JACK THE MOVIE

L'occasione
Enrico e l'editore di Transeuropa Massimo Canalini conoscono a Bologna la giovane regista Enza Negroni, interessata da subito a portare Jack Frusciante al cinema. La regista presenta loro il produttore Enzo Porcelli, con il quale viene stipulato un contratto, secondo il quale Enrico sarà coinvolto nella sceneggiatura.

Viene individuato Stefano Accorsi per il ruolo del vecchio Alex, Alessandro Zamattio come Martino e Umberto Palazzo, già con i Massimo Volume e ora frontman di Umberto Palazzo e il Santo Niente, in qualità di responsabile della colonna sonora.

Enza Negroni ed Enrico lavorano fianco a fianco coltivando l'idea di un film 'a bassa fedeltà' sul modello di Clerks .

Dai provini allo chalet dei Giardini Margherita -oltre 900 aspiranti attori visionati- emergono altri volti nuovi, e il lavoro di sceneggiatura è a metà del guado quando il produttore Porcelli cede i diritti del film a un diverso consorzio romano.

Arrivano nuovi fondi, arriva Violante Placido, arrivano una serie di indicazioni, presunte bazze e aggiustamenti di tiro ai quali Enrico reagisce di pessimo grado, fino ad allontanarsi dalla lavorazione e disertare la prima rifugiandosi per tutto l'arco della serata nei confortevoli locali di una birreria chiamata La Frasca.

La ballotta cinematografica
Stefano Accorsi, al suo primo ruolo da protagonista, era un ventenne senza tante arie, molto professionale, una specie di giovane promessa del teatro che lo spot del Maxibon aveva fatto conoscere a tutta Italia.

Per interpretare il vecchio Alex, gli toccò allenarsi in bici, e prese la faccenda molto sul serio. Al mattino andava in bici e in palestra, il pomeriggio studiava la parte. Ogni tanto il pomeriggio andava a casa di Enza e lì con la regista e con Enrico discuteva della sceneggiatura, delle battute, ma anche dell'attitudine che avrebbe dovuto avere Alex sullo schermo.

Il vecchio Zamattio, il tizio che interpretava Martino, in apparenza non faceva che recitare la sua vita reale. Era un cazzo di bel ragazzo chiuso e carismatico, e il primo giorno di riprese si presentò a bordo di una fuoriserie con una bottiglia di whiskey piena solo per metà. Come tutti gli altri della giovane ballotta cinematografica, il vecchio Zamattio contribuì ad allietare la festa di compleanno di Enrico nella cantina del bar De Marchi -quella sera un certo autore bolognese fece svenire suo figlio a forza di drink- e, giurerei, il vecchio Zamattio era simpatico anche quando non beveva da solo.

Di Violante Placido, oltre alla nitida recitazione e alla generosa tavolozza d'espressioni, non si può che ricordare il tumultuoso legame che all'epoca la univa all'erede di un cantautore romano, e di come i rovesci del rapporto spingessero la produzione a propiziare -a tutta birra- il rientro nella capitale dell'erede medesimo. Rientro funestato, narra la leggenda del set, da un furioso cappottare, per fortuna senza conseguenze, lungo il nastro dell'autostrada.

Innumerevoli gli amici di Enrico fra le comparse del film. Fra quelli che ai provini ottennero parti importanti il compagno delle elementari Andrea Manai, l'ex di Perle ai Porci Riccardo P. (più noto come Thermopylae) e 'il Bambino' Stefano Rivi, più tardi successore di Stefano Accorsi negli spot del gelato Maxibon. I tre interpretano rispettivamente cantante, chitarrista e batterista nella band del vecchio Alex.

AVARO IL MEREGHETTI
Jack Frusciante è uscito dal gruppo * 1/2 (Italia, 1996, col, 100') Enza Negroni. Con Stefano Accorsi, Violante Placido, Alessandro Zamattio, Barbara Livi, Athina Cenci, Ivano Marescotti, Patrizia Piccinini.

A Bologna il diciassettenne Alex (Accorsi) si innamora della coetanea Aidi (Placido): una storia confusa e sofferta, su cui incombono la noia della città di provincia, il suicidio dell'amico Martino (Zamattio) e la partenza di Aidi per gli Stati Uniti. Dal romanzo omonimo di Enrico Brizzi (anche sceneggiatore insieme alla regista), un'opera prima che risente di ipertrofia letteraria (soprattutto nei commenti off e in certi dialoghi) e di dipendenza dal piccolo schermo (lo stile, piatto e scontato, ricorda quello dei telefilm).

Il Frusciante del titolo è il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, il gruppo preferito di Alex: Brizzi lo spiega nel romanzo, ma nel film non viene detto. Oltre alle musiche di Umberto Palazzo, la colonna sonora comprende brani, tr gli altri, di Csi, Disciplinatha, Marlene Kunz, Faith No More, Violent Femmes, Pulp, Bjork. Cammeo per Freak Antoni nei panni di un avventore.

PRESTO, IL SEGUITO!
"In esclusiva per il cinema mi avevano proposto di scrivere il prosieguo della storia. A Roma, in questa stanza fumosissima con, praticamente, un paio di mummie o tre della casa cinematografica che andavano oramai per i settanta e i loro figli avvocati scaltri, praticamente m'avevano sequestrato e, con mio enorme stupore, tutto aveva subito assunto questa curvatura di follia, con loro che insistevano a mettermi proprio fisicamente sotto il naso un contratto a cui mancava soltanto la mia firma e io che sbigottivo. Molte decine di milioni, ricordo, arrivarono a offrire per il fantomatico Jack Frusciante II . Titolo provvisorio: Lei torna dall'America ."
(Cristina Gaspodini, a cura di, Il mondo secondo Frusciante Jack )

FORSE LA FATTANZA
La collaborazione con i Frida Frenner, nata al liceo, si concretizza in occasione dei reading del '95 e la scrittura di un pezzo originale incluso nella colonna sonora del film, curata da Umberto Palazzo, un rock veloce che per la sua immediatezza e il cantato in italiano si imprime nella memoria degli spettatori.

"Jackpunk", più nota con i versi d'attacco "Forse la fattanza sta salendo anche per me", viene scritta nell'arco di poche ore da John Azzoni e Hoge Agostini (musica), mentre Enrico e Giovanni C. si occupano, come da rodata abitudine per le liriche dei Frida, di scrivere in tandem il testo, uno sproloquio da giovane esaurito che tira in ballo anche Gianna Nannini, Gandhi, Malcolm X e Luther King.

Per eludere l'onerosa eventualità dell'iscrizione alla Siae, il pezzo viene accreditato alla zia di Giovanni.

Per quanto riguarda il resto dell'ottima colonna sonora, fra gli italiani abbiamo i grandi-da-subito Marlene Kuntz con "3 di 3" e "Nuotando nell'aria", Umberto Palazzo e il Santo Niente (quei tre dal vivo spaccavano proprio) con "È aria" e "Generazioni", "La lune du Prajou" dei C.S.I., un remix dei Datura di Ciro Pagano (già con i seminali Gaz Nevada) e "Ultima fatica" dei commilitoni bolognesi Disciplinatha.