«Panorama»,
2 dicembre 1999 I PENTIMENTI
DEL GIOVANE OSCAR
di Roberto Rossi
Il giovane Oscar Firmian è diventato ricco
e famoso grazie al suo talento di «avvicinatore». Con strategie
subdole è riuscito a conoscere personaggi pubblici in apparenza
irraggiungibili e poi ha pubblicato libri-intervista di grande successo.
Convinto da tanta abilità il maggior editore italiano si fa avanti
proponendo a Oscar un ingaggio con nove zeri per un progetto impossibile:
scovare e intervistare Evan Deltoid, mitica rockstar dei Normals, sparito
improvvisamente nel nulla.
La titubanza di Oscar sarà vinta dalle capacità persuasorie
del suo migliore amico, Gabrio Spichisi, il narratore della vicenda. I
due si mettono in cerca di Deltoid, ma ben presto l’indagine s’interrompe
perché Oscar si innamora di una giovane scrittrice, Martina Superchi
(«Ragazza con gli occhi color burrasca»), e vergognandosi
del suo passato di «avvicinatore» progetta di cambiare vita.
La prima parte del libro, movimentata e ferialmente picaresca, cede il
passo a una cronaca amorosa statica e prevedibile, gravata da un sentimentalismo
che i sapidi commenti contrappuntistici del narratore non sempre riescono
a correggere o a contenere. Né giovano alla narrazione certe lunghe
digressioni di genere satirico sull’ambiente letterario: vere zeppe
stilistiche per un autore insolitamente privo di rancori.
Nonostante le cadute, è proprio in queste pagine che Brizzi prepara
e innesca la soluzione a sorpresa che alimenta tutta la terza parte di
Elogio e lo conduce a uno scioglimento inatteso del quale qui non si rivelerà
nulla. Dopo un romanzo (Tre ragazzi immaginari, 1998) interlocutorio,
ovvero superfluo, e nonostante gli squilibri che lo attraversano, Elogio
è una gradevole lettura e la promessa di esiti più convincenti.
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