Dopo Frusciante e Bastogne, il giovane Brizzi osa ancora e fa chiare le sue intenzioni gettando nella disperazione i presunti amici intenzionati a ‘stabilizzarlo’: la sua sfida non sarà quella di trovare una ricetta stilistica riconoscibile, una sorta di marchio di fabbrica, ma piuttosto provare a interrogare ogni storia in modo adatto, senza scorciatoie, addentrandosi ogni volta da capo nel labirinto del linguaggio.
In altre parole, il giovane autore bolognese esclude la possibilità di giocare al ribasso e provare a raccontare semprela stessa storia.
Un titolo preso in prestito dai primissimi Cure, un linguaggio che volentieri si abbevera alla poesia e una struttura non monolitica che lascia spazio a materiali diversi, fino alla forma-canzone della terza e ultima parte, Ars aruspicina. Queste le caratteristiche principali del terzo romanzo di Enrico Brizzi, resoconto visionario dell’ultimo carnevale concesso ai ragazzi di via Andrea Costa.
Mentre lavora al testo, Brizzi rilascia una lunga intervista alla studentessa romana Cristina Gaspodini, che uscirà per Transeuropa con il titolo Il mondo secondo Frusciante Jack: in questo volume, che raccoglie memorie, intenzioni di ricerca e notizie preziose sul making of dei primi romanzi, si delinea per la prima volta la consapevolezza di Brizzi di trovarsi al cospetto di una svolta, o meglio della conclusione naturale del percorso cominciato con Jack Frusciante.
Destinato a concludere la trilogia sulla gioventù, Tre ragazzi immaginari prende ancora una volta di sorpresa i recensori: c’è chi lo giudica un testo troppo difficile, chi opta per la definizione, caduca come le foglie di tiglio, di ‘libro interlocutorio’ e chi – siamo sempre in Italia, paese di santi e assistenti sociali – si dice rinfrancato per l’avvicinamento dell’autore a una ricerca più serena dopo le albe livide di Bastogne. Nettamente sfavorevole D’Orrico su 7: Brizzi non sarebbe altro che “uno scrittore immaginario”.
Nel generale pronunciarsi per basiche opposizioni sul conto dell’autore (è buono o cattivo? Sa scrivere o è un bluff?), uno dei pochi ad addentrarsi nella selva del testo è Enzo Siciliano, che dedica all’atipico romanzo il paginone centrale de La Repubblica, con parole che suonano come una memorabile apertura di credito nei confronti dell’autore: “Scarta così, Brizzi, dalla più trita attualità mediatica verso la particolarissima inattualità giocata dal suo linguaggio o dalla particolarissima armonia malinconica, talvolta sprezzante d’amarezza, che gli dà nervo.
Brizzi è un narratore non di odori ma di allegrie, di eritemi improvvisi: la cosa, che potrebbe torcersi in un vezzo, è invece motivo di delicatezza diffusa, un indizio di persuasiva verità. Brizzi non si è messo nell’imbroglio accademico della Disneyland cannibalica che va di moda: guarda più in là.

«La Repubblica »,
3 ottobre 1998

«Il Tempo»,
ottobre 1998

«Il Messaggero»,
5 ottobre 1998

«Il Corriere della Sera »,
14 ottobre 1998

«Il Sole 24 Ore »,
18 ottobre 1998

«Dadascanner»,
novembre 1998

«La Gazzetta del Mezzogiorno»,
8 novembre 1998

«Panorama»,
12 novembre 1998

«La Repubblica »,
1 novembre 1998

«Sette», supplemento «Corriere della Sera»
13 novembre 1998