
«www.dadascanner.it»,
novembre 1998
QUANTI NEMICI PER UN UOMO SOLO
di Fulvio Paloscia
Quanti nemici per un uomo
solo. Ma stavolta per Enrico Brizzi sono davvero troppi. E troppo decisi a demolirlo.
Il suo
ultimo romanzo, Tre ragazzi immaginari (edito da Baldini&Castoldi)
si è beccato qualche stroncatura dura, durissima. L’ultima
in ordine di tempo è quella firmata da Antonio D’Orrico
su “Sette”, dove il piccolo e ribaldo genio di Jack
Frusciante è uscito dal gruppo viene definito “scrittore
immaginario” nel senso che, scrive il critico, “non racconta
nulla”. Sì, d’accordo, al pubblico piace: il romanzo
vende, i fan dichiarano a Brizzi
il loro incondizionato affetto, lo vedono come punto di riferimento
nelle burrasche dell’adolescenza. Ma a lui tutto questo non basta: è un
duro colpo, per uno
scrittore che con il suo esordio fu coccolatissimo dalla critica più severa, sopportare un voltafaccia così peso. All’inizio, quando
gli si chiede come l’ha presa, lui tira fuori gli artigli del
gradasso: “Tutte le stroncature le tengo nella tasca dietro dei
jeans, per evitare pugnalate al sedere”. Anche se, naturalmente,
sedere non è proprio la parola da lui usata. Però poi
aggiunge: “C’è una volontà, da parte della
critica più vecchia, di tirar manate a tutto quello che si muove,
che ricerca, che non si adagia sugli allori. C’è puzza
di premeditazione, di stroncare per stroncare: si distrugge senza dar
consigli. Aveva ragione Tondelli, quando lamentava la mancanza di una
generazione di critici giovani, d’età e di mente”.
Eppure in questo libro Brizzi, dopo il cattivismo
sanguinolento di Bastogne, ha buttato giù la maschera
e si è raccontato fino a spellarsi. Perché Tre
ragazzi immaginari, oltre a una storia d’amore e di
bagordi adolescenziali, è anche un autoconfessione a cuore aperto:
nelle ultime pagine il protagonista (che poi è proprio
lui, Enrico Brizzi, nome e cognome) si guarda indietro, ripercorre
l’arrivo improvviso del successo, dei soldi, le lettere delle
fan con i brillantini appiccicati e le parole d’amore, il voltafaccia
degli amici “duri ma puri” dopo il suo intervento al Maurizio
Costanzo Show. La sua adolescenza si è consumata così,
di gran carriera, tra molti lustrini e vuoti a perdere: “Non
capita a tutti, da un giorno all’altro, di incontrare la gente
per la strada che non ti chiede come va e parla di cose normali, ma
ti dice ‘oh, ho letto di te sul giornale’. Non capita a
tutti di ricevere telefonate di persone che ti dicono che sei tutto
per loro. Sono cose pazzesche, tremende”. Così, ha deciso
di esorcizzare la crisi sulle pagine e, insieme, di celebrare la fine
dell’adolescenza scegliendo, come acida scenografia del romanzo,
un carnevale bolognese a ritmo di reggae, un megarave che segna un
dionisiaco passaggio della linea d’ombra: oltre, c’è la
presa di coscienza del dolore, della morte: “Con
tre ragazzi si conclude una trilogia sulla giovinezza, sui suoi
cardini: l’amore in Jack Frusciante, il
pericolo della rabbia in Bastogne, l’inquietudine nei confronti
del futuro nell’utimo romanzo”. I conti con gli anni verdi
sono in apri, dice Brizzi. Chiusi. Dal prossimo libro cambierà tutto, “in
questo momento sono aperto a ogni impulso possibile”. Nel frattempo
ordisce nuovi progetti
con i De Glaen, la noise band fiorentina con la quale ha fatto
tournée, “un disco, probabilmente”; si gusta le
sue parentesi a Firenze “dove ho amici con cui posso davvero
scambiare confidenze metropolitane. Dei ragazzi di questa città mi
piace l’impegno nel mantenere lo standard qualitativo di ciò che
fanno – a costo di rimetterci – e l’approccio idealista
e allo stesso tempo pragmatico alla vita. A Bologna tutto questo non
c’è più”. O meglio, questo senso di appartenenza,
di condivisione rimane nel calcio: per questo Brizzi si dichiara “se
non proprio ultrà, tifoso tenace” dei rossoblù.
Così tenace che li segue ovunque, insieme ai suoi inseparabili
compagni di alè oò..
Voto 8-, tanti nemici tanto
onore
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