“La
storia dei ragazzi è come quella del grano, e anche se non saremo
piantati in terra per germogliare, non importa, perché noi saremo
macinati lo stesso, e diventeremo pane”.
Le ultime parole di Tre
ragazzi immaginari fanno
da ideale insegna a quella che Enrico Brizzi definisce ‘la fase
due’ della
sua personale ricerca.
Il nuovo viaggio dell’autore nel mondo degli
adulti conosce una prima tappa dalle parti di una tondelliana Rimini e di uno Yucatan raccontato
dal giovane De Carlo.
Al centro della vicenda una coppia di amici, l’intervistatore
di successo Oscar Firmian e il suo agente e sodale, un affezionato degli
alcaloidi di nome Gabrio Spichisi, lanciati dal più importante
editore del paese sulla pista di un cantante rock scomparso.
Romanzo corposo,
sorridente e fitto di spostamenti, Elogio di Oscar
Firmiane del suo impeccabile stile esce preceduto da
un silenzio che su Carnet viene definito “kubrickiano”.
Per conto suo, l’autore consegna il libro e il giorno successivo
parte alla volta del Madagascar.
Grazie a una combinazione alchemica
degna della fantasia dello stesso Spichisi, alcuni addetti ai lavori
credono di leggere in controluce nell’Elogio una
grottesca rappresentazione del mondo editoriale italiano (vedi gli articoli
di Fiori per il supplemento de La Repubblica e Rossi su Panorama).
La minacciosa
lettura a chiave, il feeling incrinato con l’editore
e il silenzio dello stesso Brizzi finiscono per creare un’atmosfera
che nuoce all’Elogio: le pagine culturali de la Repubblica
non scriveranno una riga, Il Corriere della Sera stronca pesante a firma
del solito Pacchiano, e Tuttolibri, pur riconoscendo i meriti del testo,
mette in guardia “un autore che – almeno per il prossimo
decennio – dovrà giustificare l’enorme successo del
suo primo romanzo”.
Angelo Guglielmi, che aveva esaltato Frusciante e Bastogne,
ora parla di ‘resa all’ovvio’, mentre un altro grande
nome del Gruppo ’63, Renato Barilli, spende parole molto diverse: “Buone
notizie dall’officina personale di Enrico Brizzi, che forse, con
la sua quarta prova, il romanzo Elogio di Oscar Firmian e del suo
impeccabile stile, ha ottenuto il risultato ad oggi più equilibrato
e felice, superando taluni scompensi gravanti sulle opere precedenti
(…)Ora invece un nocciolo del genere c’è,
anche se per fortuna tenuto nella tonalità giusta, così da
non prevaricare sulla cronaca di tutti i giorni e la deliziosa registrazione
che Brizzi sa darne.”
L’unica cosa certa, fra incoraggiamenti, pallottole dum-dum che
fischiano a un niente dalla testa e separazioni consensuali, è che
a Brizzi ormai vanno stretti i panni di narratore
confinato all’universo
giovanile.
“Un uomo” sembra di sentire cantare i Diaframma, “non
un ragazzo”.
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«Carnet»
1 ottobre 1999
«Gazzetta
di Parma»
14 novembre 1999
«Tuttolibri» supplemento «La
Stampa»
20 novembre 1999
«Corriere
della Sera»
29 novembre 1999
«Panorama»
2 dicembre 1999
«D» supplemento «La
Repubblica»
7 dicembre 1999
«Lombardia
Oggi»
16 gennaio 2000
«Espresso»
20 gennaio 2000
«L’Immaginazione»
n.164 - gennaio 2000
«Gioia»
25 gennaio 2001
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