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BRIZZI
AL FESTIVAL DI SANREMO 1999
Un romanzo molto breve

Intro – Quello che
ancora non hai capito.
Quello che ancora non hai capito è perché Anna Oxa,
con tutto che avrà il suo daffare, non ha trovato modo -
in cinque anni - di farti avere una sua foto con autografo.
Capitolo primo.
“Tutti d’accordo”, si raccomanda il Dirigente
Rai dopo avere salutato i presenti riuniti in conclave in una stanzetta
annessa all’Ariston. “Abbiamo scelto voi come giurati
di qualità perché, ognuno nel suo genere, rapresentate
il meglio dei gusti musicali della nazione”.
Anche il brasiliano Toquinho?, ti domandi sbigottito. Anche il maestro
Carreras?
“Avete a disposizione per ogni canzone un voto da zero a dieci.
Voterete su una apposita pulsantiera personale. Il voto è
segreto, e voi andate pure senza paura anche verso gli estremi.
Se usate solo i voti fra il cinque e il sette, rischiate di non
premiare davvero le canzoni che vi appaiono più meritevoli”.
Insieme a Toquinho, Carreras e il giovane bolognese in parka nero
che ha scritto Jack Frusciante, ascoltano attoniti le parole del
Dirigente Rai i seguenti vip e giurati: Ennio Morricone, Fernanda
Pivano, Amadeus, Carlo Verdone, Umberto Bindi, Dario Salvatori e
Maurizio De Angelis.
Caspita, ti dici. Stai a vedere che non vengono affatto tessuti,
gli intrighi di cui sospettavi.
Stai a vedere che è una competizione pulita proprio come
dice il neo-presentatore Fabio Fazio.
Capitolo secondo.
Siedi fra il presidente della giuria Ennio Morricone e Fernanda
Pivano, una donna cui Hemingway si rivolgeva per vezzeggiativo.
Una muraglia di fiori rende il vostro palco simile a un ridotto
inespugnabile nel fortilizio dell’Ariston. Allo scoperto stanno
i cantanti, che escono sul palco uno alla volta. Per fortuna una
cesura sul fianco sinistro della muraglia di petali vi consente
di ammirare le esibizioni, così come le performance del trio
Fazio-Casta-Dulbecco.
Quei tre insieme erano fantastici. Da qualunque angolazione li guardavi,
non riuscivi a capire chi fosse il presentatore.
Composto, ti disponi ad ascoltare le canzoni una ad una, e al termine
di ogni esibizione, quando il display della pulsantiera segnala
che è tempo di votare, senza spiare nel display di Morricone
assegni il tuo voto.
Non ti sfugge, nel buio del palco, che ti trovi ad essere giudice
di esibizioni dalle quali dipende la sorte di più famiglie
e gruppi discografici, ma anche, più semplicemente, giudice
di una gara fra canzoni. Zero ne assegni pochi – nessuno,
giureresti – ma voti bassi in quantità. A tutte le
canzoni che, a un rapido esame, appaiono il naturale prolungamento
della stantia estetica cuore-amore. E voti alti, anche. Ne partono
non pochi, dal tuo display. I più alti di tutti – fra
big e nuove proposte distribuiti nelle due serate da giurato –
saranno per Nada, Silvestri, Quintorigo e Soerba.
Capitolo terzo.
Di nuovo nella saletta del conclave insieme ai nove illustri colleghi
per rivedere in cassetta le esibizioni dei big.
Si assegnano per votazione i premi della critica, e prevale la sensazione
che nessun artista in gara sia in grado di portare a casa il risultato
pieno di una vittoria al festival e una canzone memorabile in classifica.
Resta inteso che la sera, nei vostri palchi, ognuno voterà
secondo coscienza.
Dal tuo punto di vista la competizione è apertissima, fino
a quando il solito stimatissimo Dirigente Rai fa il suo ingresso
annunciando che, secondo i tabulati relativi al voto demoscopico,
attualmente ci sarebbe un terzetto in fuga composto – in ordine
non specificato – dalle cantanti Mariella Nava, Anna Oxa e
Antonella Ruggiero.
Cazzo, pensi, questo arriva proprio a rovinare la suspense.
In ogni caso, ti dici rientrando in albergo per indossare l’abito
da gran serata, siamo dieci e può accadere qualunque cosa.
Alla tua bella mente cartesiana non sfugge che, secondo il regolamento,
i voti della giuria di qualità peseranno esattamente quanto
il risultato complessivo dei voti demosopici.
In pratica, la classifica popolare potrebbe anche uscire perfettamente
ribaltata dai pronunciamenti di voialtri giurati di qualità,
e nel caso di un basso gradimento da parte dei giurati nessun cantante,
neppure se incoronato dalla giuria demoscopica, potrebbe avvicinarsi
alla zona del podio.
Quindi, a ripensarci, ti sembra che il Dirigente Rai, annunciando
che questi tre, e non altri, erano i nomi degli artisti in vantaggio,
abbia favorito tutte e tre le cantanti rispetto agli altri concorrenti,
ma forse è solo un calcolo sbagliato.
In ogni caso l’abito da gran serata è un completo tre
bottoni color sabbia garantito contro l’effetto stropicciato
che all’esterno, doc marten’s modello gaucho ai piedi,
sciarpa al collo e occhiali calati sulla forca del naso, ti dona
una certa aura aggressiva e sospetta, un po’ tipo nipote illegittimo
di Rommel.
Comunque arrivi in ritardo, e farsi largo nel mare di teste e schiene
fra gli stucchi del foyer non è un gioco da ragazzi. Occhieggiano
colletti alti alla Wellington alti sei dita, nel cuore cieco della
folla, risplendono chiome rese barocche da schiume e spray, e simili
a scogli si profilano svariate scollature semplicemente inaggirabili.
Hai un bel da sventolare il pass da giurato, in mezzo agli spettatori
che hanno pagato un milione a poltrona.
Ci sono le famiglie numerose – i ragazzini conciati da cresima
e nonna, un turbante da rajah in testa, portata a braccia. Ci tiene
tanto, poverina, a non perdersi il ritorno della Vanoni.
Ci sono i terzetti d’amiche zitelle vestite come le caramelle
rossana.
Ci sono spaventose matrone del profondo nord che portano al collo
svariati stipendi d’operaio e per mano mariti imprenditori
ricchissimi e nani.
Se combattete da tempo una vostra personale
crociata contro il Supereroe d’orgine messicana El Fartero
e la scurrilità in generale, potrebbe essere una buona idea
saltare a pié pari il paragrafo che segue.
Petardos, ti dici. L’unico modo per aprirsi
una strada o qualcosa che le assomiglia, fino alla base della scala
che conduce ai palchi. Fra soggetti del genere, palacinarios cabrones
y sus putas de mujeres, non c’è da farsi scrupoli a
impiegare le armi che impieghi per stendere i malvagi. Petardos
ai fagioli neri, dirompenti, incendiari, al guacamole, all’idrogeno.
Tutto il repertorio che ha reso celebre El Fartero ben oltre i confini
del nativo stato di Vera Cruz. Tutto il repertorio. Come quella
volta – eri solo un ragazzo – quando hai spento per
sempre la vita del mostruoso Calimba e dei sette fratelli Verguenza.
Ma purtroppo questa sera, in albergo, hai dimenticato di chiedere
a Lola Amor di iniettarti l’antidoto. Sei fregato, El Fartero.
Niente petardos, questa notte. I petardos restano in canna, nell’oscuro
del retrobottega, e anche la maschera che fa gridare di terrore
i tuoi nemici può rimanere dov’è. Questa notte,
che ti piaccia o no, dovrai fendere la folla come un uomo qualsiasi.
Sei sul punto di rinunciare, oh sì.
La folla è troppa e tumultuosa. Stai proprio per rinunciare.
Poi, come accecato da un interiore lampo al magnesio ti lasci assalire
dal pensiero insopportabile di abbandonare il maestro Morricone
a fianco di una poltrona deserta.
Così, a tratti biascicando scuse, a tratti simulando orrendi
accessi di tosse degni di un personaggio dickensiano, riesci a farti
largo anche fra i gruppi più gagliardi nel mantenere un’intima
compattezza.
“Sono il giurato Enrico Brizzi”, mormori alla hostess
che veglia alla base della scala che conduce ai palchi.
La hostess, fra i tacchi, la permanente tipo afro e tutto il resto
è alta una spanna più di te. All’inizio, ne
sei quasi sicuro, ti guarda come una donna decisa a chiamare aiuto
“Mi segua”, soffia piegandosi in modo appena percettibile
verso di te. “Si stavano chiedendo tutti dove accipicchia
si era cacciato”.
Capitolo quarto.
Eurovisione, per la serata finale del festival. Ma quale eurovisione.
Mondovisione. Spettatori a frotte in cinque continenti. Se Fabio
Fazio prendesse le cose un po’ di petto e proclamasse in diretta
lo Sciopero degli Eventi subito prima di scendere dal palco e allontanarsi
in silenzio, lo verrebbero a sapere persino in Kamciacta.
Invece è tutto molto più soffuso.
I cantanti cantano.
Il pubblico applaude.
I giurati votano.
Nelle pause, su insistenti richieste, Fernanda Pivano ti confida
circa venticinque aneddoti impagabili su Hemingway che dimentichi
quasi subito.
Quando si tratta di votare le esibizioni del trio in presunta fuga,
ti attieni al nudo principio raccomandato dal solito Dirigente Rai:
impiegare per intero la gamma dei voti al fine di marcare una vera
differenza.
In particolare, e senza essere affatto sicuro che il trio sia un
vero trio, assegni un voto alto (8, ti sembra di ricordare) alla
grintosa interpetazione di Anna Oxa e voti bassi (non gli unici
che hai impiegato, e non i più bassi) a Mariella Nava e Antonella
Ruggiero. Due ottime cantanti, stimatissime e giustamente celebri,
colpevoli unicamente di cantare canzoni che appaiono deboli la sera
in cui ti trovi ad essere giurato nel concorso cui partecipano.
Per quello che ne sai fino a un attimo prima della proclamazione,
i tuoi colleghi possono avere votato en masse per gli Stadio consegnando
all’equipo di Gaetano Curreri la vittoria del festival.
Quando Fabio Fazio, senza dimenticare di trovarsi in mondovisione,
snocciola a ritroso i nomi dei primi classificati, sulle prime appare
chiaro che la rivelazione del Dirigente Rai aveva un suo fondamento.
Tutti i nomi sono stati pronunciati da Fazio ad eccezione degli
artisti che occuperanno il podio, e i nomi mancanti sono proprio
quelli del noto trio: Mariella Nava, Anna Oxa, Antonella Ruggiero.
Non apparirà fuori luogo in questa sede notare come gli studiosi
di sociologia a volte impiegano il termine di ‘profezia autoavverantesi’
in riferimento ad eventi pronosticati ad arte in modo da indurre
negli ascoltatori la tendenza a farli effettivamente accadere. Questo
almeno ti pare di ricordare dai vecchi manuali di quando eri matricola.
Nava, Oxa, Ruggiero.
Per te pari è. Ti sembrava meglio la canzone della Oxa, ma
se anche arriva terza non ti butterai di sotto a capofitto per il
dispiacere.
Vorresti soprattutto sbucare dal retropalco, scendere la scala e
raggiungere la tua fidanzata nella torma che immagini pronta a popolare
di nuovo il foyer. Baciare la tua fidanzata, domandarle se si è
divertita almeno un poco e portarla a cena, prima di ogni altra
cosa, che è mezzanotte o giù di lì ed è
passato un medioevo da quando hai allungato l’ultima volta
le gambe sotto un tavolo.
“Terza classificata del festival di sanremo è”,
annuncia Fabio Fazio.
Fate conto che la tensione sia alle stelle.
Capitolo quinto.
Sarebbe interessante ricordare chi arrivò terza.
Mariella Nava, ti sembra di ricordare.
O forse Antonella Ruggiero.
Gli amanti delle statistiche potranno verificare.
La Oxa vinse, su questo non c’è dubbio.
Determinati pessimi giornalisti hanno anche menato il can per l’aia,
con la storia che avresti fatto vincere la Oxa.
Ma se devi ricordare quale fosse il pezzo che la Oxa cantava, buio
completo.
Brivido, forse. Mistero? Freddo? Un titolo di una parola sola. Ma
dopo cinque anni potresti anche sbagliarti.
Comunque, se dopo cinque anni i pezzi non se li ricorda neppure
un giurato, prova a immaginare il pubblico a casa.
In ogni caso Fabio Fazio dice: “Terza classificata del festival
di sanremo è” – fate conto – “Mariella
Nava”.
Nei palchi della giuria tutto bene. Anche Morricone e la Pivano
non vedono l’ora di andarsene.
Quando però Fazio ha l’ardire di annunciare che la
seconda classificata sarebbe Antonella Ruggiero, qualcuno dei colleghi
giurati perde la calma.
Forse si è mancato di specificare che in occasione delle
serate all’Ariston i palchi riservati alla giuria di qualità
erano due, capiente ciascuno di cinque posti.
Ora che si riesce a immaginare in che senso ti cominci a sentire
in comunione con i vicini, e dispiaciuto persino di doverli lasciare,
sorprende sapere che uno dei giurati assiso nel palco a fianco,
in modo repentino si abbandona a una crisi isterica.
Egli infatti, per quanto obnubilato nel profondo, ravvisa nelle
ultime parole di Fazio la certa avvisaglia dell’imminente
trionfo di Anna Oxa.
“No, no, la Oxa no” sono le trafelate parole con le
quali il giurato isterico si precipita nel piccolo focolare del
vostro palco. “Ci deve essere un errore”, afferma. “Dobbiamo
fermare Fazio”.
Bravo, ti dici. Come cavolo fai, a sapere che c’è un
errore? Ognuno ha votato in segreto, no? Almeno in teoria, siamo
d’accordo. Funzionari e notai all’elaboratore centrale
dei voti dovevano essercene a iosa. E curiosi, anche. Eppure il
giurato appare molto sicuro del fatto suo. Pronto a inveire e gridare
come fosse andato storto qualcosa che dava per scontato.“Bisogna
dire a Fazio di fermarsi”, si scalda. “Bisogna ricontare
i voti”.
Bravissimo, ti dici. Mettiti a urlare, bello. Sporgiti dalla muraglia
di fiori e, sbracciandoti, mettiti a urlare in mondovisione che
è solo grazie a un errore nel conteggio dei voti se Anna
Oxa sta per essere proclamata vincitrice del festival.
Preghi e speri che lo faccia. Che si sporga verso il palco e gridi:
“Fabio, c’è un errore e solo io so qual è”.
Invece gli manca il coraggio, inveisce e si allontana verso il palco
originario senza spiegare in nessun senso perché è
così sicuro che al primo posto non dovrebbe esserci la Oxa.
Ti sarebbe piaciuto sul serio, che te lo spiegasse.
Così magari avresti avuto qualcosa da raccontare, ai giornalisti
che ti hanno dato la caccia nei giorni successivi.
Capitolo sesto.
Quello che ancora non hai capito reprise.
Quello che ancora non hai capito è perché qualcuno
si è affrettato a far sapere che il festival ad Anna Oxa
l’avresti fatto vincere proprio tu.
Se i voti che trasmettevate all’elaboratore centrale tramite
la maledettisima pulsantiera erano segreti, o almeno segreti fra
notai e funzionari, e se tu sei ripartito da Sanremo senza rilasciare
interviste, in che senso i giornali hanno scritto che sarebbero
stati i tuoi voti – o i tuoi e quelli di Fernanda Pivano –
a far vincere la Oxa?
D’accordo, i voti dei giurati sono segreti di pulcinella.
E comunque è vero che hai premiato la Oxa rispetto alle (presunte)
dirette concorrenti.
Quello che ancora non hai capito è come mai più giornali
sono arrivati a scrivere che, per parte tua, la Oxa avrebbe ricevuto
‘il massimo dei voti’ e ‘zero a tutti gli altri’.
Ancora più grave, dal tuo punto di vista, che una simile
dolorosa imprecisione – l’affermazione, se virgolettata,
cadrebbe sotto la categoria del falso puro – sia tutora accreditata,
a cinque anni di distanza, dal sito ufficiale della Rai nella pagina
dedicata alla storia del festival.
Quello che ancora non hai capito è se il giurato che diede
in escandescenze quella sera all’Ariston era l’unico
della compagnia a trovarsi, diciamo così, indignato per la
vittoria della Oxa.
Sei un bravo ragazzo e credi di sì.
Di certo non diedero in escandescenze Morricone e la Pivano, così
trovasti il modo di salutarli con garbo.
Sono passati cinque anni e hai pagato pegno.
Diciamo che sei uno stronzetto, ma in fin dei conti sai stare al
gioco.
Non hai raccontato ai giornalisti del giurato isterico.
D’altronde, insieme a te era uno dei meno vip.
Però, se pure era dispiaciuto che il suo cavallo fosse arrivato
solo secondo, poteva risparmiarsi di scatenare quella canea dietro
alle tue giovani chiappe.
Tu, comunque, hai dimenticato una quantità di dettagli.
Da subito, intendo.
E hai continuato a dimenticarli per molto tempo.
Inoltre, nei giorni degli inseguimenti telefonici, con i giornalisti
non hai sottolineato in che senso, dal punto di vista sociologico,
determinati annunci dei Dirigenti sono simili a profezie destinate
ad autoavverarsi.
Di tutto questo, nel paradiso dei fessi, forse un giorno qualcuno
ti ringrazierà.
Comunque, se immaginavi intrighi di alta scuola sei rimasto deluso.
In fondo era solo il Quarantanovesimo Festival di Sanremo.
Hai trovato solo i piccoli intrighi di qualcuno che deve giustificarsi
con qualcun altro perché il cavallo sul quale puntavano è
arrivato secondo.
Ma questa, come si suol dire, è solo acqua passata. Acqua
che non macina più un bel niente.
Se hai voluto scrivere questi brevi capitoli, è solo per
lasciare una piccola luce alla memoria.
Una piccola luce alla quale chi si ritrovasse in determinati personaggi
può persino vergognarsi.
In silenzio e senza tragedie.
A tutti gli altri buon festival.
© enricobrizzi.it, gennaio 2004
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