«Panorama» 3
luglio 2003
IROSO PROCESSO ALL’OCCIDENTE
di Franco Brevini
Quali margini restano oggi per scrivere un
romanzo d’avventura,
senza scivolare negli stampi un po’ ovvi del genere letterario?
Questo il problema che deve essersi posto Enrico Brizzi affrontando Razorama. Una
storia africana di mare, che ricorda Hemingway e Conrad, nella quale
la vecchia bagnarola di Cuore di tenebra è sostituita
da un lussuoso catamarano supertecnologico, senza che tuttavia acciai
e mogani riescano a dissolvere l’ombra demoniaca che si leva dal
fondo dell’uomo. La vicenda delle due coppie imbarcate verso il
Madagascar, e chiuse in un paradiso dorato che lentamente si trasforma
in una stanza degli orrori, si intreccia all’altra vicenda, quella
di un giornalista inviato sull’isola per un reportage sulle vacanze
esotiche degli italiani. Due viaggi diversissimi che si salderanno in
un epilogo dai cupi riflessi.
Per l’autore di Jack Frusciante,
il Madagascar rappresenta una felice utopia esotica in cui prende forma
un’interpretazione
del mondo totalmente antitetica a quella dell’Occidente. Intal
senso la barca hi-tech, che si chiama Saint-Just come il fanatico ghigliottinatore
della Rivoluzione francese, riesce l’esatto opposto dell’atteggiamento
di comunione con la natura che caratterizza la cultura malgascia. E non è un
caso che, mentre l’Occidente sprofonda nel nichilismo e nella follia
di un suo emblematico antieroe, spetti al mondo magico e mistico del
Madagascar approntare le medicine per l’uomo moderno che ha perduto
la bussola.
Dunque dietro i coloriti scenari dell’avventura si profila
una ben più pressante filigrana, che chiama in causa il nostro modello
culturale nel suo complesso. Il disagio dei giovani bolognesi del primo
fortunato romanzo si è riconvertito in un iroso processo alla
civiltà occidentale, che Brizzi istruisce da un altrove quanto
ma trasparente. Razorama non è però l’ennesima
fuga ai Tropici, ma una rincorsa per pronunciare con voce più ferma
il proprio no.
|