«Lombardia Oggi», 16 gennaio 2000

Convince l’ultimo romanzo del venticinquenne scrittore bolognese
E BRIZZI È CRESCIUTO

di Giorgia Buran

È un viaggio verso l’età adulta il nuovo romanzo di Enrico Brizzi. L’aveva detto. Dopo la pubblicazione di «Tre ragazzi immaginari», un’autoconfessione con la quale lo scrittore bolognese esorcizzava la fine dell’adolescenza, c’era il desiderio di porre fine al periodo in cui si rivolgeva direttamente a se stesso, raccontando dei fatti e delle persone che lo riguardavano da vicino.
Così conclusa la trilogia sulla giovinezza, cominciata con «Jack Frusciante è uscito dal gruppo» proseguita con «Bastogne», nasce «Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile» (Baldini & Castoldi, 304 pagg., 26mila lire). Un libro in cui tuffarsi, immergersi nelle pagine fitte e fresche per lasciarsi coinvolgere in quella storia che poi non è altro che il puzzle di altre storie, azioni, sensazioni, pensieri, dubbi e scommesse di chi è chiamato a varcare la soglia che porta al “mondo dei grandi”.
Oscar Firmian, (s)conosciuto al secolo come «l’Avvicinatore Prometeus» e l’amico Gabrio Spichisi sono i protagonisti (ricordano i personaggi di Andrea De Carlo in «Due di due») di questo percorso che Brizzi fa cominciare con un ingaggio miliardario per intervistare Evander Deltoit, leader mitico di un gruppo rock amatissimo dai giovani, misteriosamente scomparso. La caccia a Deltoit è viaggio, non solo geografico; ma anche nella musica, raccontata ed evocata dalle sonorità delle frasi e delle parole che Brizzi riesce a “far ascoltare” ai suoi lettori attraverso un sapiente uso del linguaggio. Il suo nuovo romanzo, come del resto ogni suo libro, è anche una colonna sonora. Questa volta, però, non è più la colonna sonora di un’adolescenza ingenua e attonita («Jack Frusciante è uscito dal gruppo») rabbiosa e rinunciataria verso il mondo, con le sue istituzioni e i suoi valori («Bastogne»), inquieta e confusa nei confronti del futuro («Tre ragazzi immaginari»). È il sottofondo musicale dell’avventura che ha inizio quando i due quasi-trentenni hanno ormai lasciato il gruppo e s’avviano alla scoperta della propria identità. Ma i temi sono sempre quelli. L’amore, l’amicizia, la solidarietà; e poi il tradimento, l’incertezza, il coraggio, la delusione, sfiorando anche la morte, che vengono affrontati in un racconto brillante e svelto, condito da quegli interrogativi che riguardano un po’ tutti e proprio per questo sono veri e fanno di «Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile» un romanzo denso.
Enrico Brizzi in questa storia ci mette ancora la sua Bologna, ma spazia anche sul mappamondo, fino ad Amsterdam e agli Stati Uniti. I suoi protagonisti interagiscono con altri personaggi, raccolti dalla realtà e adattati dall’immaginazione dell’autore, che li accompagnano all’interno del racconto e della vita, Oscar e Gabrio sono “eroi del passaggio”, cosmonauti un po’ romantici di quella “linea d’ombra” che attraverseranno (davvero?) a proprio modo.
Enrico Brizzi da punto di riferimento per i ragazzi alle prese con le burrasche adolescenziali a narratore di giovani Peter Pan smarriti nelle complessità della vita? Comunque sia non perdetevi il suo ultimo libro.