Di Enzo
Baruffaldi & Laura Govoni*, luglio 2004
Gli
anni Ottanta racchiudono tutta la produzione letteraria di Pier
Vittorio Tondelli: quattro romanzi così diversi come Altri
Libertini, Pao Pao, Rimini e Camere
Separate sono il frutto dell’intenso lavoro di appena
un decennio.
In Tondelli il dato biografico finisce
per confondersi con quello poetico: le sue pagine, infatti, sembrano
sempre molto assetate di tutto ciò che le circonda, assorbono
lo “spirito
dei tempi” molto più di quelle di altri scrittori
suoi coetanei, e lo riflettono.
Questa attitudine di Tondelli raggiunge
la massima espressione in quell’opera monumentale che è Un
weekend postmoderno,
florilegio di quasi tutto ciò che ha significato “Anni
80” in Italia. Culturalmente, s’intende, a meno che
non ci si voglia limitare ad abbozzare un’immagine tutta
film di Vanzina, paninari e Drive In alla tv.
Un
weekend postmoderno copre
un arco temporale che va dalla stagione delle radio libere agli
albori della acid house: dunque, un pezzo di storia decisivo per
quella che oggi consideriamo "musica indipendente", andando
a costituire di fatto un indispensabile catalogo di tutto quanto
succedeva all’epoca.
Si ricostruiscono genealogie, cronache,
scenari cittadini inimmaginabili oggi. Tondelli esplora infaticabile
tutta l’Italia, dalla
sua Correggio a Roma, da Pordenone a Lecce, da Milano a Napoli,
raccontandola attraverso i concerti, i movimenti artistici (anche
i più effimeri), le fanzine, i fumetti, i locali, le gallerie
d’arte, gli eventi e soprattutto, fondamentali, i party:“Ingredienti
della serata: oggetti di design creati da Massimo Iosa Ghini; performance
musicali rumoreggiate da Massimo Giacon, Maurizio Maldini; silhouette
di carta progettate con tridimensionalità da Simonetta Scala;
video in multivisione di Lorenzo Mattotti e Silvio Cadelo, prodotti
dalla cooperativa Storiestrisce; cartoni animati di R. Fleisher: Superman;
tavole originali in plastica concepite da Ugo Bertotti; poesie
e fonemi citati da Jerry Kramsky, Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli;
mangimi progettati da Giorgio Carpinteri; biglietti da visita disegnati
da Igort; ritratto di Marko Caro di Marcello Jori e naturalmente, drink’n’dancing.
Presenta Beppe Starnazza”.
Questa la funambolica descrizione
di una notte bolognese del 1983 (alla quale deve certamente qualcosa
la "festa del mercoledì sera" del Bastogne di
Enrico Brizzi). Ma anche in altre città Tondelli corre a
cogliere ogni segnale di vita culturale e creativa.
A Firenze, durante
le giornate di Pitti Trend, “per fare
provvista di impressioni” viaggia nel retro di un furgone,
tra stilisti e mucchi di vestiti che gli cadono addosso. E ancora:
chi oggi, se non Tondelli, ci può raccontare che cosa è stata
l’avanguardia dei Giovanotti Mondani Meccanici? O descrivere
luoghi come il Tenax e il Manila?
Al
capoluogo toscano Tondelli riconosce il titolo di “unica
capitale italiana di questi ludici, festaioli, artistoidi anni
ottanta; e non solo per l’arditezza della sua fauna giovanile,
che ha dato il via alla new wave italiana con gruppi ormai mitici
come Liftiba o i Diaframma, cui si sono aggiunti, nel corso degli
anni, i Rinf, Soul Hunter, Neon, Sybil Vane, Les Enfants Terribles,
Esprit Nouveau, ecc., non solo per l’eclettismo di personaggi-organizzatori
come il gruppo Westuff, che ha creato occasioni di scambio e di
incontro mondan-culturale, fondando una sorta di mecenatismo contemporaneo;
non solo per le luccicanti notti fiorentine animate fino all’alba,
ma proprio per aver opposto alla tetraggine milanese del mito della
professionalità, quello di segno opposto, ma di altissimo
lignaggio, del dilettantismo: atteggiamento che permette la costituzione
di una vera e propria fauna d’arte”.
Inutile aggiungere
che poi, anche a Milano, nella sua continua caccia alla “fauna
d’arte”, Tondelli
trova pane per i suoi denti e l’immancabile “girandola
di vernissages che in certi giorni si accavallano come
sfilate di moda”. E confessa che nella sua giovinezza “Milano
era la città della fantasia, della libertà, del desiderio”.
Poi
giù di
corsa a Roma, per un’estate insonorizzata da John Cage, con
folle che si spostano da un concerto di folk irlandese a un festival
di poesia all’aperto, a uno spettacolo di luci laser all’Isola
Tiberina. E Tondelli in mezzo, a osservare come si muovono e si
arrangiano i suoi coetanei, quei ragazzi che tutta la notte vendono
gastronomia agli angoli di strada, riempiendo di profumi la città.
Soltanto
Tondelli, all’epoca,
poteva andare alla scoperta del “volto rock di Lecce”,
raccontando dei Band Aid, il gruppo fondato da Tony Robertini.
E anche in questa città, il suo sguardo registra che "al
bar Poker, in un angolo, un gruppo va solo per l’ora dell’aperitivo,
l’una e mezzo. La sera, il gruppo si sposta al bar Raphael,
mentre quelli che al Raphael sono transitati a mezzodì qui
arrivano la sera. Così accade per gli altri bar-ritrovo…".
Viene
il sospetto che Tondelli per più di
600 pagine non compia che un unico gesto: osservare cosa fanno
i ragazzi della sua generazione, e poi di quella successiva,
inseguendoli e cercando disperatamente di non perdere il contatto
con il proprio tempo.
Tondelli si abbandona all’infinita narrazione di quelli
che chiama, con assoluta confidenza, “i giovani”: ne
descrive attento i tagli di capelli, gli abiti, le abitudini; a
Napoli come a Londra o a Ibiza. In questi termini, è possibile
scorgere anche quali sentimenti animassero il fertile progetto Under
25, o la sua rubrica delle lettere sul mensile Rockstar.
Infine,
nel momento in cui Tondelli si accorge di avere ormai poco a che
spartire con quei ragazzi che fatica a riconoscere, come nel caso
dell’occupazione universitaria della Pantera
del 1990, ci lascia una delle sue pagine più malinconiche.
Lungo
i capitoli di Un
weekend postmoderno persiste un paesaggio italiano ancora
contadino e provinciale, su cui spiccano innaturali e approssimativi
innesti di modernità a tutti i costi. Che Tondelli si
accorgesse oppure no di quanto stridessero certe situazioni poco
importa, perché quello che fa la differenza è che
Tondelli le descrive sempre "dal di dentro". Ciò che
dona alle sue pagine una voce ancora attuale sono l’invariabile
passione ed entusiasmo di questo racconto. Ad esempio, parlando
dei ragazzi di Modena nel 1986 (ovviamente "in maggioranza
creativi"), Tondelli nota:“Benché la frammentazione
degli atteggiamenti giovanili tipica degli anni ottanta, con
la conseguente formazione di bande e tribù (i dark, i
dandy, i punk, i rockabilly), sia arrivata anche qui, benché tutta
questa umanità sia presente ogni fine-settimana al Graffio,
locale dell’Arci Kid, ora tempio della mondanità giovanile
anni ottanta, la gran massa di giovani è quella con la
Vespa accessoriata, i capelli lunghi, gli stivalacci sdruciti,
un po’ di marijuana in tasca, le cartine per rollare, una
cascina abbandonata come luogo di ritrovo e di vita alterativa.
Insomma, ancora una volta gli struggenti eroi di Vasco Rossi”.
Pare risolversi tutto qua il “postmoderno di mezzo” di
quegli anni, quello per cui “che pena e che noia sentire
ancora parlare di punk e postpunk, di look gallinaceo e di look
savanico, di new dandy, new romantic, metallari e skinhead, look
sadomaso, new wave e preppy d’accatto, raffinate giapponeserie
dei Gaznevada, nazinipponerie di Rettore, american-stracci di
Bertè”.
Dunque il vortice degli stili è passato anche sull’Italia
e cosa ha lasciato? “Gli struggenti eroi di Vasco Rossi”.
Tipico di Tondelli considerare struggenti gli eroi di Vasco Rossi,
e altrettanto tipico di Tondelli riuscire a vedere in questi ragazzi
di provincia degli eroi.
Tondelli è uno
che si sentiva “abituato a raggiungere i luoghi mitici
sempre in ritardo (Ibiza dieci anni dopo i freak, Mykonos venti
dopo i gay, Antibes cinquanta dopo la lost generation…),
mi accontento di quello che trovo, togliendo dal mio campo visivo
l’obbrobrio della mercificazione e cercando di andare al
cuore del paesaggio, fiutandone con l’aiuto degli autori
che amo, l’anima”.
Ma tra questi autori, e non
meno importante, c’era anche
il rock che passava Mondoradio di notte, mentre lui guidava per
la Bassa emiliana, nell’attesa di nuovi incontri. E in questo
contrasto tra la musica più moderna e la placida vita di
provincia, Tondelli riusciva a cogliere e trasmettere la bellezza:
che fossero i fumetti di Pazienza o i nuovi videoclip, la “recente
moda” delle birrerie o i primi dischi dei CCCP, le frivole
fluorescenze del Kinki Club o il teatro della compagnia Magazzini,
la demenzialità degli Skiantos o le discoteche della Riviera
Adriatica, Tondelli non ha mai smesso di stare ad ascoltare, di
guardare, di raccontare gli anni Ottanta.
*Enzo
Baruffaldi & Laura Govoni vivono
a Bologna dove, protetti dalla sigla Polaroid,
svolgono la stilosa attività di agitatori indie-pop.
Il presente intervento è apparso
in Il rock indipendente
degli anni 80 a cura di Arturo Compagnoni, supplemento al
numero 150-151 di Rumore.