip Room. ”
“… ci va Naomi e ci vanno tutti gli attori francesi,
al Vip Room”, dice una bionda dall’aria scontenta che
fissa, forse per trarne auspici, il fondo vuoto del bicchiere. Indossa
un interessante cappotto trequarti in vinile bianco, e ai piedi
calza morbide scarpe da regata.
“…però nell’altro posto abbiamo conosciuto
quel barista simpaticissimo”, interviene la voce della terza
amica, una bruna snella vestita di nero da capo a piedi.
“Lo dice per fare ingelosire Maurizio”, s’infervora
la donna dai capelli a spazzola. “L’ho sgamata, ormai.
E’ vero o no, Carla, che dici così per ingelosire Maurizio?”
“Ma no, ma no”, dice la snella Carla. “Eravate
voi che ci parlavate insieme, al barista, e dicevate quant’era
carino”.
E’ giunta l’ora di conoscere da vicino la fattezze dell’unico
uomo della tavolata, e innanzi tutto va detto che si tratta di un
tipo piuttosto alto, con un nasino da pugile che sporge di poco
dal volto abbronzato. Porta un camicia di lycra a sottili righe
rosse diagonali dal colletto a punte di lancia, e per il momento
si limita a ruminare con un certo disincarnato sussieguo le ultime
olive che accompagnavano l’aperitivo.
Ma no, ma no, eccolo che apre bocca. E’ una bella voce limpida,
la sua. La voce di un uomo la cui mente non è mai sfiorata
dall’ombra grave di un pensiero, quel tipo di voce tanto comune
fra i disc-jockey radiofonici e i promotori finanziari. Ma ecco
cosa dice, massaggiandosi l’attaccatura del naso: “Carla
è libera di pensarla come vuole” annuncia, “però
tenete presente che alla fine, a Milano, io sarei anche un uomo
sposato”.
“Eccolo che mette le mani avanti”, dice la snella Carla.
“Come se io gli avessi chiesto qualcosa”.
“Questi poi”, flauta la donna dai capelli a spazzoli
“sono tutti affari vostri, coniglietti”.
“Coniglietti, però, no”, si schermisce la snella
Carla. “E’ stato un bellissimo momento di debolezza.
Un momento di cui a Milano nessuno saprà niente”.
“Così mi piace”, dice Maurizio. “Ce l’hai
anche tu un fidanzato, no?”
“Va bene, va bene”, dice Carla. “Patti chiari,
amicizia lunga”.
“Però, Maurizio”, incalza la donna dai capelli
a spazzola “capisco la dimensione romantica di un weekend
fra sconosciuti, capisco la trasgressione e –ti giuro–
capisco tutto. Ci sono passata anch’io, per questo genere
d esperienze. Però sarebbe veramente un peccato perdersi
di vista. Dovremmo scambiarci i numeri di cellulare e una sera,
a Milano, organizziamo per andare a mangiare una pizza”.
“Dài, Maurizio”, s’infervora l’amica
bionda “dammi il tuo numero di cellulare, che una sera ci
andiamo a fare una pizzata”.
“Una pizza, sì”, dice Maurizio sfilando dal taschino
della mirabolante camicia un cellulare che manda riflessi opalini.
“Sennò una cena sudamericana. Magari porto qualche
amico e andiamo in un posto sudamericano dove si balla anche”.
“Oppure”, dice l’amica bionda ghermendo il polso
della donna dai capelli a spazzola “organizziamo a casa tua,
che hai un terrazzo della madonna”.
“Oh, sì”, incassa lei. “Magari ognuno porta
qualcosa da mangiare. Tu, Silvia”, dice a tradimento all’amica
“potresti fare la crostata al mango. Silvia è un fenomeno
con i dolci”, aggiunge mentre vengono sguainati i Siemens
e i Nokia. “I dolci in generale, voglio dire, ma la sua crostata
al mango è un vero missile”.
Nel silenzio che segue, Maurizio comincia a recitare il suo numero
di cellulare, piatto di cifre pari come la superficie del mare in
bonaccia.
“Sì, dai”, riprende la donna dai capelli corti.
“Una bella pizzata, oppure organizzo io una cena in cui ognuno
porta qualcosa da mangiare. Io so fare solo il vitello tonnato,
ma se mi metto d’impegno, copiando passo passo dal ricettario,
qualcosa tiro su.”
“Oppure”, dice la bionda che, solo ora ce ne rendiamo
conto, è la ex-valletta di una importante trasmissione sportiva
della Rai “fai tu la spesa e poi ognuno paga la sua quota”.
“Sono desolato”, dice Maurizio riponendo il cellulare
“ma se siete ancora dell’idea di andare con la mia macchina,
quasi quasi mi metterei in strada”.
“Andiamo con la tua per forza”, dice la donna dai capelli
a spazzola. “Fino a domani, non si trova nessuno che possa
fare qualcosa per la povera Alfa”.
“Niente sosta all’Eden?” protesta in modo già
disponibile alla resa la ex-valletta. “Niente Antibes, niente
Montecarlo?”
“Montecarlo mette malinconia”, Carla dice. “E
anche la vecchia che vendeva le sigarette sotto l’albergo,
metteva malinconia”.
“Quale vecchia?”, s’informa Maurizio.
“La vecchia della tabaccheria, dietro rue Quaranta. Quella
che ieri spiegava in che senso, se continua a piovere così
poco, entro l’anno duemiladieci saremo tutti morti”.
“Praticamente domani l’altro”, dice la donna dai
capelli a spazzola. “Tanto per lei non fa tutta sta differenza.
Sembrava una specie di mummia, povera donna”.
“Il cielo l’ha ascoltata, in ogni caso”, ride
di gola Maurizio “stanotte il cielo la mandava, sulla tabaccheria
della vecchia e sui campi e su tutti”.
“Comunque, ragazze”, dice la ex-valletta “una
sosta da qualche parte dobbiamo metterla in conto. Chi ce lo fa
fare, di tornare a Milano in una sola tirata”.
“Maurizio ha una moglie, che lo aspetta a casa”, dice
con voce chioccia la donna dai capelli a spazzola. “Una brava
moglie, io credo. Forse non può tornare a mezzanotte”.
“Troppo comodo, così”, dice Carla. “La
notte leoni, e il giorno dopo di corsa a quattro zampe verso l’ovile”.
“Non c’è problema, per me”, dice Maurizio
con aria da gonzo rassicurante. “A mia moglie non ho mica
detto un’ora precisa”.
“Ci sono chiamate, sul cellulare?”, Carla s’informa.
Maurizio dice che no, sua moglie non l’ha cercato.
“Se non ha chiamato, significa che ancora è tranquilla”,
dichiara Carla.
“Così, magari, una mezz’ora seduti a tavola salta
fuori”, insinua la ex-valletta denotando una costanza degna
della goccia cinese. “Se non ci tuffiamo subito in autostrada,
un posto carino lungo la costa, lo troviamo”.
“Io lo dico per rispetto della moglie di Maurizio”,
dice la donna dai capelli a spazzola. “Magari non ha piacere
che vada a cena fuori con tre donne”.
“Dopo quello che è successo ieri sera”, dice
Maurizio. “Per me non c’è problema. Viviamola
fino alla fine”.
“Sei uno sciocco”, dice la snella Carla. “Mi viene
voglia di conoscere le mogli, degli uomini che fanno gli sciocchi
come lo stai facendo tu”.
“Per carità”, dice Maurizio. “Queste battute
non fanno ridere nessuno”.
“Per cortesia, ragazzi”, dice la donna dai capelli a
spazzola.
“Io lo dicevo per ridere”, dice Carla in modo sommesso.
“Mica lo sapevo, che era così permaloso”.
“Scusate”, dice Maurizio. “Scusatemi tutte quante.
Il fatto è che voi non conoscete il tipo di dinamiche guaste
che saltano fuori verso il quinto anno di matrimonio. Specie se
il matrimonio è fra un uomo con una qantità di interessi
e una donna che tende ad appisolarsi davanti ai quiz in tivù”.
“Non è un coglione?”, domanda Carla.
“Oh, Maurizio”, dice la donna dai capelli a spazzola.
“Non dovresti parlare così di tua moglie”.
“Neppure lei dovrebbe essere noiosa in modo scientifico. Cioè,
voi non potete immaginare. Mi fa scendere la catena, mi fa scendere”.
“Che palle, quelli che mettono le corna alla moglie e poi
ne parlano male”, dice Carla. “Mi sembravi un tantino
più scanzonato, ieri sera”.
“Avevo bevuto una tanica di daiquiri, ieri sera. Dovevo essere
scanzonatissimo. Però nella realtà sono così
come mi vedete adesso. Uno che vorrebbe tornare a Milano.”
Ci torneranno, a Milano.
Maurizio le porterà una dopo l’altra fin sotto casa.
Sarà galante e gonzo e prudente, così come ci si aspetta
da un uomo che tradisce la moglie solo quando esagera con i daiquiri.
Quando Maurizio e il suo marcio equipaggio se ne saranno andati,
e non un momento prima, il cielo si farà color della cenere.
Senza fretta, una falce di luna si mostrerà alta sul mare
nero che colma la baia di Saint-Tropez, e una moltitudine di stelle
sconosciute rischiarerà il passo di gruppi d’onde che,
frangendosi a pochi metri dalla riva, riempiranno la notte con il
respiro della risacca.
© Enrico Brizzi 2003 per GQ. Serie ‘Il
giro del mondo in 12 tappe/ n. 7 Saint-Tropez’
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