
"...Uscite dal paese di Fiuminata, imboccate da capo la strada maestra che conduce verso Est, e adesso a camminare sull’asfalto le piante fanno male. Il carrarmato dei tuoi scarponi in gore-tex, gli unici da quando calzi un numero da adulto, ormai è liscio, e la suola smangiata verso l’esterno costringe il piede in una postura sempre più scorretta.
Sulla destra del fiume, oltre la linea dei salici, la valle si apre, come se la catena dei monti che la chiudono da quel lato conoscesse un’ansa, e laggiù si aprono i primi campi coltivati. Sulla sinistra, invece, balze coperte di bosco incombono sull’asfalto ormai caldo.
«Sapete cosa c’è, régiz?» dice Galerio. «Non possiamo stare qui a sperare che qualche politico ci dia retta. Se ci crediamo, il sentiero dal Tirreno all’Adriatico dobbiamo tracciarlo e basta».
«Già» il Vietnamita dice. «I veri pionieri mica chiedono il finanziamento alla Comunità Montana. Per prima cosa bisogna disegnare una mappa completa, con i paesi e tutte le svolte segnate in maniera inequivocabile. Così, se anche i bracconieri del menga abbattono i segnali, la gente sa come andare avanti».
«A cinque anni» esageri, «ero un ottimo disegnatore».
«A mano salta fuori una fetenzia» dice Galerio. «Oggi le mappe si disegnano al computer. Con il computer è un attimo».
«D’accordo. La mappa bisogna farla disegnare al computer, da qualcuno che è capace sul serio. Però i segnali lungo la strada dobbiamo posizionarli noi». Provi a mettere a fuoco quale può essere l’esistenza di un uomo che, come secondo lavoro, apre sentieri e li mantiene in ordine. Per un po’ ci pensi e non arriva niente che ti spaventi.
«Mica si può, andare in giro per le colline a verniciare segnavia senza autorizzazione» il Vietnamita dice.
«Magari non li verniciamo. Facciamo preparare delle piccole targhe metalliche e le fissiamo agli alberi con il filo a molla. Oppure le inchiodiamo ai pali della luce e i montanti delle palizzate».
«Certo», dice sarcastico il Vietnamita. «Ricominciamo dalla costa del Tirreno e ci seminiamo le targhette dietro come Pollicino».
«Oi» dici. «È così che si segnano i sentieri».
«Alla Forestale basterà seguire la scia, per piombarci addosso. Ci beccano in tre giorni, e appena scoprono che siamo senza autorizzazione, sono cazzi».
«Che paura, regiz. Scommetto ci obbligheranno a staccare le targhette con i denti».
«Voi ci scherzate» il Vietnamita dice. «Ma un conto è la mappa, un conto è modificare il territorio»".
In apertura di pagina e qui sopra, due fra i modelli di segnavia proposti per dare visibilità al sentiero a lunga percorrenza "Tirreno/Adriatico".
Per ora solo un sogno, domani chissà...
Aggiornamento dicembre 2005
Nel corso di questi mesi sono arrivate varie lettere da ragazzi decisi a organizzare una camminata fra il Tirreno e l’Adriatico sulle tracce dei personaggi di Nessuno lo saprà.
Prima, una ragazza di Verona che pensava all’integrale, poi tanti altri interessati a ripercorrere un tratto del percorso, e ancora ragazzi contenti di farci sapere dei loro piccoli exploit lungo antiche strade dimenticate.
La lettera più sorprendente, però, è questa:
facciamolo!!!
ciao sono un ragazzo/uomo di XXX ho letto Nessuno lo saprà e sono rimasto affascinato dall'idea del sentiero dei due mari quindi perchè non farlo, oggi è natale e mi sembra che la mia esistenza e quella di chi mi sta intorno sia più vuota del solito, c'è bisogno di idee, di voglia di fare, di progetti, di volontà, di cercare di cambiare, di invogliare gli altri, e il tuo mi sembra un gran bel progetto a cui dedicherei tempo e fatica molto volentieri, quindi se c'è già qualcosa che si stà muovendo o si sta per muovere sappiate che a XXX c'è un ragazzo/uomo di 28 anni che non sa fare niente ma che ha voglia di far tanto e di sfruttare meglio il proprio tempo, se invece sono il milionesimo che manda una mail del genere e sono solo una sciocciatura o non c'è tempo e modo per far niente del genere allora complimenti per il libro e per l'idea, anche solo sognare è importante.
Inutile dire che siamo già in contatto...


