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IL SORRISO
DEL PRESIDENTE
Cosa nasconde il rudere nel bosco e chi è veramente Lorenzo
Carta, "una brava persona fin da giovane"?
Lunedì 13 ottobre 2003 è partito
sulle pagine di virgilio.it il progetto Il sorriso del presidente,
racconto collettivo on line che nei mesi successivi ha coinvolto
decine di web-scrittori.
A supervisionare le operazioni Ermete
Treré, lo scrittore
geneticamente modificato con le cellule di Enrico
Brizzi, Carlo Lucarelli e Wu Ming II.
Il sorriso del Presidente
La sveglia intonò il suo canto metallico alle sette precise,
come faceva con martellante regolarità ormai da molti anni.
Lorenzo
Carta aprì gli occhi e vide che fuori dalla finestra,
attraverso i rami frondosi degli abeti piantati in giardino, filtrava
la luce d'una giornata tersa.
'Il mattino ha l'oro in bocca', scriveva
senza sosta un determinato autore dai nervi a pezzi e, proprio come
quel tizio, Lorenzo Carta era uomo incline a riporre fiducia nelle
massime e nei proverbi.
E poi gli piaceva, la mattina.
Si sentiva giovane, curioso e quasi
invulnerabile.
Scendeva in strada, e anche in strada era tutto nuovo,
carico di promesse intatte.
Le studentesse in attesa alla pensilina
del bus apparivano indifese e autentiche come fili d'erba tenera
cresciuti sul fianco d'una collina, e Lorenzo Carta entrò,
come faceva ogni giorno, nello spazio angusto del bar.
Il Ragazzo
lo salutò e dispose sul bancone in marmo screziato
il piattino e un piccolo bicchiere di acqua minerale; si girò verso
la Gaggia e Lorenzo Carta costeggiò il bancone per tutta
la sua lunghezza, superò il grande frigo dei gelati e andò a
raccogliere il giornale dalla mensola incorporata alla parete opposta
all'ingresso.
La copia del quotidiano locale che il Ragazzo acquistava
per il bar, alle sette di mattina era già fredda, spiegazzata e
resa unica da ricche fioriture, presso i margini inferiori della
pagina, di impronte riconducibili a una quantità di polpastrelli.
Alcune erano solo ombre, altre ricordavano carte topografiche in
miniatura.
La prima pagina era dedicata per intero all'arrivo in città del
Presidente, previsto per l'indomani, e al timore per le manifestazioni
annunciate dai contestatori.
L'editorialista si rammaricava che, in
uno stato di diritto, "quattro
gatti amici di Osama Bin Laden" potessero prendersi la libertà di
rovinare la giornata al Presidente, alla giunta comunale e alla
cittadinanza desiderosa di ammirarne in pace le nobili fattezze,
l'arrembante eloquio, l'intatto sorriso.
Lorenzo Carta starnutì, si pentì di avere starnutito
e poi, gli occhi lucidi, massaggiandosi l'attaccatura del naso
aprì il giornale alla pagina degli annunci economici.
"Si riprendono, i fottuti telefonici dei paesi emergenti?",
domandò il Ragazzo depositando la tazzina fumante sul rotondo
occhio di ceramica del piattino. "Otto milioni di vecchie
lire, mi sono già bruciato, per colpa della maledetta SombreroTel.
Otto milioni, dottore, e sto per toccare il fondo".
"Bisogna avere pazienza", mormorò Lorenzo Carta
fissando le cornee infiammate del Ragazzo. Doveva dormire pochissimo,
quel giovane. "Se l'anno prossimo in Messico le amministrative
vanno come crede il sottoscritto", disse con il tono fermo
di una persona impermeabile al dubbio, "vedrai se fanno il
botto o no, le nostre azioni".
"Beato lei che capisce la politica, dottore", disse
il Ragazzo. "Io all'inizio credevo che giocare in borsa fosse
roba per scommettitori, invece è tutta una faccenda costruita
intorno alla politica".
Lorenzo Carta mormorò che sì, per avere successo
nel mondo degli affari era fondamentale tenersi informati giorno
dopo giorno, ma mentre scrutava la metà inferiore della
pagina riservata alle offerte di lavoro la voce gli usciva per
conto suo, bianca, smorta e fuori sincro rispetto ai pensieri.
Lo
vide subito, l'annuncio che cercava, evidenziato da una cornice
nera che poteva racchiudere tutte le possibilità del futuro.
'Azienda
internazionale settore cosmetico', recitava in grassetto l'intestazione,
e dopo la cesura di uno spazio bianco, 'seleziona' era scritto 'numero
un addetto settore commerciale. Richiesta buona conoscenza russo
e francese. Carriera commisurata a capacità ed
esperienze personali'.
Dicono che l'aria, in quanto aria, deve andare,
ma per il tempo di un battito di ciglia Lorenzo Carta annaspò senza
ossigeno.
La voce del Ragazzo arrivava da lontano, così come remoto
era stato il tinnìo della ceramica, e l'aroma stesso del
caffè giungeva alle narici simile a un ricordo.
Lorenzo Carta
considerò di nuovo i caratteri in grassetto
dell'intestazione, la scritta 'Seleziona' allineata verso destra
e, il cuore che batteva dispari, sorrise all'idea del caro Gennaio
che, una volta spinti a casa clienti e praticanti, alla luce rossastra
della lampada indonesiana a forma di piramide che regnava sulla
scrivania da avvocato di successo, preparava di suo pugno l'annuncio
da pubblicare.
Bevve il caffè e, scrutando l'espressione rallentata del
Ragazzo intento a preparare un cappuccino, per un attimo provò il
desiderio di spiegare, con calma e scegliendo le parole una a una,
in che senso non si occupava affatto di titoli telefonici. Lorenzo
Carta avrebbe spiegato che, secondo il suo più intimo avviso,
la borsa era solo una trappola per allocchi, come le lotterie e
i casinò, invece sorrise in modo sommesso e al Ragazzo non
raccontò nulla di sé, né di quando l'avvocato
Porzio Migliori, uno degli ottimati della città, l'aveva
abbracciato presentandosi come Gennaio.
Era Gennaio che si occupava
di risvegliare le brave persone addormentate.
E lui, Lorenzo Carta,
era stato una brava persona fin da giovane.
Pensò che doveva
andare alla buca e che doveva andarci in fretta.
Prese la vecchia
Polar e, con la strada libera dai camion, arrivò al
passo in meno di un'ora.
Parcheggiò nel solito spiazzo dove
di giorno si fermavano solo i raccoglitori di funghi e, fermandosi
ad ogni svolta del sentiero per controllare che non lo seguissero,
marciando all'ombra dei faggi raggiunse il prato che si apriva di
fronte alla facciata del rudere.
Era da prima dell'inverno che non
tornava, e traversando il prato notò i segni dell'erba calpestata
di recente.
Il rudere conosceva una quantità di segreti, ma
le quattro pareti umide, e le marce travi che sostenevano il tetto
non avevano bocca per raccontare.
Lorenzo Carta respirò a fondo e varcò la
soglia che immetteva nell'orbita buia dell'ingresso.
Conosceva il
posto da molto tempo, e la poca luce che filtrava attraverso gli
occhi delle finestre era sufficiente per orientarsi. Ai piedi del
muro orientale del rudere, coperto da pochi palmi di terra smossa,
era interrato il tubo di cemento che gli serviva da casella postale.
Lorenzo
Carta s'inginocchiò nella penombra e prese a scavare
a due mani per liberare dalla terra il coperchio di piombo che
chiudeva la sommità del tubo.
Sollevò per la maniglia il coperchio e lo depositò sul
terreno.
Dentro il tubo, interrato in verticale e profondo meno d'un
braccio, gli uomini di Gennaio avevano lasciato una busta imbottita
che sembrava contenere un plico piuttosto voluminoso e un piccolo
zaino di tela bruna che doveva contenere a sua volta una scatola
o un astuccio.
Non poteva starci un'arma lunga, lì dentro,
neppure smontata dal fabbricante in persona.
Lorenzo Carta si domandò se
avrebbe trovato una pistola da riportare al rudere, una volta portato
a termine il lavoro, o una pistola da dare in pasto ai giornali.
Nel
buio del suo cuore buio di brava persona, pregò che
non fosse una pistola di quelle che parlano da sole, né una
di quelle comandate a sparare levandosi sopra un mare di teste.
Tanto
valeva non farsi domande. Dentro la busta, in ogni caso, avrebbe
trovato le risposte che gli servivano.
Sfilò dalla buca la busta con i documenti e la nascose
in una tasca del giaccone, poi prese lo zainetto e sigillò di
nuovo il tubo con il coperchio di piombo.
Nascose il coperchio lavorando
con i piedi la terra smossa, poi sistemò in spalla il piccolo zaino e, con l'incedere cauto
e diagonale della brava persona appena risvegliata, uscì all'aperto
e imboccò a ritroso il sentiero.
Quando giunse allo spiazzo,
il profilo di lucido pesce della vecchia Polar si stagliava solitario
e fedele contro la quinta d'alberi.
Continua a sorridere...

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