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INTERVISTA A VASCO

UNO
Primo concerto della mia vita lunatica seduto in tribuna stampa. Che il solerte addetto neanche si fidava, e prima mi blocca e poi scruta perplesso il cartoncino “press”. Si fida dell’evidenza e smette di fare il feroce saladino ipertrofico. Prendo il mio privilegiatissimo posto tra i dodicimila blascomaniaci accorsi al palasport di Casalecchio di Reno per l’ultima provocazione di Vasco.
“Nessun pericolo… per te è uno show essenziale e potente, rigoroso e carico di energia. Delle 100 canzoni pubblicate a oggi, di Vasco, il nuovo concerto si compone di 24 brani che si susseguono uno dietro l’altro, con un ritmo piuttosto incalzante, dal primo all’ultimo... Si allinea con l’essenzialità di questo concerto anche la band che suona in maniera robusta, compatta e si muove in una scenografia giocata interamente sulle luci”, recita sobriamente la cartella stampa. Nel gremitissimo parterre, sulle note di Hysteria dei Def Leppard, qualcuno sviene prima ancora che si accendano le luci: i primi animali della combriccola hanno fatto la fila ai cancelli dalle dieci
gono le luci e i ragazzi iniziano a ondeggiare. Sulle prime note di Un Gran Bel Film, un faro illumina Massimo Riva, gran ritorno alla chitarra, apparentemente solo sul palco con la sua sigaretta penzolante dalle labbra. Poi esplodono le luci, la band inizia a slegare e sul palco salta il Blasco. Dopo ore di attesa, il palasport trema sul serio.

DUE
S
i consuma lo show, diciotto brani nella scaletta ufficiale (nove dal nuovo album, ossia tutti i pezzi meno Marea, per blaschiana scaramanzia) tra cui grandissimi classici come Colpa d’Alfredo, C’è Chi Dice No e Gli Spari Sopra. Viene proposta per la prima volta dal vivo La Noia, del 1982. Dopo la bit Gli Angeli, Vasco si ritira. Compare in compenso il mio amico Cucca, che lavora al palazzo dello sport e mi rifornisce instancabilmente di birre per tutta la serata. Vasco è apparso in grandissima forma, in piena voce e molto più mobile rispetto agli show degli anni scorsi. Breve intermezzo. La band attacca
Hnlidavx In The SVin dei .Sex Pi~tol’~ e in
di Under My Thumh, prodotto originale e scalciante dei ragazzacci di Keith Richards.
Poi l’animale torna sul palco, ed è per i bis. Un volume di una potenza vichinga detona Bollicine, Non Siamo Mica Gli Americani e altre chicche from Zocca. Dopo Albachiara il popolo sfolla. Qualcuno direbbe “stanco, ma felice”.
Tania Sachs, espansiva capo ufficio stampa, mi guida nel camerino, dove Vasco sta ricevendo i fan più intimi e gli amici del paese. E compiutamente sudato, fuma Lucky Strike, beve Lutèce ed èVasco Rossi.
«Ciao Vasca...».
«Ciao... oh, hai scritto veramente un bel libro.., sono incuriosito di essere intervistato da te».
«Beh... grazie... ma non e proprio un’intervista... parliamo... così... tranquilli.., bel concerto veramente».
«Ti è piaciuto? Bene... no, hai scritto veramente un gran libro.., una grande consapevolezza.., quanti anni è che hai?».
«Ventuno».

andavo in giro... certe cose le ho capite molto più tardi... negli ultimi quattro o cinque anni», e golia la Lutèce.
Nel camerino si aggira un noto conduttore televisivo con una camera portatile e desideroso di raccontare barzellette in
bolognese. Tipo quella sulle lumache. Se non la sapete fa Io stesso.
4>er CCI Lc COsc t)I~IJ~fla CssCrc L~fl genio», riflette Vasco, non si sa bene pensando a cosa, comunque in ottima forma. Poi entra il batterista Deen Castronoco con una corte di misteriosi cuginetti palermitani ed è tutta una richiesta d’autografi (nel corso della serata il Biasco ne firmerà un centinaio) e di “mv father was born in Bagheria”. Nel backstage si respira il casino più totale, con strumentisti impazziti dal calo della tensione, tecnici, coordinatori, responsabili, massaggiatori, nani e funamboli che si aggirano nei corridoi, tutti molto compresi nel loro ruolo di fumatori di sigarette pesanti e intimi del Vasco, che sembra il più innocente e meno montato di tutta la compagnia, con quegli occhi azzurri da sognatore di provincia. Poi l’uomo dice “andiamo al ristorante”, e la macchinosa burocrazia
«Beh, sì, è un po’ diverso dal precedente... un po’ cattivo, forse... forse è la parte cattiva di una storia simile...».
«Beh, giusto, come nelle canzoni, che uno sdoppia uno stesso personaggio passando da una canzone all’altra.., d’altronde tu sei molto intelligente.., secondo inc sei un “cnìo~
t

«Dai Vasco, basta, sennò quando arrivo a casa mi faccio subito una sega...».
«Ah! Ti dico quello che penso, non e mica un complimento, come se dici a una bella figa che è una bella figa...».
«Io qua registro tutto, eh?».
«Registra, registra, che ogni cosa èscritta, è scritto tutto, sai Red Ronnie - e si rivolge all’Ansaloni - è scritto anche di quando eri candidato nel Piessei...».
L’uomo del Roxy Bar rimbecca:
«Vasco, guarda che è scritto anche quando volevi la televisione grande, ed èscritto perché la volevi grande... che poi è nata la canzone Delusa, eh, ti ricordi?».
Una risata scioglie la tensione, l’allusione alla presunta sbandata di Vasco per Ambra e le ragazzine di Non è la Rai èpiù che evidente.
vivevo proprio.., stavo sveglio due o tre giorni... tiravo.., facevo tre o quattro concerti di fila poi dormivo quattro giorni... e MarLotto è arrivato in un momento così... vivevo in un capannone... che avevo messo a posto per abitarci. c’érano gli uffici... e ospitavo gente che arrivava... e facevamo una vita disordinata... stavamo fuori tutte le sere, andavamo nei posti, così.., a me piaceva più che altro perché andava in moto, faceva motocross... ce n’è stata anche altra (li cente che è vissuta con me nel capannone... per dei periodi.. ospitavo la gente che mi piaceva di più... andavamo alla Capannina... io lacevo i concerti.., e la ~eute intorno v iveva uroorì o in modo bohem ìen.. . la ~enie Come li in berto erano un po’ dcllc pecore nere... un gì up— po di gente che Si conosceva e \ I\ eva la notte. - Adriano Bonac ma. .. cc ntc che VI\ eva a Milano... stavamo insieme per 5CO~\ o! cm i i vita.., mica per morire. sai... voic\ a! i IO orno prendere tutto,..
«E adesso non ti sembra che la società sia molto più omologata, che ci sia meno questa voglia di
cui parli?».
Nlah. la gente che \ i\ e così 2 scuipre stata poca e cc o è anche adesso... n pro— vine I, ad esempio. la sente la\ ora cm— que e orni al la >cti iniana e roi i
weekend si ubriaca lino a suicidai si... io non volevo il v.eekeud... perché dev~e’.sere domenica solo una volta alla settimana, io volevo la domenica tutti i giorni. Io più che altro mi divertivo molto...

suno... la consapevolezza si può raggiungere anche prima, e senza bisogno di passare per forza da quel tipo di esperienze lì».
Poi Vasco lancia uno sguardo languido verso i servizi.
~<Sai cosa, che quando mi scappa la pipì io divento nervoso.., sai quella canzone di Paolo Conte che dice ‘le donne a volte sai sono scontrose, oppure devono fare la pipì’, ecco. anch’io sono così».
«Bartali>.
«Sì, Bartali».
«Gran pensiero sulle donne, no? Lui se ne sta lì a bere la birra e aspetta Bartali, e manda a cagare la donna».
«Eh, a volte è proprio così», dice il Blasco.
«Senti, Vasco. Le tue agiografie

tutti molto compresi nel loro ruolo di fumatori di sigarette pesanti e intimi del Vasco, che sembra il più innocente e meno montato di tutta la compagnia, con quegli occhi azzurri da sognatore di provincia. Poi l’uomo dice “andiamo al ristorante”, e la macchinosa burocrazia del backstage si scioglie in un istante, decine di persone filano nel parcheggio e le macchine partono sgommando lasciando tristini i piccoli fan che erano riusciti a introdursi tra la monumentale Mercedes e le altre ammiraglie. Si parte in accelerazione nucleare sull’Audi 4.2 del signor Ronnie Red Ronnie

DA NAPOLEONE
Ci sì siede da Napoleone, ristorante bolognese da ore piccole. Vasco mangia tartufo alle tagliatelle. dice “oh yeah”.
«Cosa fai, scrivi un altro libro, adesso?». chiede.
do volevi la televisione grande, ed èscritto perché la volevi grande... che poi è nata la canzone Delusa, eh, ti ricordi?».
Una risata scioglie la tensione, l’allusione alla presunta sbandata di Vasco per Ambra e le ragazzine di Non è la Rai èpiù che evidente.
«Va là, stai zitto, che c’è qui mia moglie, l’artefice della mia redenzione... della regolarizzazione... della regolamentazione della mia vita spericolata... la colonna della mia vita.., della mia famiglia».
La moglie del Vasco (carina!) ammìcca come una che la sa lunga.
«Senti Vasco, su un vecchio King di qualche tempo fa ho letto un’intervista a Umberto Marzotto, tuo storico compagno di vita spericolata... parlami un po’ di quegli anni».
«Ah ouel neriodo... ouel neriodo...
«Gran pensiero sulle donne, no Lui se ne sta lì a bere la birra aspetta Bartali, e manda a caga re la donna».
«Eh, a volte è proprio così», dice i Blasco.
«Senti, Vasco. Le tue agiografi< iniziano tutte col periodo d~ deejay, poi via via il successo tutto il resto. Quand’è che ti se accorto che per i ragazzi eri di ventato Vasco Rossi, una facci~ da mettere su una maglietta?».
~<Io mi sono accorto di essere arrivat. quando ho scritto Vita spericolata.. prima mi ero tolto delle belle soddisfa zioni, ma non erano ancora soddisfazior come le volevo io... con Vita Speri c’o/at ho detto ~cazzo, questa è veramente I canzone della mia vita’... mi piace u casmo... tutte le mie canzoni sono bellc molto belle. me lo ha detto anche Re



Ronnie stasera».
«Una delle tue canzoni che preferisco è Voglio Andare AI Mare. Mi racconti come è nata?».
«Voglio Andare Al Mare viene da una storia.., aspetta però, voglio dirti un’altra cosa, con Vita Spericolata io godevo come un matto, avevo i soldi, il successo... non mi rendevo bene conto... poi mi hanno arrestate, tanto per gradire... eeeh... se mi hanno messo dentro evidentemente qualcosa di storto lo avevo fatto... poi quando sono uscito ho avuto un po’ di esaurimento nervoso, che mi èdurato due o tre anni, e lì ho iniziato a maturare, a rendermi conto che tutto quello che avevo seminato nella mente della gente aveva germogliato, e aveva anche messo radici talmente grandi che io non ci potevo più fare un cazzo... io ogni tanto poto un po’ qua e là, ma poi i giornalisti dicono che sono cambiato... per forza che sono cambiato.., sono diventato più bello.., cosa vogliono da me...».
«Beh, dev’essere una gran soddisfazione vedere che il tuo successo non diminuisce con pezzi meno duri.., il tuo è un successo di un’intera carriera, non solo di qualche brano fortunato...».
«Sì. ma davvero, me ne rendo conto solo da cinque o sei anni».
Poi il cameriere porta gli gnocchi gorgonzola e noci. Un tale filtra i fan e fa firmare autografi per procura.
Vasco riprende: « l’o ~‘Iio Andare Al
Mare ha una storia.., abitavo in via
Porrettana, a Bologna, dopo l’arco del
Meloncello, la conosci?».
«Ah! Abito lì anch’io».
«Incredibile. Ci ho vissuto quattro anni, gli anni più belli, proprio. Era estate, e noi facevamo centocinquanta concerti all’anno, a volte per giorni di fila, grazie alle feste de I’ Unità soprattutto.
C’erano tre camere, in una ci stavo io, e nelle altre Massimo Riva e Leo Persueder. Era un caldo bestiale, e noi a letto con la chitarra... Dico a Massimo ~facciamo un reggae’. che in quell’anno andava di moda il reggae, e lui ha iniziato e io cantavo sopra ‘voglio andare al mare’, proprio perché era l’ultima cosa che potevamo fare, murati a Bologna con un caldo bestiale... e il pezzo è nato così... volevo andare al mare a vedere così... le tette nude... tutte nude...».
Poi il Blasco si gira verso la moglie, che sorride.
«Per un attimo ho pensato che si preoccupasse... beh, un reggae italiano,
«Beh, è ambientato in paese, proprio vita di paese. Per migliorarmi ascoltavo altra musica, in particolare mi piaceva On Broadway, però essendo un chitarrista del cazzo tutta la melodia mi è venuta a rovescio.., però è venuta bene la metrica... innovativa... ho preso da maestri come Bennato e Battisti... cambiare il modo in cui cadono gli accenti... e intanto mi divertivo a raccontare la mia domenica mattina...».
«Per quella canzone sono caduto in un grande equivoco. Quando dice ‘c’è chi fuma così come aperitivo, prima di mangiare~ io e i miei amici, che eravamo veramente sbarbi, non avevamo capito di che cosa si parlasse, e prima di andare a tavola ci fumavano delle gran Philip Morris per sentirci un po’ spappolati anche noi...».
«Ah, cazzo! Non avevate capito... qui mi sento veramente responsabile... dovevo specificare meglio...».
«A proposito, volevo farti una domanda un po’ ignorante... qual è il tuo fumo preferito?».
«Marijuana. Marijuana... tutto il resto è inferiore, è scarto...».
«Anche il pakistano?».
Poi Vasco si lancia in un happening antiproibizionista direttamente nella tele-camera di Red Ronnie: «Marijuana libera! Vogliamo la droga sana, mica come voi che avete fondato San Patrignano e ci mandate la gente a farsi curare...».
Red Ronnie ammicca.
«A farci fare il lavaggio del cervello», attacca il Blasco «fui fanno veramente una pena, quei ragazzi... guarda mi fanno più pena adesso che sono dentro San Patrignano di quando li vedevo contro i muri, sconvolti, fanno pena proprio poverini...».
«Perché sei stato in collegio», suggerisce l’Ansaloni.
«Cosa c’entra? No, è una cosa utile, ma per della gente che ha veramente dei problemi... quella è gente che ha iniziato a farsi delle pere d’eroina invece che farsi delle seghe... no?».
«Eh, le seghe...», sospiro.
“Meglio del sesso di gomma politicamente corretto”, penso.
«Farsi le seghe è una cosa da rivalutare... molto», è Vasco che mi viene incontro.
«Beh, anche la chiesa, no... e dell’opinione...».
«C’è anche la barzelletta di San Pietro, no?».
«E il video con Polanski?».
«Polanski è un mito mondiale, un grandissimo regista, ma anche come persona, è uno veloce.., basta un attimo per capirsi... sia che si stia rompendo i coglioni sia che si stia divertendo come un matto, lo capisci subito... è un mito e volevo conoscerlo.., volevo iogliermi questo lusso... ormai adesso posso togliermene svariati, di lussi...».
«Un’ultima domanda, chi ti piace dell’attuale scena musicale italiana? CSI, Marlene Kuntz, i cantautori?».
«Chi sono pure i CSI?».
«lì gruppo di Ferretti e Zamboni, dei CCCP-Fedeli Alla Linea».
«Guarda, li ascolto poco... Li ascoltavo poco anche allora.., troppo politicizzati... vedi, io sono uno degli anni Settanta, ed allora tutto era politica.., io ero anarchico, e dalla sinistra ci trattavano come merde, qualunquisti... poi cogli anni si èvisto che eravamo noi, quelli sani... guarda dove sono finiti.., gente come Liguori... era di Lotta Continua.., io non ho parole... anzi ci ho scritto anche una canzone sopra, che dice ‘stupendo’».
«Però continua con ‘mi viene il vomito’».
«Appunto... comunque a me la musica italiana non piace molto... in italiano voglio sentire delle belle parole, De Gregori, Conte... Guccini, il padre di tutti quanti... sennò ascolto musica straniera, se voglio sentire il rock. i Rolling Stones... o magari il punk, che è stato un brivido veramente terrificante...».
«È per questo che hai fatto suonare alla band i Sex Pistols, stasera?».
«Eh, certo. Johnny Rotten. Però èun’espressione violenta, breve. Vedi per me il rock è salire sul palco con la chitarra, sigaretta accesa, come fa Massimo Riva... Massimo Riva è la mia idea di come bisognerebbe stare su un palco...». Arriva il giornale, ma non c’è ancora il pezzo sul concerto. Vasco lo accartoccia, il giornale, lo tira lontano.



«Ah! Abito lì anch’io».
«Incredibile. Ci ho vissuto quattro anni, gli anni più belli, proprio. Era estate, e noi facevamo centocinquanta concerti all’anno, a volte per giorni di fila, grazie alle feste de 1’ Unità soprattutto.
C’erano tre camere, in una ci stavo io, e nelle altre Massimo Riva e Leo Persueder. Era un caldo bestiale, e noi a letto con la chitarra... Dico a Massimo ‘facciamo un reggae’. che in quell’anno andava di moda il reggae, e lui ha iniziato e io cantavo sopra ‘voglio andare al mare’, proprio perché era l’ultima cosa che potevamo fare, murati a Bologna con un caldo bestiale... e il pezzo è nato cosi... volevo andare al mare a vedere così... le tette nude... tutte nude...».
Poi il Blasco si gira verso la moglie, che sorride.
«Per un attimo ho pensato che si preoccupasse... beh, un reggae italiano, quest’estate voglio proprio andare al mare. eh, porca miseria, devo sempre programmare tutto...».
Segue una brevissima versione per sola voce del brano, che manderebbe in visibilio i fan storici.
«Un altro dei pezzi che preferisco è Fegato Spappolato...
Lo ascoltavamo a quattordici anni e ci sentivamo dei gran maledetti».
una pena, quei ragazzi... guarda mi fanno più pena adesso che sono dentro San Patrignano di quando li vedevo contro i muri, sconvolti, fanno pena proprio poverini...».
«Perché sei stato in collegio», suggerisce l’Ansaloni.
«Cosa c’entra? No, è una cosa utile, ma per della gente che ha veramente dei problemi... quella è gente che ha iniziato a farsi delle pere d’eroina invece che farsi delle seghe... no?».
«Eh, le seghe...», sospiro.
“Meglio del sesso di gomma politicamente corretto”, penso.
(<Farsi le seghe è una cosa da rivalutare... molto», è Vasco che mi viene incontro.
«Beh, anche la chiesa, no... e dell’opinione...».
«C’è anche la barzelletta di San Pietro, no?».
Dopodiché io e il Vasco ci lanciamo in un racconto di coppia della barzelletta con San Pietro che annuncia a tutte le anime convenute al giudizio universale che forse “le pugnette” non saranno considerate nel computo dei peccati, suscitando un boato di gioia in tutti i maschi presenti.

VASCO CHIEDE
UN DOLCINO
..— 3• ~S •• ~ 55 1S5 C1


nare alla band i Sex Pistols, sì sera?».
«Eh, certo. Johnny Rotten. Però un’espressione violenta, breve. Vedi ~ me il rock è salire sul palco con la chit~ ra, sigaretta accesa, come fa Massir Riva... Massimo Riva è la mia idea come bisognerebbe stare su un palco...~ Arriva il giornale, ma non c’è ancora pezzo sul concerto. Vasco lo accartocc il giornale, lo tira lontano.