PERCORSI DI LETTURA.

Bologna e Padova.
Due città, una cartina (letteraria) geografica.
Di Mirko Romano*, aprile 2004.

Ci sono tanti buoni libri, tante buone letture, cui devo essere grato, poiché m’hanno preso per mano e sottratto in qualche modo a quella certa cappa di sgomento che, immagino, non sarò stato il solo ad avvertire, nel corso degli anni liceali e, più tardi, dell’università.
Mi sono occorsi diversi anni e, non so come dire, delle «esperienze graduali», per tornare a rileggere i romanzi classici e, forse, per cominciare la prima volta sul serio a leggerli, scovandovi quell’enorme ricchezza, quell’enorme di più che prima non vedevo né sentivo.
Buona parte di queste «esperienze graduali» – me ne sono accorto nel corso del tempo – hanno a che fare, anche, con due territori. Con due città.
Queste città, questi territori, sono italiani: si tratta di Bologna e Padova.
Si tratta di due luoghi letterari molto nutrienti.
Per questo mi è parso giusto, essendo io un piccolo appassionato di ricognizioni e «cartine geografiche» letterarie, tentarne, a volo d’uccello, una mappa.
Diversi di questi narratori e libri hanno nutrito il mio piccolo lavoro fin qui; altri, all’interno della mappa, meritano di essere letti, credo, in ogni caso, nonostante non siano particolarmente noti, poiché da essi scaturirà la possibilità iniziale di qualcosa di nuovo.
Mi auguro – sto rivolgendomi evidentemente agli amici e a tutti quanti i salmoni un po’ partecipi – possa interessarvi un momentino.
Provo ad andare avanti io.
Se avanzo, seguitemi. Se invece indietreggio, sparate!

Bologna
I «luoghi letterari» di Bologna potrebbero dividersi, secondo me, in almeno tre percorsi principali. Sto parlando, in particolare, degli ultimi vent’anni. Escluso, ovviamente, il monumentale lavoro, letterario e non, del professor Umberto Eco, che meriterebbe – perdonate l’ignoranza – un discorso a sé.
In sintesi: è da iscriversi al circuito bolognese, intanto, Stefano Benni, presente nel catalogo Feltrinelli con più romanzi e raccolte di racconti, dal fortunato libro d’esordio Terra!, a, per esempio, La compagnia dei celestini, Baol, Comici spaventati guerrieri. E poi, c’è l’esilarante Bar Sport, che anni fa ho letto quasi in lacrime, proprio piegato in due dalle risate.
Nel solco dei narratori che si occupano, e alla grandissima, d’altro – per esempio di ottima musica d’autore – è impossibile, sempre pensando a Bologna, non ricordare Francesco Guccini, presente nel catalogo Feltrinelli con, tra gli altri, il romanzo Cròniche epafàniche, e Claudio Lolli, di cui dovrebbe essere disponibile, sempre presso Feltrinelli, la raccolta di racconti Giochi Crudeli.
La pattuglia degli scrittori bolognesi ospita poi un nucleo molto agguerrito di autori che si occupano di storie thriller e noir, da Pino Cacucci a Carlo Lucarelli, da Lorenzo Marzaduri a Marcello Fois, per non parlare del «decano» Loriano Machiavelli.
Si tratta di un gruppo talmente ampio e agguerrito, da costituire forse, esso solo, il nucleo principale, per forza e numero, della narrativa di genere di tutto il Paese.
Comunque, se volete spaventarvi sul serio, cercate con accanimento Rito mortale, un vecchio Transeuropa datato 1989. L’autore è Marzaduri. Di lui, presso Baldini & Castoldi, c’è poi il più recente (e seriamente tenebroso) Piccole tenebre.
I romanzi dell’ottimo Lucarelli – fra i quali Almost Blue – sono presenti nel catalogo Einaudi Stile Libero.
Di Cacucci, oltre all’applauditissimo libro d’esordio intitolato Outland Rock – disponibile in due raccolte Oscar Mondadori, una che mantiene il titolo della prima edizione e l’altra che si chiama Punti di fuga – m’ha appassionato non poco Puerto escondido, (sempre nel catalogo Oscar), da cui Salvatores ha in seguito tratto l’omonimo film con Diego Abatantuono e Valeria Golino.
Poi, io, personalmente, ogni volta che mi trovo a Bologna, non posso fare a meno di pensare ai testi che, a livello generazionale, questa città me l’hanno fatta conoscere (e amare) nel modo più diretto: penso al libro d’esordio di Silvia Ballestra, il mitico Compleanno dell’Iguana, più volte ristampato e presente, oggi, tanto nell’edizione hard-core di Romanzi e racconti (Theoria), quanto nel pocket Il disastro degli Antò (Baldini & Castoldi).
E poi, c’è lui. C’è il nostro Enrico Brizzi. Quest’uomo che già è leggenda.
Del suo magnifico libro d’esordio, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, sapete tutto; è ormai da quasi dieci anni ristampatissimo e disponibile presso Baldini & Castoldi, come tutti gli altri suoi libri fino a quell’Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile (1999), che è una vicenda, quasi, di «detection-rock» (ma anche, contemporaneamente, un’intensa storia d’amore) largamente ambientata a Bologna e poi ad Amsterdam e Roma.
Ma insieme all’irripetibile romanzo d’esordio, che è stato finalista al premio Campiello nel 1995, poi tradotto in venticinque Paesi e che solo da noi in Italia ha venduto un milione di copie, a me interessano, come del resto interessano a tanti ragazzi, anche il bellicoso e «devastato» Bastogne, ove la storia si svolge in una Nizza tanto immaginaria quanto somigliantissima alla Bologna degli anni Ottanta e di oggi, e l’ottimo Tre ragazzi immaginari, ove Brizzi mette in scena un gigantesco, turbolento e poetico carnevale-rave, entro la cui cornice, un po’ come nel Canto di Natale di Dickens, compaiono avanti agli occhi del protagonista gli spettri del proprio sé che tornano a visitarlo dal passato. Arriviamo così alle pubblicazioni più recenti: presso la collana Strade Blu di Mondadori, la raccolta di racconti esemplari, scritti «a quattro mani» col già citato Lorenzo Marzaduri, che ha per titolo L’altro nome del rock; e, sempre per Mondadori, l’imprevisto romanzo Razorama, l’ultimo della serie fin qui, ove gli irrequieti protagonisti sembrano voler spingere il proprio sé fino alle estreme propaggini dell’umano agire, arrivando fin nel cuore dell’Africa, fino in Madagascar, come volessero cercarvi la propria anima e quella primordiale del mondo.
Delle storie contenute nel libro d’esordio di Silvia Ballestra e nel Jack Frusciante di Brizzi, è possibile vedere le trasposizioni in film realizzate, rispettivamente, dai registi Riccardo Milani ed Enza Negroni.
Last but not least, sempre «ruotanti» nell’alveo bolognese, è d’obbligo ricordare le giovani scrittrici Isabella Santacroce, i cui libri fulminanti e «acidi» sono disponibili nel catalogo Feltrinelli – da Fluo a Luminal – mentre l’ultimo, Lovers, possiamo trovarlo presso la collana Strade Blu di Mondadori e Simona Vinci, autrice del tanto intenso quanto crudo Dei bambini non si sa niente, della raccolta di racconti intitolata In tutti i sensi come l’amore e del più recente romanzo Come prima delle madri – storia a tinte nerissime, drappeggiata d’un sentire che la rende evanescente – tutti pubblicati da Einaudi (i primi due nella collana Stile Libero).
Infine, per conoscere poeticamente Bologna, ci sono anche gli ottimi romanzi targati anni Ottanta di alcuni fra i più importanti narratori della generazione, per così dire, del ’77: Enrico Palandri, Pier Vittorio Tondelli e Claudio Piersanti.
Di questi autori, di cui sono attualmente disponibili (nei cataloghi Feltrinelli e Bompiani) tutti i titoli, mi sono particolarmente cari Boccalone di Palandri e Altri libertini di Tondelli, a cui bisognerebbe aggiungere almeno il romanzo Casa di nessuno di Piersanti (senza dire che il mai abbastanza elogiato Luisa e il silenzio dello stesso Piersanti rimane un capolavoro assoluto della narrativa italiana degli ultimi dieci anni). Poiché tali libri uscirono quando gli autori avevano fra i ventitré e i ventisei anni, quando cioè questi narratori di sicuro valore frequentavano ancora l’università di Bologna, c’è forse un motivo in più per comprendere in che senso gli ambienti del Dams e le case degli studenti fuorisede vi figurino in ruoli, spesso, tutt’altro che marginali.

Padova
C’è un secondo itinerario, un secondo luogo fisico e letterario che mi è caro, non diversamente da quello bolognese, ed è rappresentato dalla città di Padova.
Padova è, dalla metà degli anni Novanta, uno dei posti letterari più ricchi del Paese, e dopo un silenzio durato lunghi anni, oggi, quando entri in una buona libreria, sarà facile imbatterti in tanti importanti libri, romanzi e racconti, scritti da giovani autori padovani, i quali, visti dall’esterno, paiono intenzionati a gareggiare e superarsi l’un l’altro – un po’ come facevano Lennon e McCartney nel periodo d’oro dei Beatles – a colpi di storie e di stile.
Per chi vuol conoscere cosa riesce a dirci di illuminante sul mondo delle discoteche e dei dj di grido e «de tendensa» il trentacinquenne narratore Marco Franzoso, non ha che da aprire il suo esilarante e inatteso libro d’esordio, Westwood dee-jay, pubblicato da Baldini & Castoldi nel 1998 e, dal 1999, disponibile in edizione tascabile. È un’esperienza. Poiché, il libro è scritto in un inventatissimo e «contaminato» dialetto arcaico, un po’ come succede per certi testi teatrali di Dario Fo, e i personaggi di Katia, Alex Fumo dj, la psicologa O’Hara, Westwood e i suoi «saggi e discorsi» sulla «tendensa» risultano francamente irresistibili.
Sempre a proposito della pattuglia dei padovani, è imprescindibile il lavoro letterario di uno dei migliori scrittori di racconti presente oggi nel panorama del Paese: si tratta di Giulio Mozzi, del quale troverete in libreria il bellissimo libro d’esordio intitolato Questo è il giardino (Theoria, 1993), oggi disponibile anche nel catalogo Oscar Mondadori. Le sue successive raccolte di racconti, non meno vibranti e partecipi nell’intonazione e nella scrittura, sono presenti nel catalogo Einaudi e in quello della casa editrice di Segrate.
Giulio Mozzi è un Maestro, e, a quanto ne so, il tempo che l’autore padovano non dedica alla sua narrativa viene ampiamente speso per seminari e corsi di creative-writing dedicati a quei giovani che vogliano interessarsi in modo serio alla scrittura. In tale direzione si possono cercare in libreria i volumi che Mozzi ha riservato specificatamente all’argomento. Tra questi, posso segnalarne uno che conosco molto bene, e cioè l’antologia Coda che Giulio Mozzi ha curato insieme a Silvia Ballestra nel 1996. L’editore è Transeuropa, e in questa antologia dedicata ai raccontatori «Under 25» figurano, credo, alcuni fra i più promettenti scrittori del futuro. I nomi e i racconti del «padovano» Marco Mancassòla e del mio amico Giulio Milani basterebbero da soli a giustificare il prezzo del biglietto. Mancassòla è anche autore dello splendido Il mondo senza di me, uscito nel 2001 dalla casa editrice Pequod di Ancona e attualmente disponibile anche presso la Piccola Biblioteca Oscar Mondadori.
E della pattuglia dei giovani scrittori padovani, è d’obbligo ricordare i quarantenni Tiziano Scarpa, Mauro Covacich e Romolo Bugaro.
Di Scarpa potete trovare in libreria il romanzo d’esordio Occhi sulla graticola – che narra le vicende d’un giovane redattore di fumetti manga all’interno di una casa editrice specializzata – e poi segnalerei la tanto discussa quanto originale raccolta di racconti Amore – editi entrambi da Einaudi.
Nei cataloghi Theoria e Mondadori si trovano invece i libri di Covacich, che è, tra l’altro, un considerevole e valorosissimo scrittore di racconti, alcuni dei quali ambientati nell’inferno della guerra nella ex Jugoslavia, vissuti e «raccontati» dal punto di vista, per esempio, d’un cecchino.
Di Bugaro si possono invece leggere tanto la raccolta di racconti con cui l’autore padovano ha esordito, Indianapolis, disponibile nel catalogo Theoria, quanto il suo strepitoso romanzo La buona e brava gente della nazione, per gran parte ambientato a Padova e dalle parti del Triveneto, in un mondo d’avvocati giovani e rampanti, cinici e arrivisti. Il libro è edito da Baldini & Castoldi, ed è, almeno secondo me, uno dei romanzi più capaci di indignazione, rabbia e pietas che abbia mai letto. Nel 1998, con questo romanzo (tradotto anche in Francia), Bugaro è stato finalista al Premio Campiello. Solo che Bugaro è proprio bravissimo, e due anni dopo, nel 2000, questa volta sotto la prestigiosa collana La Scala di Rizzoli, sforna un nuovo clamoroso romanzo, Il venditore di libri usati di fantascienza; la storia di un padre, Mario, e di un figlio, Luca, che sceglierà di mettersi sulla «cattiva strada». I personaggi appaiono dimessi eppure intensissimi, specie Mario, il cui doloroso destino sembra tuttavia illuminato da una misteriosa quanto consapevole luce di salvezza. Infine, in libreria dal settembre del 2003, sotto la collana Sintonie di Rizzoli, c’è il nuovo romanzo di Bugaro, Dalla parte del fuoco, una storia che in buona parte si svolge in una Genova molto somigliante a quella del tragico G8, traboccante di manifestanti in rivolta e forze dell’ordine non meno bellicose. Il protagonista, il dottor Felici, responsabile amministrativo del consorzio Cogecos, all’improvviso, a quarantasei anni, ha deciso di rilevare in proprio un cantiere. In seguito a questo cattivo affare, a questo investimento poco avveduto, ha accumulato una montagna di debiti e si è presto trovato a mal partito con le banche creditrici. Eccolo così di fronte al nulla, abissale, angoscioso, d’una decisione…
Ma la pattuglia di scrittori padovani è ancora più ampia di così, e comprende anche i nomi, per esempio, di Roberto Ferrucci – autore di Terra Rossa (Fernandel), romanzo che fra le altre cose racconta di Wimbledon, il leggendario campo da tennis sull’erba, ed è, soprattutto, una storia d’amore fra il protagonista e una ragazza conosciuta, da spettatori, nel corso d’un match – e Stefano Marinelli, regista, e autore, qualche anno fa, del romanzo Baci rubati alla stazione, edito da Guanda.
Last, but certamente not least, Gianfranco Bettin, autore del più volte ristampato romanzo generazionale Qualcosa che brucia, attualmente ancora disponibile nel catalogo Baldini & Castoldi, e di almeno un paio di volumi non di fiction: L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero e Sarajevo, Maybe, entrambi editi da Feltrinelli.

 

*Mirko Romano, nato nel 1975 a Vercelli, è cresciuto letterariamente in Ancona, negli uffici di Transeuropa frequentati, fra l'altro, da Silvia Ballestra, Lorenzo Marzaduri e Enrico Brizzi. Ha pubblicato per Rizzoli il romanzo d'esordio Sul significato della fiamma di una candela e, nel 2004, Identico al mio cuore, compreso in Tondelli in mimetica, primo volume dell'imponente opera a puntate dedicata da Transeuropa al grande PVT.