«D»
suppl. «La Repubblica», 7 dicembre 1999 BRIZZI
E LAZZI
Continua nel nuovo romanzo il lungo addio a Jack Frusciante del suo autore
di Antonella Fiori
Dove sono i pensieri sgranellati in sensazioni di
freschezza delirante, le parole aderenti all’anima e alla pagina
di Jack Frusciante? Dov’è l’energia adolescenziale
di Enrico Brizzi che, diciottenne, aveva sbancato i botteghini portando
aria e incassi record nelle chiuse stanze della letteratura italiana giovanile?
Esordiente nel ’94 con una piccola casa editrice, Transeuropa di
Ancona, poi passato a Baldini & Castoldi, il nostro enfant prodige
le ha tentate tutte per farci dimenticare Alex, candido protagonista del
suo primo libro. Dopo Bastogne e Tre ragazzi immaginari, vicende di giovani
precipitati in interni più o meno claustrofobici, cambia registro
con il nuovo romanzo. Abbandonati i batticuori scolastici e i turbamenti
ormonali, le anfetamine ma anche le bande da Arancia Meccanica, in Elogio
di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile (Baldini & Castoldi,
pag. 304, lire 26mila) il mondo giovanile è filtrato attraverso
il senso di onnipotenza di una generazione di giovani scrittori che assomiglia
moltissimo a quella di cui Brizzi stesso fa parte (per i cultori della
materia c’è riconoscibilissima Silvia Ballestra e, in un
solo personaggio, gli editori Castelvecchi e il mitico Canalini di Transeuropa).
Storia d’amore con sottofondo rock, il racconto si dipana tra l’intervista
del secolo che Oscar Firmian, in arte Prometeus, dovrebbe fare al leader
di un gruppo rock scomparso e l’incontro d’amore e gelosie
tra Firmian e Martina Superchi, scrittrice giovanile di successo e ex
studentessa del Dams.
Non manca il coté maledettismo, techizzato-imbalsamato attorno
alla ricerca del cantante Evander Deltoid dei Normals (echi assordanti
di Kurt Cobain dei Nirvana) che compare verso la fine in chiave rappacificante.
Tra i suoi maestri Brizzi cita Andrea De Carlo e Vittorio Tondelli, esagerati
forse per febbre onnivora di vita. Una sete che è tutto l’opposto
dello stile impeccabile di Oscar Firmian, dove l’io narrante, il
manager Gabriele Spichisi, ha il cinismo casual di chi sulla vita pensa
di saperla già troppo lunga.
|