| «ARQUIGINASIO»,
12 Febbraio 1998.
TRE RAGAZZI IMMAGINARI
C'erano una volta tre ragazzi immaginari.
Fate conto che uno si chiamasse Tony, il secondo Larry e quello
in disparte che legge Thrasher grattandosi la nuca è Fabiofilzi.
Tony, Larry e Fabiofilzi erano tre ragazzi immaginari ricchi, ma
non pensate che una vita del genere sia tutte rose e bonbons: coltivavano
immaginari problemi esistenziali, si rintanavano sotto le coltri
ad ascoltare in cuffia schitarrate immaginarie di Lou Barlow e Raymond
Carver, sognavano con dolore l'infanzia passata a strimpellare la
Stangata davanti alle zie, il rituale à la Tolkien delle
letterine a Babbo Enne.
Il fatto è che Tony, Larry e Fabiofilzi non sapevano di essere
immaginari.
(Come succede in questi casi, lo impararono molto tempo dopo, quando
l'incantesimo era bello che sceso, quando era tornati ad essere
tre aspiranti bolognesi, tre indaffarati talleyrand in sciarpa e
woolrich e lenti schermate, tre firme storte in calce all'armistizio
con produciconsumacrepa).
Tony, Larry e Fabiofilzi studiavano nello stesso liceo immaginario,
un palazzo del centro in cui perfino gli infissi e le australi bidelle
sussurravano boria e finto privilegio.
In precedenza l'edificio aveva ospitato una comunità di gesuiti,
ma all'epoca dei fatti più che un liceo o un convento ricordava
un hotel da manicomio. Sotto la supervisione del preside Gianluigi
Gianluigi, gli augusti corridoi ospitavano la crème cittadina
dei luminari incompresi, filosofi amanti della ciccia tenerella,
ex leghisti peloponnesiaci e tabaccaie felliniane che inistevano
a spiegare la consecutio.
Nell'ex convento ora liceo immaginario c'erano le bimbe belle di
Giesù e le praticanti gole profonde, c'erano i giovani fascisti
che dipingevano la svastica nei bagni e i giovani ebrei che scrivevano
col pennarello Viva La Figa, un manipolo d'impasticcati figli di
papà, una quattordicenne che si credeva sacerdotessa celtica
e vantava contatti coi grandi druidi del passato, una vasta comunità
di anoressiche hegeliane di destra, trobadours in sovraccarico ormonale,
fanciulle celesti e invalidi civili d'ogni ordine, teenager reclutatori
delle varie organizzazione politiche e religiose, la voce d'un Joe
Strummer che chiamava nel deserto e una famiglia di nostalgici della
Falcucci barricata su in solaio.
Fabiofilzi era più grande di un anno, mentre Larry e Tony
subivano ancora gli slanci onirici e le sterzate improvvise di un
uomo immaginario chiamato Immanuel Kant.
Fabiofilzi vedeva la luce in fondo allo scolastico tunnel. "All'università
è tutt'un'altra cosa", diceva spesso. L'anima migrante
tra i riff brachicardici dei Dinosaur Junior, diceva anche: "Laggiù
sì che valorizzano la personalità e il savoir-faire".
Euh!
Larry e Tony erano costretti a fissare traguardi più ravvicinati,
altrimenti l'agonismo li avrebbe uccisi… si contentavano di
poco: una giornata di sciopero dei cobas-scuola, un'ora buca, un'escursione
didattica agli scavi villanoviani.
Larry e Tony passavano lunghi pomeriggi immaginari a parlare di
sistemi pel recupero dei quarti di tono nella notazione musicale,
fumetti, calcio, femmine e dischi da registrare in barba alla Siae.
A Larry piacevano i Diaframma, i Television e la new wave in generale.
A Tony piacevano i Diaframma, i Sugarcubes e la new wave in generale.
Con poche fotocopie di un annuncio assai roots che Larry aveva insistito
per stampare su carta gialla, Larry e Tony trovarono un chitarrista.
Il chitarrista disse di chiamarsi Fabiofilzi. Fumava l'erba, era
stato bocciato e viveva alla Ponticella di san Lazzaro, un ghetto
ululante in cui Larry aveva visto i pensionati dal pollice verde
curare gli orticelli all'ombra dei trentapiani. Fabiofilzi aveva
un'imitazione ben riuscita della strato e un solido impianto roots-rock,
garage e new wave.
"Bene", disse Fabiofilzi mentre si spengevano in aria
le ultime note di All Along The Watchtower in versione semielettrica.
Larry e Tony erano stupefatti. Lo sentirono dire: "Adesso ditemi
se vi piace un po' più distorta". Mentre moriva l'eco,
Fabiofilzi girò qualche manopola sul marshall e poi suonò
di nuovo All Along The Watchtower da cima a fondo. La melodia adesso
pareva increspata da minuscole raffiche appena sotto la superficie,
perdeva l'intonaco e i calcinacci, si deformava come un muro di
hiroshima, crollava su se stessa. Ogni nota lasciava uscire fuori
un suo doppio, un altro suono che non parlava più di un ladro
e un giullare, ma di consapevolezza e insurrezione. A Larry e Tony
quella galoppata di Fabiofilzi parve la cosa più giusta che
avessero mai ascoltato.
"Senso del ritmo, pennata e chioma londinese oramai li avete
potuti apprezzare", disse Fabiofilzi. Guardò Larry e
Tony negli occhi, disse: "Per quanto riguarda gli attrezzi
tipo pedali e bottleneck, fidatevi che so il fatto mio: son della
vecchia guardia, ho imparato a svisare sui dischi dei Green On Red".
Larry e Tony tacquero, come è giusto che tacciano i giovani
sfaccendati romantici al cospetto di chi sa fare qualcosa sul serio.
"Bene", disse Fabiofilzi quand'ebbe adagiato la finta
stratocaster tra i velluti della custodia. "Suppongo che ora
siamo una band, no?"
Visto che Tony continuava a fissare il muro in silenzio, rispose
Larry: "Supponi bene, amico mio".
Il fatto è che loro due non ne avevano mai parlato.
In un certo senso, erano certi che nessuno avrebbe risposto all'annuncio.
Larry lesse il dubbio negli occhi di Fabiofilzi, disse: "Lo
siamo eccome. Una cazzo di band. Ora ci tocca farlo sapere agli
altri".
"Bene", disse Fabiofilzi, colmo d'energie positive. "E
come ci chiamiamo?"
"Literaturnaja Gazeta", disse Tony.
"Barbie Blowjob", disse Larry.
"Ho capito", disse Fabiofilzi. "Volete un nome di
due parole che evochi l'immaginario postmoderno ma anche il patto
di Varsavia. Io butto lì Plastica Pankow, fatemi sapere.
Ci vediamo domani alle sei al Nettuno", disse Fabiofilzi. "Portate
gli strumenti, che si va a provare qualche pezzato giù in
cantina da mia zia".
Larry e Tony capirono l'enormità di ciò che era appena
successo mentre Fabiofilzi fischiava Capital Radio in allontanamento,
sereno e brasato come certi giovani chitarristi di talento.
"Dio mio", disse Tony quando Fabiofilzi fu abbastanza
lontano. "Cosa abbiamo fatto?"
"Qualcosa di molto '77", disse Larry commosso mentre abbandonavano
via Petroni, cercavano la sicurezza del portico in via San Vitale.
Il pomeriggio scolorì rapidamente tra tazze di cappuccino
e aneddoti sulle grandi bande nate grazie a un annuncio.
Nel periodo seminale i Plastica Pankow suonarono a più non
posso il repertorio dei Pistols, la versione estesa d'una réclame
di jeans e la cover a doppietta di All Along The Watchtower (la
prima volta semielettrica, la seconda distorta a canaglia), poi
Fabiofilzi decretò la fine della formazione a tre e finalmente
fiorirono le viole: Larry appese il basso al chiodo per manifesta
mancanza di senso del ritmo, Tony ripose la telecaster per sedersi
dietro un essenziale drum kit da rockabilly.
"Il basso non è indispensabile. Piuttosto ci serve un
cantante", disse Fabiofilzi. "Io devo dedicarmi alla strato".
Alla fine fu precettato come vocalist Walter, il fratello di Tony,
forte di una partecipazione allo Zecchino e dieci anni come corista
gregoriano agli ordini di padre Santucci. Walter era un programmatore
di computer, portava gli stivali modello durango e la canotta sotto
la t-shirt. Fabiofilzi diceva che era pure democristiano: "Al
giorno d'oggi fa tendenza, un cantante democristiano dalla doppia
vita".
Walter odiava a tal punto la new wave da esprimere sofferenza e
alienazione anche quando taceva per lasciar spazio agli assolo del
Fabiofilzi.
Cantata da Walter All Along The Watchtower splendeva di messaggi
ancor più sovversivi di quelli inviati dalla chitarra del
Fabiofilzi: Walter si torceva intorno all'asta, attaccava con un
registro basso da bluesman, arrivava profondo e sensuale fino al
finale semielettrico, poi, non appena Tony batteva i quattro per
ripartire, Walter si trasformava in un demonio scalciante, ricominciava
a cantare rabbioso questa volta, a tratti fissava il vuoto ringhiando
nel microfono sotto l'effetto di tutte le droghe di cui aveav sentito
parlare senza mai riuscire a procurarsele.
"Una belva da palcoscenico, probabilmente il figlio mai nato
di Nina Hagen e ", pensò Larry. "Sarò il
vostro manager", disse, felice di sedere in disparte mentre
i ragazzi progettavano nei dettagli l'imminente demotape. Si parlava
d'incidere sull'otto piste del Fabiofilzi, curare la grafica del
libretto, comprare buste imbottite per spedire la cassetta alle
radio, a River Phoenix e le altre fanzine che spuntavano come erba
medica nei prati dello stivale, a chiunque volesse portarsi su in
camera le sterzate e i colori dei pomeriggi passati dalla zia di
Fabiofilzi.

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