«IO
Donna» supplemento «Corriere della Sera»,
26 aprile 2003
JACK FRUSCIANTE È CRESCIUTO
Archiviato il pulp, Enrico Brizzi
veleggia verso lidi meno inquieti. E dopo un lungo silenzio, ritorna
con un giallo introspettivo. Sulle spiagge dorate del Madagascar
di Maria
Grazia Ligato
Da Bologna al Magadascar. In un percorso
che dalle guerre di eroi metropolitani, arrabbiati e violenti, approda
a una maturità dolente, agitata
dai fantasmi di chi ha vissuto molto e realizzato poco di sé.
Enrico
Brizzi è uno scrittore da cinquecentomila copie d’un
botto, al primo esordio (Jack Frusciante è uscito dal gruppo).
Duecentomila, con il secondo romanzo (Bastogne) e via scemando,
ma sempre con punte da best seller e per un totale milionario di copie
che gli hanno attirato qualche invidia (“Ma io degli altri invidio
solo la scrittura: se mi piace, se la trovo interessante la studio, per
cogliere il segreto della progressione delle parole”).
Classe 1974,
studente fuoricorso a Bologna, dove vive e studia Scienze della comunicazione,
materia nella quale sta preparando la tesi. Argomento: “il
tifo nel calcio”, con molte parentesi ed esperienze di prima mano
perché segue il Bologna e va allo stadio regolarmente. I soldi
guadagnati con i diritti d’autore non sembrano avergli sconvolto
la vita, almeno non più di tanto: ha una casa di proprietà e
alla vespa Cinquanta verde ne ha aggiunta una color argento. E due biciclette.
Dopo
aver raccontato amori goffi e delicati, viaggi poveri, amicizie dipanate
tra i banchi del liceo e riti di tribù occasionali, Brizzi
sembra dare un taglio agli anni della giovinezza grandi e pieni, e ferma
l’attimo sul giallo. O meglio su uno spunto giallo, perché il
vero filo conduttore del nuovo romanzo (Razorama, in uscita
Mondadori il 6 Maggio) è la malia. Quella dei soldi, delle amicizie
potenti. E quella di una terra ancestrale e incantata, il Madagascar
dei luoghi lontani dalle mete turistiche, dove la pozione di uno stregone
provoca incubi. E il risveglio può essere la chiara percezione
della verità. Si comincia con un omicidio, assurdo e forse neanche
voluto. Sul lussuoso catamarano di un giovane miliardario, in viaggio
dalle coste del Kenya al porto malgascio di Tuleàr, viene uccisa
Valentine.
Sulla terraferma, intanto, si distende l’avventura di un giornalista
italiano che viene in contatto con un italo-malgascio, Rodrigo Cristalli.
Rodrigo cade malato e, dallo stregone che lo cura, apprende dell’assassinio
della sorella Valentine. La storia è complessa, rimanda ai classici
dell’avventura (“Mi sono ispirato alla letteratura di viaggi
per mare e nelle terre esotiche, a Jonathan Swift, Joseph Conrad, Ernest
Hemingway. E per le tonalità scure della magia nera, nell’episodio
che avviene nella capanna della foresta, a Edgar Allan Poe”). Un
salto notevole nello stile di Brizzi: il linguaggio completamente nuovo
e ricercato, e i dialoghi, un po’ altisonanti, dichiarano senza
mezzi termini che Jack Frusciante è cresciuto e da ventenne pulp
e agitato veleggia verso lidi meno inquieti.
“Già con Tre ragazzi immaginari ho
in qualche modo celebrato la fine del racconto dell’Io-me stesso. Oggi preferisco
narrare cose che vedo o che accadono ad altri, anche storie che mi hanno
raccontato e che, naturalmente rielaboro. Non devo più sbattermi
a cercare esperienze forsennate, per poi trasferirle sulla carta”.
SUL CATAMARANO NON CI SONO EROI
Insomma, un occhio meno egocentrico e
più compassionevole sulla
realtà altrui. Tutto sommato nel romanzo nessuno è totalmente
negativo, e persino lo stupido assassino ha diritto a una sua piccola
isola di comprensione. “L’equipaggio del Saint-Just è un
quadrato magico, a ogni angolo respira un personaggio con il suo carico
di vermi e bontà. Non credo che esistano eroi del bene e del male.
Esistono persone”. Eppure Marcel, il miliardario annoiato e costretto
al matrimonio di convenienza, rappresenta la somma di convenzioni e standard
contro cui sembravano andare tutti i suoi personaggi precedenti. “Certo, a 17 anni i ricchi ti stanno sulle balle tout court. Ma è un
approccio di pelle. Più tardi percepisci la ‘sottile linea
rossa’, quella per cui anche il tuo nemico, in un’occasione
diversa, potrebbe essere un amico”.
Si cresce, si gira la boa dei cannibali.
E le amicizie le sigilla l'anagrafe. “È chiaro che è più semplice frequentare
persone della propria età, c’è più assonanza
di idee e gusti, soprattutto se vuoi raccontare cose”.
Addio ai ventenni
disperati di Jack Frusciante? “Addio no. Ma
ormai parliamo lingue diverse. Anche volendo fare lo scemo a tutti i
costi, mantenendo gli atteggiamenti e seguendo le mode giovanili, sono
i ragazzi che segnalano al neon i dieci anni che ci separano: nelle scuole
o all’università, mi danno del lei”.
BASTA CON LE BUGIE
Eppure Enrico Brizzi continua a vivere a Bologna,
città giovane
per eccellenza, mito della vitalità artistica e culturale italiana.
Un gran calderone, gente che si incontra e si mescola in un corale afflato
di creatività.
Non è più così? “Lo è ancora, ma queste
annuali infornate di ventimila diciottenni desiderosi di fare un giro
sulla giostra della Seattle d’Italia le ho viste ormai troppe volte.
Alla fine, le illusioni, le amicizie tradite, la fama agognata e temuta,
mi sembrano storie già sentite”. È inevitabile, si
cresce e la Bologna di “certe notti” sembra
perdere il fascino aspro e fumoso della vita da beginners. “Ma
a me continua a piacere” assicura Brizzi. “Precisamente,
da Bologna mi piace partire” ironizza.
Archiviata la Bologna del Dams
e degli Skiantos, c’è qualcos’altro
che dobbiamo sapere del nuovo Brizzi? “Non dico più bugie”.Ed
effettivamente per un pezzo ne ha sparate parecchie, compreso il fatto
di essere nato a Nizza, essere iscritto alla facoltà di
Fisica e aver preso due miliardi di anticipi dall’editore.“Ho
anche una fidanzata fissa” aggiunge. Allora ha messo
davvero la testa a posto? “Ecco, esco un po’ di meno”.
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