
«Corriere della Sera», 14 ottobre
1998
ADDIO A JACK FRUSCIANTE,
DEL SUO GRUPPO NON C’È PIÙ TRACCIA
di Giovanni Pacchiano
Jack Frusciante è uscito definitivamente dal gruppo. E, ahimé,
perde i colpi. È l’impressione che si ricava dalla lettura
dell’ultimo romanzo di Enrico Brizzi. Dove il giovane narratore
(24 anni) è collocato davanti a una svolta: come utilizzare ancora
il patrimonio prezioso delle tematiche adolescenziali? Ecco allora svilupparsi,
all’interno del nuovo libro, alcuni movimenti, per così dire,
tecnico-strutturali, che dovrebbero allargare l’ordito e conferirgli
maggior corpo. Sostenuti altresì dallo sforzo di una mescidazione
lessicale (ma ai limiti della maniera): dal gergo giovanilistico agli
imprestiti dal francese e dall’inglese, al dialetto, al greco di
scuola, alle forme abbreviate.
Mentre emerge, da un lato, il carattere di
programmatica e meccanica commistionefra realtà e
sogno, o visione che sia, che contraddistingue la trama: con la storia
del protagonista che, durante le giornate e le nottidi
un animato carnevale bolognese, incontra il suo alter ego, il ragazzino
diciassettenne che è stato,
e interloquisce con lui. Per mezzo delle sue parole – tra commozione
e il pedale dell’acceleratore di non poca enfasi – rivivendo
la propria storia. Assieme alle apparizioni, in questo clima di discesa
agli inferi, di altri personaggi-ombra come lo spavaldo «Assiro»,
o quel precoce aspirante a quadro di partito che è l’insopportabile
Tullio Ambris. O la ragazza Chiara, desiderata e raggiunta, persa e poi
ritrovata, nelle peripezie dell‘amore. Dall’altro lato, con
uno stacco cui nulla valgono le imbarazzanti suture, il trapasso dal
ricordo al passato prossimo alla storia privata dello stesso Brizzi.
Nella rievocazione dell’esordio alla narrativa, tra aspirazioni
e incertezze, reazioni degli amici; assieme a lettere e telefonate femminili
e (ma andiamo!) ai complimenti del commercialista per il cospicuo gruzzolo
raggranellato. Pagine non illuminate da alcuna autoironia salvifica.
Rischiando di inabissarsi, nel generale naufragio, anche alcune belle
parti: come l’assemblea d’istituto e i primissimi turbamenti
d’amore.
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