«Rock star», 1 maggio 2003
ENRICO BRIZZI È TORNATO NEL GRUPPO
A quattro anni dall’ultimo romanzo, torna Enrico Brizzi con “Razorama”, un racconto che parla di magia tribale, di trentenni ricchi e annoiati e di un assassinio sullo sfondo del cielo del Madagascar.
di Dado Minervini

Come è nato “Razorama”?
«Lo spunto è stato il mio primo viaggio in Madagascar nel ’99. Lì ho conosciuto il gestore di un locale, un bianco che aveva voltato le spalle al mondo dei bianchi, che mi ha ispirato la figura di uno dei protagonisti del racconto: Rodrigo. Tutto è cominciato da un’affascinante conversazione notturna sulla cultura di quei posti e su ciò che noi chiamiamo magia».

Sono occorsi quattro anni per il tuo quinto romanzo. Cos’hai fatto in questo tempo, a parte viaggiare?
«Ufficialmente, almeno per mia madre, ho cercato di studiare. Ma adesso sto lavorando seriamente sulla mia tesi, un lavoro sui rapporti tra il tifo organizzato e l’organizzazione che ruota attorno al mondo del calcio. E poi ho letto moltissimo. Nell’ultimo periodo di “Razorama”, quando ho cercato un modello per il sound del libro, mi sono avvicinato ai grandi narratori degli spazi aperti: Melville, Conrad, Stevenson. Ma il mio nume tutelare è stato Hemingway: rileggere i suoi romanzi in progressione è stata un’illuminazione».

Hai parlato di sound. Rispetto ai romanzi precedenti, in “Razorama” manca la presenza del rock.
«L’ambientazione della storia non mi permetteva di parlarne. Ma credo si debba eliminare l’equivoco per cui la scrittura rock è quella che ha il rock per oggetto. Tondelli che poi è stata un’esimia firma di Rock Star, sosteneva che per scoprire se una pagina suona, non c’è altro modo che leggerla ad alta voce. Il tuo orecchio, il tuo gusto musicale, si forma in base a ciò che dai in pasto alle orecchie. Io credo che il rock abbia un ruolo importante nel mio modo di scrivere».

Cosa stai ascoltando attualmente?
«Un bootleg dei Velvet Underground: The Quain Tapes, la raccolta delle registrazioni di alcuni concerti della band nel ’69 curata da un fan. Recentemente ho comprato i CD remasterizzati dei primi Red Hot che avevo solo su cassetta».

La vecchia passione rimane...
«Certo, ci sono formule irripetibili; il loro apice creativo rimane Blood Sugar Sex Magic. Gli ultimi album sono qualcosa di diverso, ma li ascolto ancora volentieri, soprattutto dal vivo rimangono una band coi controcoglioni».